Guerra, spunto per l’innovazione
Il grande come ingegnere bellico

Un aspetto poco considerato nel lavoro degli alunni del Minghetti

LEONARDO, è vero, fu un visionario, uno dei vertici assoluti dell’ingegno e della creatività umane: tutto suo è il merito di aver riscoperto l’essere nelle sue forme terrene, corporee, carnali. Forse, però, vale la pena considerare le direzioni del sapere verso cui la poliedrica personalità dell’artista fiorentino si indirizzò. In altre parole, le sue innovazioni furono sempre un bene? Leonardo definì la guerra “pazzia bestialissima”; eppure ne mise il suo genio a servizio. Nella sua vita progettò innumerevoli macchine belliche, e dal suo estro si generarono terrificanti armi da fuoco e da assedio, che ancora oggi possiamo ammirare negli schizzi rimasti. Tra i mille meriti che vanno attribuiti al polimata vinciano, dunque, vi è anche il demerito di aver sfruttato la meticolosa osservazione della Natura – ad esempio ispirandosi al guscio delle tartarughe nella creazione di un carro armato – per progettare qualcosa che la distruggesse.

QUESTO NON ci deve stupire. L’innovazione è spesso al servizio della guerra, non è una novità: le scoperte di Fermi nell’ambito della fisica nucleare tornarono molto utili per la fabbricazione della bomba atomica, e senza la Guerra Fredda forse non esisterebbe un’interconnessione globale tra le reti, nota anche come Internet. Ricerca e guerra sono unite da un doppio filo rosso, intriso di genialità e sangue: Leonardo non si è sottratto a questo circolo, e forse dobbiamo ringraziare anche lui se oggi disponiamo, tra l’altro, di strumenti precisissimi di morte, combinazioni fatali di tecnica e inventiva. Oltre che sublime artista e inventore ingegnoso – forse il più amato in assoluto -, non dobbiamo dimenticarci che Leonardo, il grande Leonardo, si è posto alla base di una catena di dolore e distruzione. È giusto celebrarne la personalità per gli eccellenti meriti che avuto? Sì, ma bisogna anche ricordare che una mente geniale è chiamata a rispondere, davanti a tutti, del suo operato. Il tempo, inesorabile, ha compiuto il suo corso, e cinquecento anni dopo la morte di Leonardo ci troviamo di fronte a un’eredità monumentale. Ciò che dovremmo ricordare tutti quanti è che spetta a noi, esclusivamente a noi, far sì che questo lascito si trasformi in un manuale per lo sterminio, oppure fiorisca e attenda alla realizzazione di ciò che Leonardo ha amato sopra ogni altra cosa: l’Uomo.


CENTRO SALESIANO

Quella profezia sulla terra arida

IL PROBLEMA del surriscaldamento del pianeta non è dell’altroieri: la Nasa mostra come negli ultimi 40 anni la temperatura sia aumentata esponenzialmente causando stravolgimenti climatici in tutto il globo. A causa di questi cambiamenti in tutto il mondo si stanno verificando eventi atmosferici sempre più violenti e pericolosi, perlopiù sconosciuti in precedenza. A molti potenti della Terra questo non interessa e a pagarne le conseguenze sono ceti e popolazioni marginali.

LE CONSEGUENZE del surriscaldamento espongono a rischi maggiori le comunità povere che vivono di agricoltura, incidono sulla produttività dei terreni, riducono le possibilità di accesso all’acqua potabile e, secondo alcuni studiosi, hanno anche a che fare con malattie respiratorie, disturbi di origine alimentare o idrica, malnutrizione, allergie e sviluppo di tumori. Ma la crisi, se gestita in maniera intelligente, può anche essere una opportunità di innovazione. Il Censis e Confcooperative hanno presentato uno studio in cui calcolano che i posti di lavoro legati all’ambiente copriranno circa il 18,9% del fabbisogno di forza lavoro fino al 2023. Quasi un posto di lavoro su 5! Perché pensare questo sviluppo solamente in termini di emergenza? E se le occupazioni legate alla salvaguardia ambientale crescessero sempre di più, tramite ad esempio programmi di pulizia dei parchi e dei monti, delle spiagge e del mare? Siamo abituati a pensare al progresso tecnologico come un totem, ma è vero progresso quello che taglia un bosco per far posto al cemento? La cura delle aree verdi delle città può occupare molte persone: invece di obbedire alla logica degli appalti a ribasso, perché non stanziare finanziamenti stabili per le associazioni e rendere la cura per l’ambiente un modo per integrare i cittadini, disinnescando nella prassi le retoriche sovraniste e nazionaliste? Oltre a creare posti di lavoro, puntare sulla salvaguardia ambientale aiuterà a ricreare senso di comunità attraverso la cura del bene comune, a costruire territori inclusivi e sani. L’intervento è urgente, il tempo a disposizione scarso, il monito ad agire è ormai indifferibile: «Fratelli, via dall’Europa delle tombe. Saliamo insieme verso la terra. Dove saremo uomini tra gli altri uomini. Se non sono io per me, chi sarà per me? Se non così, come? E se non ora, quando?».

