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La “mostra impossibile” prende il volo

All’aeroporto di Ancona esposte 45 riproduzioni in scala 1.1 di dipinti di Raffaello. Prossima tappa il Carrousel du Louvre a Parigi

di Giacomo Giampieri
ANCONA

Basti pensare che, dopo l’aeroporto delle Marche, farà i bagagli (è proprio il caso di dirlo) e si trasferirà a Le Carrousel du Louvre di Parigi dai primi di febbraio. Non solo. Nel corso del 2020 toccherà anche altre importanti città europee, sino ad arrivare in Russia. Questo per comprendere la caratura internazionale e lo spessore di un artista, Raffaello Sanzio, al quale è dedicata la “Mostra impossibile”. Che di impossibile ha ben poco. In quanto ben 45 capolavori dell’indimenticato maestro urbinate, disseminati in 17 paesi del mondo, sono presenti al terminal arrivi dello scalo dorico, in un unico spazio espositivo sotto forma di riproduzioni virtuali in dimensione reale ad altissima definizione. E, in occasione delle celebrazioni del 500° anno dalla morte, non poteva che essere il suo territorio natale ad ospitarne la prima grande esposizione itinerante. Inaugurata il 23 novembre 2019 e disponibile al pubblico marchigiano e ai passeggeri fino lunedì 20. Ad aprire un anno in cui le Marche – nominate da Best in Travel 2020, l’annuale classifica di Lonely Planet, come seconda Regione al mondo e unica italiana da visitare – vogliono far scoprire le proprie bellezze naturali, la storia, le tradizioni culturali ed eno-gastronomiche. Partendo da Urbino, casa di Raffaello. E passando per l’aeroporto sito a Falconara, infrastruttura di scambio e accoglienza per antonomasia. La mostra, già visitata da tantissime persone, è stata voluta fortemente dalla Regione e realizzata in collaborazione con l’Enit, Aerdorica e col sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo. È stata ideata e curata da Renato Parascandolo, con la direzione scientifica affidata a Ferdinando Bologna, recentemente scomparso. Tutto ciò per tributare uno dei figli più illustri delle Marche, tra i protagonisti indiscussi del Rinascimento e che continua ad esserne oggi un punto di riferimento artistico e culturale. Raffaello ebbe una carriera folgorante, in appena 37 anni di vita: “Mostra impossibile” vuole ripercorrere il patrimonio lasciatoci in eredità, con opere epiche provenienti dai principali musei mondiali – dagli Uffizi di Firenze, dai Musei Vaticani, dalla Pinacoteca di Brera a Milano, dalla Galleria Borghese a Roma e da quelli esteri come il Louvre a Parigi, il Prado a Madrid, la Gemäldegalerie a Berlino, l’Ermitage di San Pietroburgo o la National Gallery di Washington, solo per citarne alcuni – che conservano capolavori assoluti come la Madonna Conestabile, la Madonna di Terranuova, lo Sposalizio della Vergine, la Madonna del Cardellino, la Deposizione, il Ritratto di Baldassare Castiglione e tanti altri fino ad arrivare alle Stanze Vaticane per cui Raffaello giunse a Roma ingaggiato da papa Giulio II, il quale segnò la sua consacrazione a interprete della “maniera moderna”. «Lanciamo nelle Marche una frontiera digitale a servizio della cultura, la tecnologia avanzata a favore dell’arte, l’essenza del concetto di democrazia culturale come possibilità di fruire del bello, di poter provare quelle emozioni che solo i capolavori in dimensioni naturali riescono a trasmettere e altrimenti difficili da raggiungere – aveva sottolineato il governatore marchigiano Luca Ceriscioli, durante il taglio del nastro –. L’icona immortale e universale di Raffaello, sublimata in queste riproduzioni, diviene ambasciatrice della bellezza delle Marche nel mondo. Una “Mostra impossibile” ma che rende possibile avvicinarsi all’arte più pura».


L’OBIETTIVO

Così l’arte è meno lontana

Trentesimo esperimento del genere, il primo dedicato a Caravaggio

La prima “Mostra impossibile“ è stata realizzata a Napoli nel 2003. Dedicata a Caravaggio,comprendeva 69 dipinti: in pratica tutta l’opera del Merisi. In quattro settimane arrivarono circa 40mila visitatori e, tra questi, tanti giovani. Chi era affascinato dal connubio tra arte e digitale, chi dal poter fotografare liberamente, chi dal poter parlare ad alta voce e toccare un dipinto senza che scattasse l’allarme. Da allora sono state realizzate trenta «Mostre impossibili», sia in grandi città come Chicago, Malta, Città del Messico, Roma, Milano, Napoli, Catania, sia in piccoli centri come Porto Ercole, Todi, Östersund (Svezia), Seravezza. La mostra con più visitatori è stata quella del 2015 a Città del Messico: 186mila in poco più di due mesi.

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