Il tesoro da salvare

VIA AL RECUPERO E RIQUALIFICAZIONE

CON l’obiettivo di incentivare il recupero, la riqualificazione e la valorizzazione del sistema insediativo della bonifica granducale della Val di Chiana, la Regione Toscana ha sottoscritto un protocollo di intesa con i Comuni interessati dell’ambito, ovvero Arezzo, Castiglion Fiorentino, Civitella in Val di Chiana, Cortona, Foiano della Chiana, Marciano della Chiana, Monte San Savino, Montepulciano, Sinalunga, Torrita di Siena. Nel 2017 sono stati assegnati i contributi al Comune di Cortona, in qualità di capofila, per la realizzazione di uno studio di fattibilità finalizzato ad un progetto di paesaggio. Il protocollo ha costituito così l’inizio di un lavoro di valorizzazione e recupero di un’intera zona, caratterizzata da un affascinante paesaggio rurale che deriva dalla bonifica e che quindi comprende una serie di manufatti di valore storico-architettonico: ponti, canali, approdi, argini rialzati, bacini artificiali, mulini, pescaie, gore, caselli, chiuse.

E ANCORA: i resti del settecentesco argine di separazione fra i bacini di Tevere e Arno nei pressi di Chiusi Scalo, il Callone di Valiano, la botte allo Strozzo, la Fattoria con la Colmata di Brolio, l’Allacciante dei Rii castiglionesi, la Chiusa dei Monaci, i numerosi ponti di ferro ottocenteschi tipo zorès, così come i caselli idraulici, e i manufatti di immissione. Nel protocollo i Comuni si sono impegnati anche ad ampliare gli usi ammissibili delle Leopoldine. Accanto alla funzione agricola (multifunzionalità, agriturismo, residenze agricole per i giovani imprenditori, e così via), saranno ammesse, infatti, quella residenziale, le attività e i servizi legati alla promozione del territorio, le attività legate al settore terziario, come servizi ed uffici, oltre a funzioni turistico-ricettive ed edilizia sociale. Lo studio di fattibilità relativo al progetto di paesaggio delle ‘Leopoldine in Val di Chiana’ si configura come un progetto attuativo del Pit, Piano di indirizzo territoriale, e relativa integrazione paesaggistica, approvato con la delibera di consiglio regionale 37 del 27 marzo 2015.

È GIÀ STATO consegnato e si compone di tre parti. La prima è di inquadramento territoriale e socio economico delle Leopoldine e del territorio della bonifica della Val di Chiana. La seconda parte contiene le schede di sintesi delle Leopoldine, l’analisi delle potenzialità territoriali in chiave di promozione e marketing, la lettura, l’interpretazione del paesaggio e la valutazione dell’evoluzione del paesaggio agrario dagli anni 50 ad oggi. La terza e ultima parte è il capitolo progettuale, nel quale vengono definite le linee guida e le modalità di intervento sulle Leopoldine, l’individuazione delle possibili fonti di finanziamento e di strumenti operativi per la sostenibilità economica, gli interventi di marketing territoriale comprensivi di logo e grafica coordinata. Allo stato attuale sul territorio sono stati analizzati complessivamente 400 edifici, di cui 220 di tipologia A, ovvero di maggior pregio architettonico, tipologico e testimoniale. Circa la metà degli immobili sono risultati in buono o ottimo stato, mentre l’altra metà versa in mediocri o pessime condizioni. Tra questi circa il 20% è rudere. In linea con lo stato di conservazione, circa il 45% delle Leopoldine è utilizzato e il 40% non è utilizzato. Il 35% della destinazione d’uso degli edifici è residenziale, il 30% agricola, il 10% di tipo ricettivo-ricreativa. La destinazione di zona prevalente è però quella agricola, dove ricadono circa l’80% degli edifici, mentre poco più del 10% è in zona residenziale o centro storico. Da evidenziare, comunque, che del 12% degli edifici non è stato possibile determinare la destinazione di zona. Infine, le Leopoldine sono di proprietà di persone fisiche per circa il 65% e di aziende agricole per circa il 20%. Per il 90% la proprietà è unitaria e solo per il 10% frazionata.


«Un patrimonio per lo sviluppo»

