Canoni moderni su basi antiche

Comune denominatore tra l’opera del genio e quella di Pontormo che pure non si frequentarono

di SAMANTA PANELLI
– EMPOLI (Firenze) –

«LA CURIOSITÀ è ciò che manca oggi al cospetto di un’opera d’arte. Così, a casa del Pontormo abbiamo deciso di fare un’operazione educativa, sfruttando le tecnologie tanto in auge». Chi parla è Antonio Natali, storico dell’arte in passato anche direttore della Galleria degli Uffizi. Insieme a Cristina Gelli, pure lei storica dell’arte nonché responsabile dei Beni culturali del Comune di Empoli, nella provincia fiorentina, ha progettato e curato il percorso espositivo “Leonardo e Pontormo. La natura e l’antico”. Si tratta di una videoinstallazione immersiva, composta su testi e contenuti che riguardano i due artisti per permettere ai visitatori di indagare questo legame attraverso il confronto fra le opere e la narrazione delle vicende biografiche. Un progetto originale ambientato nelle stanze della Casa del Pontormo, a pochi passi dal centro storico della città. «La mostra – sottolinea Natali – è frutto di una riflessione personale sulla storia dell’arte in generale e su Leonardo in particolare. Oggi, ciò che trionfa è il feticcio e non la poesia che c’è in ogni opera. E questo dipende dall’approccio. Per far dialogare il pubblico con un’opera come testo poetico, bisogna considerare che i musei sono luoghi di educazione: in questo modo, entriamo in un circolo virtuoso che porterà il visitatore a ripetere l’esperienza. È ciò che abbiamo cercato di fare con questo progetto ». Varcare la porta della casa empolese di Iacopo Carrucci, detto il Pontormo, significa immergersi in un racconto. Dei due protagonisti «viene illustrato il legame con l’antico e con la natura – spiega Cristina Gelli – La relazione Carrucci-Leonardo non è casuale né inventata: il primo a parlare di questo legame è Vasari. I due ebbero poco modo di frequentarsi. Si parla più di ascendenza e modo di lavorare. Nell’antico, le suggestioni sono legate alla scoperta dei marmi ellenistici».

PER QUANTO riguarda la natura, il concetto è quello di «ripresa del vero – continua Natali – E dopo Leonardo vale anche per Pontormo: contraffare la natura in tutte le sue minuzie è la cosa che Carrucci fa nel Cinquecento». La sua opera lo testimonia con forza, grazie alla sua capacità di «ritrarre con poesia ma anche attenzione al minimo dettaglio naturale – continua lo studioso – Abbiamo cercato di mettere in sequenza le immagini con un parlato che dà dritte per far capire che sulla natura c’è fra i due piena convergenza». Lo stesso vale per l’antico. «Di Leonardo – ricorda ancora – Vasari scrive ‘fu colui che dette avvio a quella maniera che noi chiamiamo la moderna’. Una pittura in cui il pittore dimostra tutte le sue qualità. Ma alla fine dice che quello che lo rende grande è che seppe dare alle figure ‘moto et fiato’, il movimento e lo spirito della vita. Significa appunto recuperare le figure ellenistiche». Aspetto proprio anche dell’arte del Pontormo, come evidenziato nel corso dell’esposizione visitabile fino al 31 dicembre “attraverso esempi di scultura ellenistica a cui fanno ricorso entrambi. Con la tecnologia a giocare il ruolo di attrazione per le nuove generazioni. Perché nell’attrazione c’è educazione”. Il concetto chiave è che “si tratta di una mostra fatta per chi sa poco dei due e ciò che sa rientra nell’ambito del feticismo e non della poesia, nella speranza che i giovani si divertano, vedano e capiscano ».