Il nome Quarrata è probabilmente di origine romana e potrebbe derivare dall’aggettivo latino “quadrata”

In epoca etrusca Quarrata non risulta essere abitata. La zona pianeggiante dove oggi sorge la cittadina si trovava quasi sicuramente in uno stato paludoso. Con tutta probabilità gli Etruschi preferirono insediarsi nelle zone collinari circostanti ed utilizzare la pianura solamente come via di transito e comunicazione. Furono i Romani che attraverso la centuriazione della zona bonificarono il terreno. Lo stesso toponimo Quarrata è probabilmente di origine romana e potrebbe derivare dall’aggettivo latino quadrata: infatti attraverso la centuriazione il terreno veniva squadrato, diviso in porzioni. A partire dal medioevo e fino al 1959 il comune ebbe il nome di Tizzana, importante castello situato alle pendici del Montalbano e sottoposto a Pistoia: segnava infatti il confine del contado pistoiese con quello di Firenze e dalla sua posizione si poteva controllare tutta la pianura. Per tutto il XIII secolo le due città si contesero il possesso del territorio fin quando, dopo l’assedio di Pistoia, terminato nel 1306, esso passò, assieme a tutti gli altri territori della città sconfitta, ai fiorentini. Non volendo questi mantenere in attività dei pericolosi fortilizi nel pistoiese, Tizzana perse ogni importanza militare e del castello oggi non restano che poche tracce. Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo la sede del comune fu spostata in pianura, inizialmente nella frazione di Vignole e poi a Quarrata, dove in periodo fascista fu costruito un edificio dalle forme neo­rinascimentali, oggi sostituito da una moderna costruzione. Nel 1959, con un Decreto del Presidente della Repubblica, il nome del comune fu ufficialmente mutato in quello attuale di Quarrata: erano gli anni in cui cominciava a fiorire il commercio di mobili che mutò profondamente l’aspetto rurale del territorio quarratino. Ancora oggi questa industria, pur attraversando un momento di crisi, è uno dei pilastri dell’economia della zona.


MONTALE, IL MONUMENTO

Villa Smilea dal XV secolo simbolo del territorio montalese

L’elemento più riconoscibile, immediatamente emblematico del territorio montalese, è senza dubbio l’imponente complesso della villa Smilea, cui si accede da via Garibaldi, quasi richiamati dalle possenti torri merlate che ne delimitano il perimetro. L’attuale aspetto della villa è stato plasmato nel XV secolo su ispirazione, forse, di Michelozzo (la qual cosa rende la Smilea assimilabile alla villa medicea di Cafaggiolo), ma il nome della struttura ne tradisce le ancor più lontane radici: pare che “Smilea” derivi infatti dalla locuzione latina sex milia, “sei miglia”, ossia la distanza che separava l’edificio dal centro della città di Pistoia. Prima fortilizio, quindi residenza signorile, poi azienda agricola e oggi attivissimo Centro culturale polivalente, la Smilea assume in sé l’ideale senso del cambiamento. Dal Trecento risulta appannaggio della famiglia dei Panciatichi, ma già nel Cinquecento la proprietà era passata ai rivali Cancellieri, all’epoca allineati con la Repubblica di Firenze, che manteneva il controllo del territorio.

Al deteriorarsi dei rapporti tra fiorentini e Cancellieri, tuttavia, la villa fu sottoposta a confisca e acquistata – siamo nel 1612 – dal marchese fiorentino Francesco di Piero Covoni, i cui familiari si premurarono di trasformarla in fattoria, ampliandola con un secondo corpo di fabbrica.

Nel 2003, in seguito a vari avvicendamenti di proprietà occorsi nei decenni, il Comune di Montale ha acquistato il complesso, mettendo immediatamente in atto un ambizioso progetto di riqualificazione architettonica e funzionale dei suoi spazi, che finalmente sono stati riaperti a piena fruibilità pubblica. Sulla corte interna, punteggiata dalle sculture di Jorio Vivarelli (1922-2008), si affaccia la nuova biblioteca comunale, mentre le sale del piano nobile, decorate con pregevoli vedute neoclassiche, ospitano regolarmente esposizioni, incontri, concerti, conferenze; alcune delle sale sono state quindi destinate ad accogliere una mostra permanente di sculture, gessi e mosaici realizzati dallo stesso Vivarelli, cittadino illustre di Montale che riceve un degno tributo dalla città e dai suoi abitanti.