(P.Levi)


Bologna, il mondo ieri e oggi

Ecco le classi che hanno vinto la competizione per riflettere sull’importante anniversario

Via i cellulari, cominciamo a guardare il mondo
L’insegnamento secondo i ragazzi del Copernico di Bologna

COSA POSSIAMO dire di Lui, noi “nativi digitali sempre interconnessi”, noi giovani consumatori dei nuovi media? Sappiamo che Leonardo fu pittore, architetto, proto-ingegnere, scultore, scrittore, musicista, biologo, cartografo, botanico, anatomista … L’ambito degli interessi in cui ha spaziato questo Genio è stato talmente vario e vasto che ci sarebbe impossibile esaminare anche uno solo dei campi d’indagine da lui esplorato…e allora? In classe, durante una vivace discussione, (siamo molto vivaci, troppo per qualche prof.) ci siamo posti delle domande su questo “personaggio” per molti versi unico, cercando di dare delle risposte che possano esserci utili anche come input per il futuro. piuttosto che fare il verso a don abbondio: «Leonardo, chi era costui?» ci siamo, invece, chiesti: «Quale sarà stata la chiave del suo ingegno? esiste una “formula leonardesca” che sia valida anche per noi generazioni di un futuro prossimo?» Abbiamo concluso che il primo insegnamento che leonardo ci ha lasciato è stato quello di prendere come maestra la natura e osservarla come inesauribile fonte di ispirazione ed innovazione. «Via i cellulari dai banchi!» ha tuonato la prof. Sì, ancora la natura può essere la nostra guida, a patto che il nostro sguardo non sia distratto e veloce come lo scorrere delle informazioni sul touchscreen dello smartphone, ma carico di voglia di conoscere e sapere… “intelligenza, da intuslegere” ci ripete continuamente la prof, l’intelligenza è animata dalla voglia e dal piacere della conoscenza, da quello che lei chiama “pensiero profondo”, dal desiderio di guardare “dentro” le cose, alzando gli occhi dagli apparecchi tecnologici e, magari, volgerli in alto… Leonardo ci insegna ancora oggi che il nostro desiderio di scoprire e capire deve essere insaziabile, una sorta di incessante “curiositas” che dovrebbe portarci a esplorare tutto ciò che è nuovo, di superare i limiti, ben sapendo che ci potranno essere pericoli, fallimenti e perdite inevitabili da affrontare (come è accaduto anche a grandi quali Ulisse e lo stesso Leonardo, che, però non si sono arresi). Senza questi esperimenti, il nostro viaggio su questa Terra non avrà avuto senso, la scienza stessa non potrà progredire. Cercare, indagare senza sosta, dunque, anche sbagliando, sapendo che l’errore è nell’ordine delle cose umane, ma tenendo presente un altro insegnamento di Leonardo e cioè che in natura tutto è collegato e non si tratta di una connessione virtuale, basti pensare ai delicati equilibri della natura stessa che l’uomo spesso ha compromesso con i risultati che sono sotto i nostri occhi ogni giorno. Leonardo, inoltre, è riuscito a trovare connessioni fra ambiti scientifici ed umanistici e ciò ne ha sollecitato sia l’immaginazione che le innovazioni, senza ragionare dunque per categorie.

LA CONCLUSIONE a cui il nostro genio è giunto, e che ci sembra valida anche per il futuro, è che ogni principio ed ogni fine risiede nella natura. Ma come si collega tutto questo alla spinta verso l’innovazione? La natura esiste da sempre, come Leonardo studiamo le leggi matematiche che la governano, ma non la conosciamo ancora perfettamente, ed oltre che rispettarla, dovremmo cercare mediante l’osservazione, sempre nuove ispirazioni per progredire nell’innovazione e nella tecnologia, ma senza farci dominare da esse. «Federico, metti via quel cellulare, altrimenti te lo sequestro!». Dunque, come leonardo per il futuro partiamo ancora una volta dalla natura, serbatoio inesauribile di esperienza per tanti artisti e soprattutto del nostro genio che, guardandola nel profondo ha creato tante cose, ma che allo stesso tempo ne ha individuato anche il mistero profondo (cos’altro sarebbe lo “sfumato” di quegli sfondi di certi suoi quadri?). Suono della campanella: l’ora è finita. (Nella foto la classe II E di Scienze applicate con il preside Roberto Fiorini e la professoressa Patrizia Iorio)


