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Armonia e bellezza, una ricerca sulla donna

Brescia, a Palazzo Martinengo l’esposizione da Tiziano a Boldini. Per la prima volta in Italia la Maddalena del pittore cadorino

BRESCIA

Novanta opere che provano a raccontare una possibile storia della rappresentazione delle donne nell’arte italiana, dal Rinascimento all’inizio del Novecento. “Donne nell’arte – Da Tiziano a Boldini” è la mostra inaugurata a Palazzo Martinengo a Brescia. «È un crescendo di emozioni – ha spiega Roberta Bellino, organizzatrice dell’evento – si parte dalle sante e poi al piano superiore c’è una sorta di liberazione, una liberazione della sensualità e della femminilità, che non è mai volgare, inappropriata, per arrivare a dei Boldini strepitosi». Dagli occhi della “Maddalena penitente” di Tiziano, che viene esposta per la prima volta in Italia, si arriva fino alla meraviglia di alcuni dipinti di nudo di Boldini e che fanno pensare a El Greco. «Sono mostre – aggiunge Roberta Bellino riferendosi anche a altri progetti di Palazzo Martinengo – che parlano con la nostra interiorità, con la nostra emotività più profonda. E anche se si ha poca conoscenza della storia degli arti e degli artisti, ci parlano di un linguaggio universale». Arricchita anche da un disegno di Klimt sul tema del suo celebre “Bacio”, la mostra di Palazzo Martinengo resterà aperta al pubblico fino al 7 giugno. «Dopo il successo registrato quest’anno con un’altra mostra – spiega il curatore Davide Dotti – ho deciso di proseguire il percorso di indagine su argomenti di grande attualità sociale e mediatica scegliendo per il 2020 il tema così affascinante e coinvolgente della donna che gli artisti, soprattutto tra XVI e XIX secolo, hanno indagato da ogni prospettiva iconografica, eternando le “divine creature” in capolavori che tutt’oggi seducono fatalmente il nostro sguardo. Per il visitatore sarà l’occasione di compiere un emozionante viaggio ricco di sorprese, impreziosito da dipinti inediti scoperti di recente in prestigiose collezioni private, opere mai esposte prima d’ora, e incontri ravvicinati con celebri donne del passato, tra cui la bresciana Francesca (Fanny) Lechi, ritratta nel 1803 dal grande Andrea Appiani». Tra i capolavori della mostra, si segnala la Maddalena penitente, un olio su tela di Tiziano, firmato per esteso, proveniente da una collezione privata tedesca, esposto per la prima volta in Italia. A proposito di questo dipinto, Peter Humfrey, una delle massime autorità a livello internazionale di Tiziano e autore del catalogo ragionato delle opere del maestro cadorino, ha scritto che «si tratta di una variante di alta qualità di una delle composizioni più avidamente ricercate di Tiziano». «È un vero orgoglio poter esporre questo quadro che apre il percorso della mostra – dice Dotti –. Si vede molto bene la sua firma in basso a sinistra: questo quadro testimonia il percorso compiuto dall’artista, di quanto la sua materia nel corso degli anni si sia modernizzata facendo risultare la pittura quasi “spappolata”. Infatti, confrontandola con le altre Maddalene con cui si è cimentato si vede quanto sia cambiato l’atteggiamento di realizzazione: qui abbiamo una donna coperta dai suoi capelli e con uno viso gonfio di lacrime. Ma non manca la componente sensuale».

Co.Fi.


FIRENZE

Cupola del Brunelleschi
Seicento anni di storia

FIRENZE

Partito il ciclo di conferenze dell’Opera di Santa Maria del Fiore dedicate alla Cupola del Brunelleschi, nell’anno in cui ricorrono i seicento dall’inizio della costruzione, e a Raffaello nei cinquecento anni dalla morte. Le conferenze a cura di Sergio Givone, Antonio Natali, e Vincenzo Vaccaro si terranno nell’Antica Canonica di San Giovanni a Firenze (Piazza San Giovanni 7), sino al 19 maggio, il martedì alle 17. L’ingresso è gratuito, senza prenotazione. La seconda conferenza, a cura di Antonio Natali, si terrà sabato e avrà come argomento “L’Umanesimo e le arti nella stagione di Filippo Brunelleschi”. L’11 febbraio sarà la volta di Roberto Corazzi con “Originalità, proporzionalità, armonie della Cupola di Brunelleschi”.

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