Il sindaco di Cortona rilancia la sfida

«È UN PATRIMONIO importante sul quale dobbiamo vigilare». Parole del Sindaco di Cortona Francesca Basanieri capofila di un progetto di studio finanziato dalla Regione Toscana per 100 mila euro che ha tracciato le linee guida per il recupero di questi straordinari pezzi di storia contadina edificate ai tempi del Granduca Pietro Leopoldo, che ne permettano il rilancio senza snaturare la loro linea e il contesto dove sono inserite. Uno studio portato avanti congiuntamente dai comuni di Cortona, Arezzo, Castiglion Fiorentino, Civitella Val di Chiana, Foiano, Marciano della Chiana, Monte San Savino, Montepulciano, Sinalunga e Torrita di Siena. «L’auspicio è che vengano recuperate non solo per il turismo o per la residenzialità ma anche per lo sviluppo economico del nostro territorio», prosegue il Sindaco di Cortona Basanieri. «Sarebbe bello poterci ospitare centri di ricerca, aziende innovative e a basso impatto ambientale. Con il protocollo tra i comuni della Valdichiana e il progetto di paesaggio abbiamo degli strumenti importanti per la loro tutela e riqualificazione». Nel progetto d’insieme, accanto alla funzione agricola (multifunzionalità, agriturismo, residenze agricole per i giovani imprenditori, ecc), infatti, sono ammesse quella residenziale, le attività e i servizi legati alla promozione del territorio, le attività legate al settore terziario, oltre a funzioni turistico-ricettive ed edilizia sociale. Chi ha scelto convintamente di scommettere sulle leopoldine è la società Bonifiche Ferraresi, che lo scorso 21 settembre, ha inaugurato la prima importante ristrutturazione della Leopoldina I Granai a Cortona nel cuore dei suoi 1500 ettari di terreni di proprietà. Lo storico complesso è diventato il nuovo «Centro Direzionale e Produttivo di Santa Caterina» della società. Un lavoro lungo e impegnativo costato complessivamente 9 milioni di euro, che ha riguardato il recupero conservativo della leopoldina. Ma i progetti di Bonifiche vanno avanti a spron battuto, visto che nelle sue proprietà insistono ben 21 leopoldine. Annunciato l’avvio della progettazione di ristrutturazione anche della villa Santa Caterina e di un’altra leopoldina che insiste nel comune di Castiglion Fiorentino. La prima, come ha annunciato lo stesso amministratore delegato di Bonifiche Ferraresi Roberto Vecchioni, potrebbe già aver trovato anche la partnership importante con la catena alberghiera Hilton pronta a scommettere sul territorio della Valdichiana trasformando l’antica residenza in un resort di livello che sposi la filosofia messa in piedi da Bonifiche Ferraresi. «Plaudo al lavoro che sta svolgendo una grande impresa come Bonifiche Ferraresi che ha aperto con i suoi investimenti ad una nuova fase di sviluppo dell’agricoltura sostenibile e di qualità per tutta la Valdichiana», ha commentato ancora il Sindaco di Cortona.

Laura Lucente


VAL DI CHIANA BONIFICATA DAI MEDICI E DAI LORENA. IL METODO FOSSOMBRONI

Una terra fertile col simbolo della «Chianina»

LA VAL DI CHIANA è un territorio di origine alluvionale, disseminato di ulivi e viti. Una delle zone agricole che, grazie alla bonifica, è diventata tra le più fertili d’Italia, dove si coltivano cereali, ortaggi, frutta, dove si allevano suini, ovini e bovini. Terra d’origine della razza bovina ‘chianina’, è nota anche per il miele locale. Compresa, in Toscana, tra le province di Arezzo e Siena, attrae negli ultimi anni un numero sempre maggiore di turisti, che s’indirizzano nelle campagne, ma anche nei centri di Arezzo, Cortona, Montepulciano, Monte San Savino, solo per citarne alcuni. Il territorio della Val di Chiana si caratterizza per la presenza delle Leopoldine. Sono ville, fattorie e case coloniche realizzate secondo precisi criteri architettonici, definiti dallo stesso granduca Pietro Leopoldo, per garantire alle famiglie dei coloni abitazioni adeguate e salubri. La bonifica della Val di Chiana fu iniziata infatti dai Medici e dal 1737 proseguì con i Lorena. Incaricato un ingegnere, il conte Vittorio Fossombroni, che utilizzò il sistema della bonifica per ‘colmata’. Un sistema che faceva confluire le acque nelle zone palustri, le quali si riempivano (e dunque si colmavano, di qui il nome di ‘colmatè) dei loro detriti alluvionali. Una volta depositati i detriti, le acque venivano fatte defluire in canali artificiali. Ed è per questo che fu costruito il Canale maestro della Chiana, sui cui due lati sorsero 13 fattorie comprendenti ciascuna una Villa Fattoria principale e diverse case coloniche (ne sono state censite 322) con il relativo podere. È in questo contesto, dunque, che vengono costruite, dalla prima metà del ‘700 fino alla metà dell’800, le Leopoldine, che sorgono prevalentemente in pianura. Sono edifici a blocco isolato, tetto a padiglione, portico, loggia e colombaia, con rustico al piano terreno a abitazione al primo. Una ricerca fatta all’inizio degli anni Duemila ha evidenziato che questi manufatti negli anni hanno subito pesanti trasformazioni e che circa la metà di essi risulta abbandonata, in via di crollo o di difficile accessibilità. Di qui la necessità di un progetto di paesaggio che recuperi, riqualifichi e valorizzi le ville-fattorie e le case coloniche Leopoldine.