Dopo Da Vinci, Asimov e Musk
Ma adesso toccherà a noi

Rapporto fra natura e uomo, gli alunni dell’Enriques

LEONARDO È COLUI grazie al quale il mondo è quello che oggi conosciamo: questo “eroe” del sapere ha operato nei più svariati ambiti, dalla fisica all’anatomia, dalla pittura all’ingegneria. Egli, che è il simbolo dell’epoca rinascimentale, è un esempio anche per la società contemporanea, nella ricerca scientifica con le sue invenzioni e nella cultura con le opere pittoriche, stimolando il costante bisogno di rivoluzionare la società e superare ogni limite fisico. Un uomo che come Leonardo attraverso i propri scritti ha avuto il merito di “prevedere” tecnologie del “futuro” è Isaac Asimov che, come Leonardo, alla sua attività di romanziere affiancò quella di uomo di scienza come astrofisico. Nel presente invece l’uomo che forse più di tutti rappresenta l’innovazione scientifica ed economica è l’imprenditore, inventore e filantropo Elon Musk, fondatore di SpaceX, industria aereospaziale; di Tesla Motors Inc, azienda pioniera nel settore delle auto elettriche; di Pay Pal, istituto di credito digitale che offre servizi di pagamento online e, fra le altre cose, ideatore di Hyperloop, un sistema di trasporti avveniristico che promette di essere il “quinto mezzo di spostamento”.

IN PARTICOLARE quest’ultima scoperta è molto “leonardiana”: grazie ad essa, secondo lui, tenteremo di superare i limiti fisici, della velocità e dello spazio; portare l’uomo su Marte è un’altra sfida proposta da Musk. Fra breve tempo però il testimone di questi obbiettivi passerà alla mia generazione, gli erroneamente definiti “Millenials” (o “Generation Y”), quando in realtà noi siamo Rivisitazione de “L’ultima cena” da parte della nostra classe la “Generation Z”, la prima dal dopoguerra nell’Occidente a essere nata più povera dei loro padri, la prima che affronterà e toccherà con mano i reali effetti del cambiamento climatico e i danni a lungo termine causati dai nostri padri nel secolo scorso. Dovremo affrontare tante sfide attraverso nuove tecnologie che sta a noi scoprire e attraverso segnali forti che dobbiamo dare, come le grandi manifestazioni che si stanno svolgendo attraverso l’Europa, perché senza la natura come la conosciamo quelle nuove sfide a cui noi aspiriamo i nostri nipoti potrebbero non avere nessuno a cui tramandarle. L’uomo fin dalle origini, anche Leonardo, ha sempre cercato di sconfiggere la natura, ora deve cercare di proteggerla.


LICEO CELLINI TORNABUONI DI FIRENZE

La strada verde fra le colline
L’uomo e il “Corpo della Terra”

IL SENTIERO che dall’antico borgo di Vinci porta alla casa natale di Leonardo, in località Anchiano, è conosciuto come la ‘Strada Verde’. Percorrerla significa immergersi in un paesaggio collinare tipico del territorio toscano ma, soprattutto, attraversare i luoghi che conservano la memoria del grande genio rinascimentale; camminare lungo quei 3 km, seguendo il suo insegnamento, significa ancora più semplicemente osservare l’incredibile bellezza della natura per imparare a conoscerla e a rispettarla. Per Leonardo la natura è “maestra dei maestri” e fin da giovanissimo la studiò per cercare di indagarne e comprenderne le leggi e poi riprodurla in tutte le sue forme. Girava con un quaderno sul quale annotava ogni cosa che lo attraeva, interessandosi a ogni materia. Come il suo ineguagliabile percorso di artista e ingegnere ci mostra, si lasciò contaminare dalle diverse discipline, e nel segno della tenacia affrontò grandi sfide. Al suo nome si legano formidabili intuizioni e innovazioni e attraverso i suoi disegni e le sue macchine hanno preso forma anche i sogni, come quello del volo. Leonardo vedeva una profonda somiglianza tra il funzionamento del corpo umano e quello della terra e aveva un grande rispetto per ogni forma di vita. Non sappiamo con certezza se fosse vegetariano, ma Giorgio Vasari racconta che amava gli animali, tanto che se si trovava a passare per un mercato dove si vendevano uccelli in gabbia, li acquistava e poi “li lasciava in aria”, “restituendo loro la perduta libertà”. Numerosi furono gli studi che dedicò all’acqua e benché all’epoca fosse una risorsa abbondante si prefigurava un futuro segnato dalla desertificazione, tanto che con tono allarmato scriveva: “I fiumi perderanno le acque”, “gli animali moriranno non potendo nutrirsi della fresca erba dei prati” e “gli uomini dopo molti tentativi perderanno anche loro la vita terminando infine la specie umana”.

