«I grandi scogli» di Valchiavenna

La visita “in ver Lemagna” a fine ‘400 su ordine di Ludovico il Moro e il corteo nuziale di Bianca Maria Sforza

– SONDRIO –

«SU PER IL LAGO di Como, di ver Lemagna, è valle di Ciavenna, dove la Mera fiume mette in esso lago. Qui si trova montagni sterili e altissime con grandi scogli». Sono bastate poche parole al genio di Leonardo da Vinci – di cui quest’anno corre il 500esimo anniversario della morte – per descrivere, per sommi capi, la Valchiavenna, da lui visitata sul finire del 1.400. Ancora incerta la data precisa – ma non la reale presenza – dell’inviato di Ludovico il Moro in provincia di Sondrio, all’epoca sotto controllo del ducato di Milano. Una delle ipotesi che ha trovato negli anni maggior adesione è quella che vorrebbe Leonardo in Valtellina – più precisamente a Bormio – nel 1493, al seguito del corteo nuziale di Bianca Maria Sforza diretta verso il Tirolo.

NELLE CRONACHE del tempo, però, il nome del genio toscano non compare. «Leonardo – sottolinea il presidente dell’Associazione studi storici Valchiavennaschi, Guido Scaramellini – è forse venuto a Chiavenna nel 1490, non per assistere alla realizzazione delle mura di Chiavenna, che in quegli anni si stavano ultimando, ma per studiare le acque della Mera e dell’Adda». A suffragare quest’ultima teoria è lo stesso Leonardo che, descrivendo la provincia di Sondrio sembra essere mosso dal fil rouge delle acque e dei fiumi. Oltre all’ormai famoso incipit nelle righe del «Codice atlantico» vene infatti descritta la conformazione generale della Valchiavenna, attraversata «per ispazio di 20 miglia » proprio dal fiume Mera fino a regalarci una descrizione delle cascate dell’Acquafraggia: «Su per detto fiume – dice Leonardo – si trouva cadute di acqua di 400 braccia, le quali fanno bel vedere». Anche nelle righe dedicate alla Valtellina l’acqua, in questo caso quella del fiume Adda, assume l’aspetto centrale attorno al quale si sviluppa l’intera descrizione leonardesca: «Questa è la valle dove passa Adda, la quale prima corre più che 40 miglia per Lemagna. Questo fiume fa il pesce temere il quale vive d’argento, del quale se ne truova assai per la sua rena». In questo frangente sembrerebbe, però, che Leonardo prenda un abbaglio: l’Adda, infatti, non passa per la «Lemagna», intesa come il territorio di lingua tedesca. «È rassicurante – scherza Scaramellini – che anche i geni, a volte, possano commettere degli errori». Infine, e non poteva essere altrimenti, le celeberrime terme di Bormio, probabilmente già abbastanza conosciute dato che vengono liquidate con un succinto «A Bormi sono i bagni». Leonardo, però, non si limita nel suo viaggio – o nei suoi viaggi, la mancanza di ordine cronologico e geografico degli appunti suggerirebbe, infatti, che sia venuto in Valtellina in più occasioni oppure che abbia scritto i suoi ricordi a viaggio concluso – a descrivere il corso delle acque. «Quando Leonardo parla della Valchiavenna – sottolinea Scaramellini – ricorda come si trovino “di miglio in miglio buone osterie” e, quasi certamente, si riferisce ai Crotti sparsi su tutto il corso della Mera. Leonardo era rimasto particolarmente colpito dall’asprezza delle nostre montagne sulle cui pendici erano soliti andare gli abitanti «a 4 piedi » allo scopo di catturare i «terribili orsi» da lui individuati, insieme a «daini, stambuche e camoze» come animali caratteristici della fauna locale». Molta, infine, l’attenzione data all’economia: la Valtellina, già all’epoca, aveva una vocazione vitivinicola – seppur non così marcata come oggi – che non poteva certamente sfuggire all’attento occhio di Leonardo: «Voltalina fa vini potenti e assai, e fa tanto bestiame, che da paesani è concluso nascervi più latte che vino».

Michele Broggio