Precursore dell’industria tessile

Trame, stoffe e studi su come velocizzare la produzione dei telai
Prato svela gli studi del genio

di ELENA DURANTI
– PRATO –

LEONARDO che riflette su come rendere al meglio le stoffe nei dipinti, Leonardo che prova a velocizzare la produzione dei tessuti a telaio, precursore dell’industria tessile, Leonardo che studia l’uso di lana, seta e borchie di metallo per le vesti della corte degli Sforza. Il museo del Tessuto di Prato dedica a Leonardo da Vinci una mostra che evidenzia l’interesse, la sensibilità e l’ingegno dell’artista nella messa a punto di dispositivi e macchine per una delle attività economiche preponderanti del suo tempo, l’arte tessile. La mostra è organizzata dalla Fondazione Museo del Tessuto guidata dal presidente Francesco Marini, con il Museo Leonardiano di Vinci.

LE “INVENZIONI” esposte, anche con ricostruzioni in 3d, sono l’occasione per valorizzare l’importanza dell’ingegneria meccanica applicata all’industria tessile, elemento che la collega saldamente alla storia del distretto pratese. La mostra ha il contributo di Regione Toscana, associazione Acimit e del Gruppo meccanotessili di Confindustria Toscana Nord. Il percorso espositivo, curato dalla conservatrice Daniela Degli Innocenti, si apre con le riproduzioni in grande scala di alcuni dipinti di Leonardo, «letti» con un taglio inusuale per mettere in luce gli studi leonardeschi sul panneggio e le sue osservazioni per una migliore restituzione in pittura della consistenza delle stoffe e del movimento delle pieghe secondo i diversi tipi di tessuto. Affascinante è la ricostruzione degli studi sui dispositivi e sulle macchine tessili, che sviluppa alla corte dei Visconti e poi degli Sforza, proprio per la grande richiesta di tessuti pregiati in grande quantità. Servivano per confezionare gli abiti dei nobili ma anche dei servitori e delle guarnigioni di soldati. I dettagli dei dipinti dialogano con i reperti del Museo del Tessuto, tra cui un velluto operato rosso e il rarissimo frammento di veste con motivo a code di pavone, in panno di lana ricamato in oro e argento filati, entrambi della fine del ’400. Nella seconda sezione del museo diretto da Filippo Guarini, un sistema di videoproiezioni illustra le fasi del processo di trasformazione della lana e della seta, nelle quali affreschi, miniature e dipinti prendono vita illustrando come si produceva il tessuto nel Rinascimento.

GRAZIE ai modelli in legno e metallo in prestito dal Museo nazionale scienza e tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, il visitatore potrà apprezzare l’importanza dei pezzi forti della mostra: i dispositivi per la ritorcitura e binatura del filato di seta, un maglio battiloro per la produzione di lamine da sbalzo, medaglie e borchiette per i ricami, un telaio meccanico – tra le macchine più complesse da concepite da Leonardo – sviluppato dagli esemplari manuali ma dotato di navetta lanciata in automatico, meccanismo che sarà riproposto poi solo in epoca preindustriale.


L’accurata riproduzione del panneggio

Il tema del panneggio fu per Leonardo oggetto di riflessione, come emerge dal Libro della pittura, codice postumo redatto dall’allievo Francesco Melzi intorno al 1540. Anche Vasari nelle sue Vite d’artista descrive il procedimento che Leonardo ideò per la veste della Vergine nell’Annunciazione, ovvero creando figure in terracotta, poi rivestite con panni bagnati e intrisi di terra per farli aderire meglio, e poterli così studiare.