Mantova, il soggiorno dei misteri

La fuga da Milano all’inizio del 1500
Il ritratto della marchesa Isabella d’Este e quella promessa mai mantenuta

di TOMMASO PAPA
– MANTOVA –

IL GENIO e la città dei Gonzaga, ovvero la storia di un capolavoro realizzato e di un altro che invece non ha mai visto la luce. Una storia che ha per protagonista, oltre a Leonardo da Vinci, Isabella d’Este la marchesa arrivata da Ferrara e divenuta a Mantova insigne protettrice delle arti. Una storia ricca di misteri. Leonardo arriva a Mantova all’inizio del 1500. L’artista e scienziato toscano è in fuga da Milano dopo la caduta di Ludovico il Moro e l’arrivo dei francesi. Ha fama di ingegnere eccelso e un ruolo chiave nella politica militare del Ducato. Quando il suo protettore scappa, il grande toscano lo imita e sceglie di tornare a Firenze. Sulla sua strada trova Mantova e ci si ferma. Per quanto? Giorni, mesi? È il primo dei misteri. Senza dubbio però la sua eco è giunta fino alle stanze più alte del palazzo ducale.

ISABELLA, data in moglie a Francesco II Gonzaga sa benissimo chi è e quanto vale. Leonardo ha già dipinto il Cenacolo e molti ritratti tra cui la ‘Dama con l’ermellino’ che raffigura Cecilia Gallerani, la favorita di Ludovico il Moro. Isabella le è amica e le ha chiesto il dipinto in prestito. Come dire no? Il capolavoro, ora al museo di Cracovia, viene dunque portato a Mantova. La marchesa d’Este ne rimane profondamente colpita, forse ingelosita. Ora vuole un dipinto dall’autore. Leonardo l’accontenta e realizza un cartone che diventerà il ritratto più prezioso di Isabella.

IL PITTORE AVREBBE usato come modello una medaglia con il volto della dama, disegnata da Gian Cristoforo Romano nel 1498. Il sommo toscano traccia il profilo della duchessa, le adagia la mano su un libro, a testimoniare il suo amore per la cultura, le infonde un’anima leonardesca. Qualcuno azzarda che l’artista abbia incontrato la sua committente e abbia realzizato uno schizzo veloce dalla medaglia. Nessuno però a mai trovato quel disegno. E anche del cartone, che ora è al Louvre dove è arrivato nel 1860, si erano perse completamente le tracce per tre secoli, dal periodo in cui era rimasto a Mantova presso la corte di Isabella.

È PROVATO che dopo il cartone, eseguito con una particolare tecnica detta puntinatura, la marchesa di Mantova volesse un dipinto vero e proprio. Non ci sono documenti di contatti diretti tra la nobile mantovana e l’artista, ma almeno due importanti lettere di persone che Isabella usava come intermediari nei rapporti con pittori, scultori. LORENZO DA PAVIA, in uno scritto del 13 marzo del 1500 parla esplicitamente di Leonardo e del ritratto di Isabella, esaltando le doti dell’opera (l’autore stesso gliel’ha mostrata e lui scrive alla nobildonna :«Sta tanto bene fato, non è possibile melio»). La seconda lettera è del 1501. Pietro da Novellara scrive a Isabella: l’artista non ha tempo per realizzare un’allegoria per lei, e nemmeno un ritratto. Quindi quel dipinto tanto atteso resterà una chimera.