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FOCUUS

Una vita intensa

1484
Raffaello nasce a Urbino dal pittore Giovanni de’ Santi. Fino al 1498 lavora all’interno della sua bottega

1494
Il padre, già vedovo e risposato muore, Raffaello prosegue  il suo lavoro in bottega

1499
Prima commissione autonoma a Città di Castello con lo Stendardo della SS. Trinità

1501-1504
Lavoro fra Perugia e Siena, diventa un pittore famoso oltre la zona d’origine

1504
Dipinge il celebre sposalizio della Vergine oggi esposto a Milano alla Pinacoteca di Brera

1504-1509
Lavora a Firenze. Qui dipinge fra l’altro la celebre Madonna del Cardellino

1509-1520
Definitivo trasloco a Roma dove lavora in Vaticano per Giulio II. Qui muore nel 1520


L’avventurosa storia della “Scuola di Atene”

Il grande cartone preparatorio dell’affresco che decora la stanza della Segnatura in Vaticano protagonista alla Pinacoteca Ambrosiana

MILANO

Chi vuole celebrare i 500 anni dalla morte di Raffaello ed è a Milano non può fare a meno di passare dalla Pinacoteca Ambrosiana nel Palazzo dell’Ambrosiana in piazza Pio XI a Milano. Perché? Per vedere il cartone preparatorio della «Scuola di Atene»: è rimasto chiuso al pubblico per 4 anni per il necessario restauro ed è stato “inaugurato” di nuovo nell’aprile 2019. Un’opera che non solo è il più grande cartone rinascimentale arrivato fino a noi (misura 2,85 metri per 804 centimetri), ma che è stata interamente realizzata da Raffaello come disegno preparatorio, a grandezza naturale, dell’affresco «La scuola di Atene», che decora la stanza della Segnatura in Vaticano. Al centro dell’opera c’è la comunità di sapienti antichi e moderni, inquadrati in un’architettura che ricorda un progetto del Bramante: in basso le scienze empiriche, in alto i filosofi, con al centro Platone. Per presentare al meglio il cartone, è stato anche studiato un nuovo allestimento, curato dall’architetto Stefano Boeri, che a suo tempo ha definito il suo lavoro «una sfida da far tremare i polsi». La soluzione è stata quella di considerare l’opera nei suoi due aspetti: da una parte disegno preparatorio, dall’altra capolavoro compiuto, tanto che alla fine non fu utilizzata per realizzare l’affresco vaticano. Ecco così l’idea di fare della celebre sala 5 della Pinacoteca Ambrosiana uno spazio didattico dove imparare a contatto con l’opera: a introdurla, un muro virtuale dove vengono spiegate tutte le figure che la compongono, mentre al centro dello spazio campeggia un tavolo in rovere massiccio di 150 anni. E a coprire il cartone, un vetro unico, antiriflesso, che offre la possibilità di visioni a distanze diverse. Dietro c’è l’opera, che il fondatore dell’Ambrosiana, Federico Borromeo, volle da subito, tanto da pagarla la cifra astronomica di 600 lire dell’epoca alla vedova del cugino. E pure il cartone, come altre opere di Raffaello, ha avuto la sua dose di vicissitudini. Dal 1626 è patrimonio della Pinacoteca, ma nel maggio del 1796 venne requisito dai francesi, che lo restaurarono e portarono al Louvre. Nel 1816 rientrò in Italia, nel 1918 fu portato a Roma per sfuggire ai bombardamenti, poi nel 1942 venne messo al sicuro nel caveau di una banca e nel 1946 esposto a Lucerna in una mostra per raccogliere fondi per la ricostruzione dell’Ambrosiana. L’allestimento di Luigi Caccia Dominioni è del 1966 e nel 2014 la Veneranda Biblioteca Ambrosiana dà inizio all’indagine e al restauro conservativo, coordinata da un comitato scientifico composto dal collegio dei dottori della Biblioteca e da esperti provenienti – tra l’altro – dall’istituto superiore per la conservazione e il restauro, dai musei vaticani e dalla soprintendenza di Milano. Un intervento lungo e complesso diretto da Maurizio Michelozzi e sostenuto finanziariamente dalla società RaMo per volontà del fondatore Giuseppe Rabolini.

Cosimo Firenzani

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