Il piano della giunta

Digital Paper: Paesaggi Toscani

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«Il nostro ‘giacimento’ di paesaggio
Un bene da coltivare e condividere»

Pit e sviluppo: intervista all’assessore regionale Vincenzo Ceccarelli

ASSESSORE CECCARELLI, il Piano di indirizzo territoriale, una risorsa più che uno spauracchio?

«Io credo che la Toscana abbia molto a che vedere con il paesaggio e non è difficile capire perché è stata tra le primissime regioni in Italia a decidere di occuparsi di questo tema in modo organico. Non devo certo essere io a dire che la nostra regione è uno dei luoghi più amati e ammirati al mondo, anche per le sue straordinarie bellezze paesaggistiche. Ma forse non tutti sanno che proprio in Toscana, a Firenze, il 20 ottobre del 2000 è stata firmata la Convenzione Europea del Paesaggio e, forse, non tutti ricordano che la nostra Costituzione è l’unica in Europa che contiene un articolo proprio a tutela del Paesaggio. Il nostro Piano di Indirizzo Territoriale, con valore di Piano Paesaggistico, nasce da questa tradizione e da questi valori ed esprime il nuovo concetto di paesaggio contenuto nella Convenzione Europea».

Valorizzare il nostro paesaggio è come aprire un nuovo pozzo di petrolio nei paesi arabi. Non crede?

«Sono d’accordo. Il Paesaggio è il più straordinario giacimento che la Toscana ha avuto in eredità. È il dono che la natura ci ha fatto, è anche il risultato di secoli di storia e di civiltà umana in questo territorio. Mi pare inutile ricordare come il paesaggio per la Toscana sia, già oggi, un valore aggiunto formidabile, in grado di dare valore alle merci qui prodotte, ad attrarre visitatori e lavoratori qualificati che richiedono un’alta qualità dell’ambiente di vita. E tutto questo si traduce in ricchezza. Noi abbiamo il dovere di creare le condizioni affinché questo che, come lei dice, è il nostro ‘pozzo di petrolio’, possa essere foriero di sviluppo e di benessere per la nostra comunità. E per far questo si è scelto di tradurre in un atto con valore normativo l’obiettivo di accrescere la consapevolezza sia nei governi e che nelle popolazioni di quanto sia importante nella nostra vita di tutti i giorni, nel nostro presente e nel nostro futuro, avere attenzione al paesaggio che ci circonda. E nel 2015 abbiamo voluto dotarci non di un semplice Piano Paesaggistico, ma un Piano Territoriale con valore di Piano Paesaggistico, condiviso con il Ministero».

Sinergia Regione-Comuni. Come si manifesta questo dialogo virtuoso con le amministrazioni locali coinvolte nei progetti?

«Quella che stiamo vivendo – e che si è aperta proprio con l’avvio di questa legislatura, è una fase non semplice, quella dell’attuazione del Piano. Fase che richiede disponibilità e un nuovo approccio culturale a partire dai cofirmatari dell’accordo. In questo senso, stiamo lavorando insieme al Ministero, per ricercare una forte collaborazione da parte delle Soprintendenze, al fine di una gestione condivisa e semplificata. Collaborazione già in essere con l’Anci, l’associazione che rappresenta i comuni e con le amministrazioni che stanno già operosamente lavorando per la revisione dei propri strumenti pianificatori, oltre che con tutti gli stakeholder del territorio. In questa fase noi ci siamo posti non come i guardiani di un patrimonio, bensì come i primi interlocutori dei comuni nel loro sforzo per adeguarsi alle previsioni del Pit».

Quali sono i punti strategici di questo nuovo Piano?

«Come abbiamo ricordato, la Regione ha a suo tempo scelto di condividere questo Piano di Indirizzo Territoriale con valore di Piano Paesaggistico con il Ministero. Ne derivano regole condivise alla base di una valutazione congiunta degli strumenti di pianificazione. Tradotta in termini operativi è questa la vera rivoluzione contenuta nel Pit. Una fase di grande cambiamento, sperimentazione e “salto culturale” che tutti i soggetti coinvolti sono chiamati a fare. In questo nuovo processo, la funzione delle Soprintendenze viene esercitata non tanto più a valle del procedimento, ma in fase di previsione dell’intervento. E la successiva Autorizzazione paesaggistica, pur rimanendo obbligatoria, diviene non più vincolante per effetto delle stesse disposizioni premiali previste nei confronti di quelle Regioni che, come noi, si dotano di un Piano paesaggistico copianificato con il Ministero. In questo quadro, non solo i nostri uffici, ma soprattutto i tecnici delle Soprintendenze sono chiamati ad operare una vera e propria svolta per mettersi nelle condizioni di valutare gli strumenti urbanistici con le loro previsioni, non più i singoli progetti».

Luigi Caroppo

La garanzia

Monitoraggio continuo

L’adeguamento al piano paesaggistico degli atti di governo del territorio «rende necessario un continuo monitoraggio, garantendo il necessario coinvolgimento attivo delle popolazioni. Per far questo la Regione ha anche attivato uno strumento innovativo che è quello dei progetti di paesaggio, previsti dall’articolo 34 del Pit, progetti locali che hanno lo scopo per attuazione degli obiettivi di qualità di ambiti»


IL BENE COMUNE

«Alchimia» tra dinamismo e territorio

TOSCANA ovunque bella, è lo slogan di una campagna della Regione Toscana sulle nostre bellezze naturali. Tutelare  vuol dire anche poter essere in grado di trasformare secondo regole precise. «Il Piano vuole essere strumento, il più possibile dinamico, di quel rapporto oggi decisivo tra paesaggio, territorio e sviluppo – sottolinea l’assessore regionale Ceccarelli – Sviluppo inteso nella sua definizione più larga e più felice di dimensione economica, ambientale, culturale e sociale. E per fare questo lo stesso paesaggio non può essere considerato soltanto una rendita».

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2018-12-20T17:24:41+00:00Argomento: INTRATTENIMENTO|Speciale |