Milano, il talento in vetrina

Dipinti, ingegneria, architettura
Dal Codice Atlantico al Cenacolo passando per le chiuse del Naviglio

MILANO

LE TRACCE di Leonardo a Milano sono innumerevoli, un percorso che, per chi volesse ripercorrerle tutte, richiederebbe fino a una settimana di permanenza in città. Oltre a lasciarsi affascinare dalle opere pittoriche che il genio toscano ha lasciato nel capoluogo lombardo (poche), bisognerebbe passare in immaginaria rassegna i dipinti qui realizzati e finiti altrove, oppure i disegni e i progetti rimasti solo su carta e mai portati a termine (la maggior parte).

PER QUESTA RAGIONE il modo più coerente per entrare nella Milano leonardiana non è cominciare dal notissimo Cenacolo, o dal Codice Atlantico. È più utile partire dal Parco dell’Ippodromo di San Siro, da quella statua equestre in bronzo costruita nel 1999 su progetto vinciano, per volere di un ex pilota di linea americano, a cui l’artista dedicò tanto sudore e speranze, ma che non riuscì mai a portare a termine. Doveva essere la più grande statua equestre al mondo, ma rimase un progetto inattuato. Perché anche Leonardo falliva, e più spesso di quanto si potrebbe credere. In via San Marco è ancora visibile la Conca dell’Incoronata, costruita nel 1496 con la consulenza di Leonardo, che a quei tempi era ingegnere ducale alla corte di Ludovico il Moro. È la più importante testimonianza ancora esistente delle opere di ingegneria idraulica che permettevano il trasporto fluviale a Milano. L’opera connetteva il Naviglio Martesana alla cerchia dei Navigli. I portoni di legno della chiusa, detti «porte vinciane», ci conducono a un altro luogo leonardiano della città, dove si trovano gli schizzi progettuali di quel sistema ingegneristico: la Veneranda Biblioteca Ambrosiana e il suo celeberrimo Codice Atlantico. Più che un libro il Codice è una vetrina del genio vinciano: ben 1.119 fogli autografi raccolti in 12 volumi contenenti progetti di macchinari da guerra, schizzi di bombarde e mortai, macchine sottomarine e volanti, studi sulla meccanica e sulla scultura, ricette, disegni anatomici e astronomici, studi sul volo degli uccelli e progetti architettonici.

TAPPA OBBLIGATA, infine, è anche Casa degli Atellani, con la recuperata vigna di Leonardo.

Nicola Baroni


Quell’Ultima Cena che rivoluzionò l’arte

LEONARDO a Milano dipinse anche due Vergini delle Rocce e la Dama con l’Ermellino, oggi sparse tra Londra, Parigi e Varsavia. Volendo restare in città ci si deve «accontentare» del grande affresco della Sala delle Asse al Castello Sforzesco e del Cenacolo nel refettorio di Santa Maria delle Grazie. Una rivoluzionaria Ultima Cena che cambiò il corso della storia dell’arte e venne dipinta a secco su muro. Leonardo scelse questa tecnica, al posto del più diffuso affresco, perché permetteva lavorazioni più lente, non immaginando che avrebbe reso l’opera fragile.