Sviluppo sostenibile

Digital Paper: Paesaggi Toscani

Toscana, tutelare e valorizzare il nostro ‘petrolio’

La Regione lancia cinque maxi progetti di paesaggio insieme alle istituzioni e comunità locali

SONO CINQUE i progetti di paesaggio della Regione Toscana, che hanno l’obiettivo di valorizzare gli aspetti paesaggistici, storico culturali, rurali e ambientali dei territori interessati. Il primo riguarda la riqualificazione paesaggistica e la valorizzazione turistico-culturale del Lago di Bilancino, a Barberino di Mugello. Il progetto «Un lago per tutti» prevede di incrementare l’attrattività del lago, in tutti i mesi dell’anno, offrendo servizi e attrezzature per il tempo libero, le attività sportive, culturali e educative, conservando allo stesso tempo i valori del paesaggio, aumentando la biodiversità, salvaguardando i preziosi equilibri ecologici dei corridoi fluviali che s’immettono nel lago e dando maggiore tutela all’Oasi di Gabbianello. Il progetto favorisce anche la nascita di un centro espositivo e commerciale dei «Saperi e Sapori del Mugello», attraverso la riconversione e il riuso di tre edifici. Il secondo progetto interessa il carcere dell’Isola di Capraia, oggi luogo abbandonato, istituito nel 1873. Si compone di più complessi edilizi e di un esteso patrimonio agricolo per lo più a terrazzamenti, un tempo coltivati dai detenuti che si dedicavano alla pesca, all’agricoltura, all’allevamento e alla pastorizia. L’obiettivo del progetto di paesaggio è quello di contribuire alla rivitalizzazione del territorio favorendo il nascere di attività lavorative e la residenza nell’isola attraverso la coltivazione dei terrazzamenti e il recupero del patrimonio edilizio composto da diversi nuclei di edifici, in particolare quelli denominati Aghiale Alto e Aghiale Basso.

TERZO PROGETTO di paesaggio è quello del Pratomagno. È finalizzato a promuovere azioni coordinate, volte a rivitalizzare, sviluppare e creare nuovi paesaggi attraverso la valorizzazione delle risorse locali, come attività agricole e artigianali, selvicoltura e filiera del legno, sistema dell’accoglienza diffusa, allevamento tradizionale, patrimonio culturale, materiale e immateriale. Altro progetto è quello relativo al recupero del territorio delle Leopoldine, in Val di Chiana: paesaggio rurale che comprende le tipiche case e una serie di manufatti di valore storico-architettonico: ponti, canali, approdi, argini rialzati, bacini artificiali, mulini, pescaie, gore, caselli, chiuse. Il quinto e ultimo progetto di paesaggio è quello delle ‘Ferro-ciclovie della Val d’Orcia’.

L’OBIETTIVO è individuare un sistema integrato di trasporto di tipo ferroviario e ciclabile che interconnetta e valorizzi i più conosciuti e suggestivi territori del senese, quali le Crete, la Val d’Orcia, il Monte Amiata, con scorci e panorami di grande valore paesaggistico, stazioni e centri urbani, abbazie, eremi, borghi minori, punti panoramici, luoghi di pregio ambientale e testimonianze di archeologia industriale. I progetti s’inseriscono all’interno del Piano di indirizzo territoriale, con valore di Piano paesaggistico. È stato approvato nel 2015 ed esprime il nuovo concetto di paesaggio contenuto nella Convenzione Europea, inteso come «componente essenziale dell’ambiente di vita delle popolazioni, espressione della diversità del loro patrimonio culturale e fondamento della loro identità».

IL PIT INDIVIDUA il paesaggio innanzitutto come fattore di crescita e motore di sviluppo sostenibile, ponendosi come strumento di riferimento fondamentale anche per le politiche di settore regionali, partendo dalla convinzione che il paesaggio è ciò che mette in relazione il territorio con l’uomo che lo percepisce. Questo, del resto, è il principio fondamentale che sottende i 18 articoli della Convenzione europea del Paesaggio.

mo.pi.


