Ndoja,da clandestino a campione

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Ndoja,da clandestino a campione

Il gladiatore della Virtus affronta una nuova sfida

Il personaggio In Italia con il barcone, ora è un simbolo

GLI AMERICANI la definirebbero la più classica delle storie «from zero to hero», perché Klaudio Ndoja è veramente partito da zero per diventare quello che è oggi. Il capitano della Virtus Bologna, che da domani si giocherà a Firenze le Final Eight di Coppa Italia di Basket, venti anni fa infatti affrontò un viaggio disperato, scappando da un passato doloroso, per intraprendere un cammino senza futuro certo. Nel 1998 Alba, sorella di Klaudio, all’epoca appena una bambina, fu colpita da un proiettile mentre giocava in cortile. La famiglia Ndoja decise di scappare da un Albania distrutta dalla guerra civile e resa pericolosa dai disordini che ne scaturirono, intraprendendo un viaggio in gommone da Valona al Salento, un viaggio in gommone non diverso da quello di molti immigrati che ancora oggi arrivano in Italia. NDOJA non era diverso, era un immigrato, ma prima di tutto era un ragazzo di 13 anni, costretto a diventare invisibile. L’arrivo in Italia, la clandestinità, lo obbligarono infatti a divenire invisibile. La paura di essere scoperto, rimpatriato, era grande e allora semplicemente Ndoja sparì. L’Italia da terra delle opportunità, divenne per Klaudio una prigione di solitudine. Niente scuola, niente amici e solo la palla a spicchi come compagna. Una palla che Klaudio ha continuato a far rimbalzare da solo fino a quando i suoi genitori non hanno trovato un lavoro regolare. Il papà fu assunto come meccanico, la madre trovò un posto di lavoro in lavanderia, cancellato lo status di clandestino di Klaudio, finalmente libero di essere se stesso, finalmente libero di far rimbalzare la palla da basket senza paura. Grazie all’aiuto di Don Marco, parroco di Palazzolo Milanese, Klaudio trovò la sua prima squadra: l’Aurora Desio, formazione dell’oratorio. Il talento di Ndoja e la sua forza d’animo non potevano però fermarsi ai campionati CSI e così dopo due anni arrivò Casalpusterlengo e l’inizio di un autentico giro d’Italia, culminato nel 2007 con l’approdo in Serie A con la maglia di Capo D’Orlando. Da lì tante soddisfazioni, con le promozioni in Serie A ottenute con Brindisi e con la Virtus Bologna e con tre Coppa Italia di A2 alzate al cielo. OGGI Klaudio è uno dei campioni della nostra Serie A, lo è nelle sue caratteristiche di ala da 201 cm e 102 kg, lo è per via della sua forza interiore, quella che gli ha fatto stringere i denti quando era ragazzo, quella che l’ha spinto ad affermarsi nel nostro campionato una volta divenuto uomo. Sarà per questo, oppure per i lunghi periodi passati a nascondersi per evitare il rimpatrio, che nella conferenza stampa di presentazione della Final Eight non ha fatto pretattica. Le dichiarazioni di rito le ha lasciate agli altri capitani, lui è andato dritto all’obiettivo: «Orgoglioso di riportare la Virtus in Final Eight. A Firenze avremo almeno 2000 tifosi, quindi sarà come giocare in casa. Gli avversari? Tutti si rimbalzano il titolo di favoriti, ma noi vogliamo vincere tre partite in tre.

Fabio Ferri Firenze


La curiosità

La sua storia in un libro

COPPAITALIA DA DOMANI AL 18 FEBBRAIO LA STORIA A LIETO FINE DI KLAUDIO FUGGITO DALL’ALBANIA E DALLA GUERRA CIVILE CON LA SUA FAMIGLIA. IL BASKET LO HA SALVATO TUTTO CUORE Klaudio Ndoja, 32 anni. è il capitano della Virtus Bologna, con cui ha vinto lo scorso campionato di A2 Firenze KLAUDIO Ndoja è nato il 18 maggio 1985 a Scutari (Albania). Nel 1998 è sbarcato clandestinamente in Italia a bordo di un gommone. Ha iniziato a giocare a basket nel CSI, aiutato da Don Marco, parroco di Palazzolo Milanese. In Italia ha indossato 12 maglie. Dalla sua epopea è stato tratto un libro: «La Morte è certa, la Vita no»

 

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2018-02-14T16:18:44+00:00 Argomento: SPORT|Speciale |