RECENTEMENTE, tale rispettosa attenzione nei confronti della natura, unita all’interesse e agli esperimenti di botanica, hanno fatto parlare di lui, già considerato come precursore del metodo scientifico, come del primo ecologista della storia. (…) Il “Corpo della terra”, da lui ammirato come una macchina ingegnosa, è oggi malato, agonizzante. Lo sfruttamento incondizionato delle risorse ambientali e l’emissione di sostanze inquinanti, conseguente allo sviluppo delle attività umane, hanno determinato pesanti ripercussioni. Si tratta di uno sviluppo insostenibile che ha prodotto danni irreversibili non solo sul piano ambientale, ma anche su quello economico e sociale, come quelli legati all’inquinamento da materie plastiche e al surriscaldamento del clima che provoca tempeste sempre più frequenti, incendi, alluvioni e siccità. E’ questa la sfida con la quale siamo chiamati a confrontarci per salvare il Pianeta. (…) Un lungo, ma necessario cammino, già segnato da una serie di obiettivi da raggiungere, 17 per la precisione. Quelli dell’Agenda 2030: un programma d’azione per le persone, il pianeta, la pace e la prosperità sottoscritto nel 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ ONU. Tutti sono chiamati a collaborare. I tempi sono stretti e i goals (obiettivi) sui quali intervenire nei prossimi dodici anni sono veramente ambiziosi: eliminare la povertà, raggiungere traguardi importanti per la sanità, l’educazione, la parità di genere, il consumo consapevole e il cambiamento climatico; la lotta contro tutte le disuguaglianze. Non ultimo promuovere la ricerca e l’innovazione, indispensabili per le politiche sostenibili, magari pensando anche a favorire il processo di pace, limitando le spese per gli armamenti (…).


Toscana, i giovani e il tema della ricerca

Il regalo di Alice, la speranza viene da lontano
Dagli studi del genio all’esoscheletro: il lavoro dei ragazzi del Poliziano

FERRARA 26 MARZO 2019. Un’anonima donatrice porta a una ragazza un regalo inatteso accompagnato da un biglietto: «Non ti stupire, il mondo è pieno di persone che dedicano il loro tempo e le loro energie agli altri. Il regalo lo hai fatto tu a noi». La ragazza, Alice, 16 anni, è in sedia a rotelle dalla nascita. Il regalo è un esoscheletro bionico in carbonio e acciaio che le consentirà di camminare, nonostante il deficit agli arti inferiori. Potrà indossarlo sopra agli indumenti, i quattro motori meccanici alimentati da batterie le daranno un’autonomia di due ore, i sensori riconosceranno l’assetto della postura, le informazioni elaborate da un computer aiuteranno a modulare la forza, l’ampiezza e la durata dei movimenti.

QUANDO LEONARDO studiava i movimenti del corpo, le leve utilizzate dall’apparato muscoloscheletrico e le forze che questo produce, muoveva già i primi passi verso l’esoscheletro, ma Ekso è frutto di un lavoro d’équipe, Eksobioniks USA, bioingegneri e neuroscienziati dell’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e dell’Epfl di Losanna. Esistono limiti psicologici che condizionano le relazioni interpersonali e le prestazioni sportive, limiti che possono e devono essere superati con la volontà e la forza interiore, poi ci sono i limiti fisici e qui il discorso cambia.

LA FRASE scritta dall’anonima donatrice non è di circostanza: paradossalmente la condizione di Alice è stata per i ricercatori un’opportunità. Razionalmente non è accettabile che una ragazza stia su una sedia a rotelle, che non possa saltare, ballare, correre incontro alla vita. Limite richiama la parola latina limes, barriera: la disabilità fisica può costituire una barriera difficile da abbattere nella quotidianità, ma evoca anche il latino limen, soglia, apertura a nuovi orizzonti. È proprio questo il regalo che Alice ha fatto alla comunità: chiedendo risposte alla sua disabilità, ha chiamato in causa l’intelletto umano, ha spinto a superare l’ostacolo, a trovare soluzioni al problema, ha incentivato l’innovazione tecnologica. Ci sono limiti che devono essere compresi, altri che non possono essere accettati, che richiedono a gran voce di essere superati perché percepiti come ingiustizia, disordine naturale. Superare questi limiti dà all’uomo l’impressione di vincere la sua finitezza, per dirla con Dante di trasumanare. Ecco il regalo di Alice!