IL PIANO REGIONALE

Limitare il consumo di suolo e favorire la sostenibilità

CON la nuova legge regionale sul governo del territorio (la 65 del 2014) e con il Pit con valenza di Piano paesaggistico regionale, la Regione Toscana si è posta l’obiettivo di contenere il consumo di suolo, in linea con gli orientamenti forniti dalla Comunità Europea, che inducono i governi nazionali e locali a mettere in opera buone pratiche, soprattutto per migliorare le prestazioni dei suoli. La finalità del progetto regionale, nell’ambito del Prs 2016-2020, è dunque quella di definire un sistema complessivo del governo del territorio per garantire uno sviluppo sostenibile delle attività sul territorio toscano.


Il paesaggio è come l’aria
Va difeso per vivere bene

Dalla Carta di Siviglia alla Convenzione europea

IL PIANO paesaggistico della Regione Toscana percorre la strada tracciata dalla Convenzione europea del Paesaggio, firmata il 20 ottobre 2000 a Firenze e per questo nota anche come Convenzione di Firenze. L’accordo è anche il traguardo della consapevolezza diffusasi negli Stati europei, delle loro popolazioni, sull’importanza del paesaggio, sulla necessità di proteggerlo perché di grande valore per la vita degli uomini. L’idea di creare una convenzione sul paesaggio è nata all’interno del Consiglio d’Europa, che ha sede a Strasburgo, in Francia, del quale fanno parte 47 stati (non solo europei) tra i quali l’Italia. Le convenzioni stipulate dal Consiglio d’Europa – nato il 5 gennaio 1949 – sono trattati internazionali che stabiliscono degli obblighi per gli Stati che le firmano. Come accade ad esempio per la Convenzione dei Diritti dell’Uomo.

LA CONVENZIONE Europea del Paesaggio stabilisce dei principi che impegnano gli Stati che vi hanno aderito ad adottare politiche che favoriscono la qualità del paesaggio, coinvolgendo le popolazioni interessate nelle decisioni che riguardano il loro territorio. Per divulgare questi sani principi, nel 2008 venne stampato e poi diffuso nelle scuole toscane, da parte della Regione, un opuscolo dal titolo «Intorno a noi» – con testi di Cecilia Berengo e Sara Di Maio – che aveva proprio lo scopo di far comprendere i valori contenuti nella Convenzione europea. Per questo stiamo riportando alcuni passaggi di quelle 65 pagine firmate dalla Regione Toscana. Una iniziativa bella e importante, anche per le generazioni future. La Convenzione europea nasce dall’incontro e dall’unione di due iniziative, una del Nord e una del Sud Europa. Alcuni stati dell’Europa del Nord avevano iniziato a discutere di una idea di convenzione per proteggere i paesaggi delle campagne. Allo stesso tempo alcune regioni del Sud dell’Europa (Andalusia in Spagna, Languedoc Roussillon in Francia, Toscana in Italia) scrivevano la Carta del Paesaggio Mediterraneo e ne presentavano una bozza a una conferenza a Siviglia, da allora denominata Carta di Siviglia.

COSÌ, nel 1995, il Congresso dei poteri locali e regionali d’Europa decise di istituire un gruppo di lavoro per preparare una carta o convenzione sul paesaggio europeo. Il 1 marzo 2004, dopo che i primi dieci Stati l’avevano approvata, la Convenzione del Paesaggio Europeo è entrata quindi in vigore e dal 1 settembre 2006 è una legge operante in Italia, la legge numero 14 del 9 gennaio 2006. La Convenzione rappresenta una vera e propria rivoluzione: il paesaggio non è più solo lo scorcio, la veduta panoramica, la bellezza da cartolina da fotografare ma è anche tutto il territorio che ci circonda, che noi abitanti, turisti o viaggiatori, percepiamo come significativo, bello o brutto che sia. È allo stesso tempo un bene culturale ed economico, finalmente dotato di uno stato giuridico, è un corpo vivo e attivo, in cui la comunità è posta al centro della scena, regolato da un progetto che non è solo di tutela, ma anche di gestione e innovazione. Il paesaggio, scrivono gli estensori dell’opuscolo, è come l’aria. Ogni Stato che accetta la Convenzione riconosce al paesaggio un valore speciale, ossia quello di un elemento fondamentale e necessario per la vita dell’uomo; lo stesso valore che si riconosce, per esempio, all’aria. Per poter vivere c’è bisogno dell’aria e per poter vivere bene quest’aria deve essere pulita. L’aria è ovunque e per proteggerla non si può certo immaginare di recintare un pezzo di cielo e chiudercela dentro. Però si possono creare delle norme per evitare di sporcarla o danneggiarla.

