Tecnica e cultura, grande lezione

Bologna, Confartigianato Emilia-Romagna e il modello del genio di Vinci, il presidente: sciocca la distinzione fra intelletto e lavoro

di MARCO PRINCIPINI
– BOLOGNA –

MARCO GRANELLI, presidente di Confartigianato Imprese Emilia-Romagna, cosa significa oggi fare impresa artigiana?

«Dobbiamo guardare al futuro con ottimismo e capacità di adattarci: le dimensioni delle nostre imprese non sono un ostacolo ma un vantaggio, perché nel mercato competitivo e globale ssere veloci e flessibili è un punto di forza. È un vantaggio saper sviluppare prodotti personalizzati, rendendosi unici, come Leonardo ci ha insegnato».

Cosa identifica l’artigianato, all’interno del mercato globalizzato?

«Quel genio creativo è ancora oggi un punto di forza identitario del mondo che la Confartigianato dell’Emilia-Romagna rappresenta: quella rete di micro, piccole e medie imprese, dell’artigianato di qualità, di filiere specialistiche al servizio di comparti di eccellenza ».

In un contesto estremamente dinamico e tecnologico, come possono le imprese artigiane mantenere viva la propria fiamma creativa?

«La capacità di innestare le innovazioni tecnologiche e scientifiche nella tradizione e in una cultura del saper fare bene è il valore artigiano di cui andiamo orgogliosi, l’eredità che abbiamo ricevuto da un grande italiano quale era Leonardo da Vinci. Le telecomunicazioni, le intelligenze artificiali, la robotica, le tecnologie genetiche, le nanotecnologie, i progressi aerospaziali, sono l’evoluzione di secoli di progresso tecnologico, che molto deve alle visioni di Leonardo da Vinci e a quelle di altri grandi italiani».

Industria 4.0 sta cambiando il sistema di lavoro delle imprese. Quali sono i punti a favore per le realtà del nostro territorio?

«Il digitale permette oggi di comunicare a platee vastissime e ci consente di diffondere la conoscenza. È soprattutto grazie al digitale che il territorio più remoto potrà sempre più esprimere creatività e progresso senza abbandonare le comunità. Le infrastrutture, viarie o telematiche, sono asset imprescindibili, per un territorio che vuole crescere e sviluppare lavoro e ricchezza».

Qual è, in questo contesto, il ruolo di Confartigianato?

«Intendiamo continuare a esercitare quel ruolo di vicinanza, supporto e collegamento di una grande rete di micro, piccole e medie imprese che vivono nelle comunità e sopperiscono a uno Stato in difficoltà, offrendo di fatto un sistema di welfare fondamentale per la coesione sociale e per garantire alle nuove generazioni un futuro, anche senza dover emigrare».

L’apprendistato può tornare a essere visto come un utile percorso di crescita per i giovani?

«Leonardo fu apprendista. Non smise mai di apprendere, affidandosi a mentori che lo accompagnarono nella sua continua ricerca. L’apprendistato per noi è la via maestra per offrire a tanti giovani un’opportunità concreta di costruire un futuro solido e ricco di soddisfazione. Nel 2018 abbiamo registrato in Italia 280mila apprendisti, con una crescita del 20% rispetto all’anno precedente. Ancora molto si può e si deve fare, ad esempio riformando il valido strumento per assecondare al meglio le inclinazioni dei ragazzi e offrire loro un inserimento graduale in azienda, una trasmissione più concreta di know-how, aumentando le ore pratiche e focalizzando la teoria sulle materie effettivamente utili. È il sistema duale, che riteniamo vada riconosciuto al pari di un diploma di scuola superiore».

L’idea è quella di superare il preconcetto sul lavoro manuale?

«Un percorso formativo basato sull’alternanza scuola-lavoro, sull’apprendistato, è una porta di accesso al mondo del lavoro e all’imprenditoria che non può essere considerato di serie B. È tempo di superare quella sciocca distinzione fra lavoro intellettuale e lavoro manuale che ha prodotto tanti pregiudizi in passato, come se chi usa le mani per lavorare non le collegasse al cervello».

Si può quindi dire che il valore legale del titolo di studio è un freno alla crescita dei giovani nelle imprese?

«Leonardo era un vero genio e, certo, erano altri tempi, ma a chi sarebbe importato di sapere se possedeva un titolo accademico? L’abolizione del valore legale del titolo di studio, già teorizzata da Einaudi e Moro, offrirebbe opportunità a chi ha intrapreso con successo percorsi di formazione basati sull’esperienza, non meno dignitosi dei percorsi di studio teorico».

Qual è il messaggio che possiamo dare ai ragazzi che devono affrontare la scelta della scuola superiore?

«Ai ragazzi dobbiamo mostrare la bellezza di una scelta imprenditoriale. Una scelta impegnativa, ma che rende liberi di potersi esprimere come persone creative, appassionate, che possono investire su una loro visione e portarla avanti con il loro ingegno».

Cosa significa oggi fare impresa?

«Significa anche viaggiare, muoversi, guardare oltre la propria recinzione. Un altro insegnamento di Leonardo. Oggi oltre il 12% delle aziende artigiane è condotto da imprenditori che non sono nati nel nostro Paese, ma che ne hanno accettato le regole e offrono lavoro e opportunità, contribuendo allo sviluppo delle nostre comunità. Siamo di fatto cittadini del mondo».