IL FUTURO DELLA TOSCANA

Risorsa Pratomagno

La filiera del legno, le attività agricole e dell’allevamento, l’accoglienza diffusa rivolta ai turisti nei borghi antichi come Ortignano Raggiolo, il sistema dei terrazzamenti, le praterie di crinale, l’artigianato sono i capisaldi del progetto di paesaggio che interessa il Pratomagno. Finanziato lo studio di fattibilità.

Treno e bici in Val d’Orcia

Il progetto delle ferrociclovie della Val d’Orcia punta a valorizzare la mobilità lenta per esplorare il territorio, mettendo a sistema l’asse dell’antica ferrovia Asciano Monte Antico con percorsi ciclabili che raggiungano luoghi di valore della Val d’Orcia. Capofila del progetto è il Comune di Montalcino

Il lago del Mugello

Il Lago di Bilancino nel Comune di Barberino di Mugello ha grandi potenzialità. Uno studio universitario ne delinea la strategia di trasformazione fatta propria poi dalla Regione. Nuove spiagge, centro per sapori, parco avventura, centro canoa. E tanto altro ancora.

L’Isola di Capraia

Il progetto di paesaggio che riguarda l’Isola di capraia si concentra sul recupero e la valorizzazione del patrimonio dell’ex colonia penale nel suo contesto paesaggistico. Lo studio di fattibilità è stato finanziato dalla Regione Toscana quest’anno. Il Comune deve fare il bando per la definizione dello studio

Leopoldine Val di Chiana

Recupero e valorizzazione delle Leopoldine in Val di Chiana è l’obiettivo del piano di paesaggio su cui punta la Regione con gli enti locali. I Comuni si impegnano ad ampliare gli usi ammessi delle Leopoldine, accanto all’agricola, anche il residenziale, terziario, attività di promozione del territorio.

La finalità dichiarata

Gestione per la sostenibilità e all’armonizzazione delle trasformazioni generate dai processi di sviluppo. Sociali, certo. Ma anche economici e ambientali


IL PIANO DELLA REGIONE OBIETTIVI E CONCERTAZIONE CON GLI ENTI LOCALI

Tutela per sviluppo e trasformazione
La Grande Bellezza ha le sue regole

Luigi Caroppo

TUTELARE per sviluppare e anche per trasformare. Non divieti e vincoli per cristallizzare, ma regole lungo le quali corre il sentiero della crescita territoriale nel rispetto dei beni che caratterizzano un luogo e lo rendono unico. È il senso del Pit, il Piano di indirizzo territoriale, che la Regione Toscana vara e fa calare nella concertazione con le istituzioni locali. Uno strumento da utilizzare, non una frontiera da superare. La nostra regione è uno dei luoghi più amati e ammirati al mondo. È la Grande Bellezza che tutti ci invidiano e vogliono vivere. Proprio a Firenze, il 20 ottobre del 2000 è stata firmata la Convenzione Europea del Paesaggio. La nostra Costituzione è l’unica in Europa che contiene un articolo proprio a tutela del Paesaggio. L’articolo 9 recita: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». È anche per questo che la Toscana è oggi una delle regioni europee più attente alla tutela e alla valorizzazione del territorio. Per la Convenzione Europea del Paesaggio, firmata proprio a Firenze nel 2000 e ratificata dall’Italia (con la legge 14/ 2006), il paesaggio è un bene comune indipendentemente dal valore che gli viene attribuito. È la «componente essenziale del contesto di vita delle popolazioni, espressione della diversità del loro comune patrimonio culturale e naturale, nonché fondamento della loro identità».

IL PIANO di Indirizzo Territoriale, con valore di Piano Paesaggistico, nasce da questi valori ed esprime appunto il nuovo concetto di paesaggio contenuto nella Convenzione Europea. La Toscana ha fin da subito lavorato in questo senso e non a caso nel 2015 si è dotata non di un semplice Piano Paesaggistico, ma un Piano Territoriale con valore di Piano Paesaggistico, condiviso con il Ministero dei Beni culturali. Il Pit-Ppr «rappresenta un salto culturale e metodologico senza precedenti, configurandosi come strumento di pianificazione regionale, ma condiviso con il Ministero delle Attività culturali, con l’intento di sostenere, grazie alle conoscenze messe a disposizione e grazie all’individuazione di specifici obiettivi di qualità per ciascuno dei diversi ambiti di paesaggio, una nuova stagione di pianificazione più matura e consapevole nel governare trasformazioni che interessano il paesaggio regionale nel suo complesso» sottolinea lo spirito operativo della Regione Toscana.

IL PIT individua il «Paesaggio» innanzitutto come «fattore di crescita e motore di sviluppo», ponendosi come strumento di riferimento fondamentale anche per le politiche di settore regionali, partendo dalla convinzione che «il paesaggio è ciò che mette in relazione il territorio con l’uomo che lo percepisce». Questo, del resto, è il principio fondamentale che sottende i 18 articoli della Convenzione Europea del Paesaggio. Il Piano Paesaggistico della Toscana nasce quale espressione di questo nuovo concetto di Paesaggio, conseguente all’entrata in vigore del Codice dei beni culturali e del Paesaggio e della Convenzione europea del paesaggio. Obiettivo chiaro e diretto: superare la sola tutela, concepita come parere dei funzionari che rappresentano lo Stato in merito ai singoli progetti di trasformazione, per codificare invece regole, pubblicamente deliberate e condivise, capaci di anticipare e dunque indirizzare la concezione dei singoli progetti, per garantire il buon governo del paesaggio e delle sue trasformazioni. I vincoli, posti attraverso specifici decreti nel corso del tempo e quelli previsti dalla cosiddetta legge Galasso per determinate categorie di beni (territori costieri, fiumi torrenti e corsi d’acqua, i territori coperti da foreste e boschi, ecc.) non sono eliminati, ma «contestualizzati» e specificati in coerenza con le conoscenze, le interpretazioni e le discipline strutturate dal piano per l’intero territorio regionale. Il piano «è chiamato a integrare nella nozione di ‘paesaggio’ tre approcci concorrenti: l’approccio estetico-percettivo (il concetto di “percezione” rinnovato dalla Convenzione europea sul paesaggio, dal “bellosguardo” alla percezione degli abitanti dei loro mondi di vita); l’approccio ecologico (che individua e tratta le valenze ambientali del paesaggio e della sua organizzazione ecosistemica); l’approccio strutturale (che individua le identità dei luoghi formatesi nel tempo attraverso lo sviluppo delle relazioni fra insediamento umano e ambiente, e interpreta in forme processuali le relazioni fra ‘paesaggio ecologico’ e ‘paesaggio culturalè)».

L’APPROCCIO strutturale al paesaggio non isola pertanto porzioni di territorio di particolare rilevanza per la loro conservazione ma affronta il paesaggio nella sua dinamica complessiva «studiandone le regole generative e coevolutive rispetto a un orizzonte temporale di lunga durata». Ecco la svolta quindi: non modelli per vincolare e museificare ma regole che generano la possibile trasformazione del territorio.