COME per l’aria si danno delle regole alle fabbriche in modo che non la inquinino, allo stesso modo per il paesaggio si devono dare regole perché quello di bello che esiste non venga distrutto, quello che viene fatto di nuovo sia di qualità e quello che viene trasformato mantenga la coerenza e l’armonia con il contesto. Pensiamo ad esempio alla grande piramide di vetro che sorge davanti al Museo del Louvre, a Parigi: è una costruzione completata nel 1989 ma è stata progettata in modo da avere un senso e inserirsi armoniosamente al centro del cortile di un palazzo antichissimo. Se vogliamo ristrutturare una casa colonica, in campagna, cercheremo di utilizzare materiale simile all’originale – la pietra, i mattoni o il tipo e i colori dell’intonaco usati da sempre in quella zona. Il paesaggio dunque come qualcosa sul cui futuro possiamo e dobbiamo decidere anche noi.


IL PAESAGGIO È LA NOSTRA IDENTITÀ

Il nostro paesaggio è il risultato di una lunga storia che nasce dalla natura, dalle spinte economiche e dal radicamento umano. Questo intreccio costituisce la nostra identità. Non è mai né solo passato né solo idillio. È l’autobiografia della Toscana. Per tutelarlo abbiamo fatto scelte coraggiose: la legge che blocca le costruzioni nelle aree a rischio idraulico, il commissariamento degli enti in ritardo nelle opere di prevenzione, la chiusura delle cave non in regola. Un percorso che si completa con il piano del paesaggio e con la legge sul governo del territorio. Non abbiamo introdotto nuovi vincoli ma riordinato quelli già esistenti. Abbiamo ridotto i contenziosi e sosteniamo le amministrazioni locali nel riuso e nella rigenerazione piuttosto che nel consumo di suolo. Allo stesso modo abbiamo migliorato la tutela delle aree protette. Un patrimonio che di recente ha ricevuto un nuovo riconoscimento di caratura mondiale. La nostra regione rappresenta uno dei dieci esempi di ‘buone pratichè riportati dal rapporto sulle foreste SOFO 2018 della Fao. Una conferma della bontà e della necessità del lavoro fatto. Benedetto Croce definiva il paesaggio «la rappresentazione materiale e visibile della patria» e richiamava la necessità di «un argine alle ingiustificate devastazioni che si van consumando contro le caratteristiche più note e più amate del nostro suolo». Nel lemma “patrimonio” dell’articolo 9 della Costituzione risuona un’idea di «patria» fondata sul paesaggio. Con il lavoro di questi anni abbiamo voluto confermare la rilevanza costituzionale del paesaggio toscano. Con questo spirito chiediamo maggiore autonomia in questa materia e non vogliamo subire leggi nazionali che con condoni e sanatorie congiurano contro questa idea di patria e fanno arretrare la legislazione. Rinunciare a questa prospettiva che guarda al lungo periodo e alla conservazione del bene più prezioso della Toscana sarebbe miope e sbagliato non solo nei confronti del nostro territorio e delle generazioni future, ma anche in un’ottica lungimirante di progresso e di sviluppo dell’economia regionale.

di ENRICO ROSSI
Governatore della Toscana

2018-12-20T17:37:38+00:00Argomento: INTRATTENIMENTO|Speciale |