A Todi l’impronta del genio

di DONATELLA MILANI
– TODI (Perugia) –

CI SAREBBE la mano del Leonardo Da Vinci architetto dietro quella che è considerata una delle dieci chiese rinascimentali più belle del mondo: il Tempio della Consolazione a Todi. A formulare quella che è ormai una tesi condivisa con numerosi colleghi in tutto il mondo, lo studioso bolognese Luca Garai, sulla base delle idee progettuali disegnate dal genio nel foglio 93 verso del manoscritto B. «Un foglio – spiega Garai, che per verificare la sua ipotesi è stato più volte a Todi nel Tempio di proprietà dell’Etab, ente benefico cittadino –, databile al 1490-95, precedente quindi la costruzione della Consolazione, che è del 1508, di una quindicina di anni».

Il disegno citato però non è che uno schizzo, anche se molto dettagliato.

«Vero e anche con delle differenze rispetto ai quattro lucernari che non si ritrovano nel Tempio costruito. Ma l’attribuzione progettuale al Maestro è basata anche su altri elementi e fogli. Intanto il disegno fa parte degli studi di chiese di Leonardo, circa 60 fogli, la maggioranza dei quali sono strutture cupolate a pianta centrale. Nel periodo precedente, come sottolineato anche da Ackerman, le chiese medievali erano state principalmente spazi a pianta longitudinale, con lunghe navate che terminavano nel presbiterio con l’altare maggiore e numerose cappelle laterali, tipologia che ben si adattava alla liturgia romana. A partire dal 1434 con la brunelleschiana chiesa di Santa Maria degli Angeli di Firenze, gli architetti rinascimentali e i loro committenti si sforzano invece di imporre a un clero conservatore impianti spaziali circolari, quadrati o poligonali, conformi alla perfezione geometrica delle figure platoniche: in un microcosmo viene racchiuso il concetto divino dell’universo ».

Ma il Tempio della Consolazione è stato per lungo tempo attribuito al Bramante.

«In realtà, come scrive Arnaldo Bruschi nel 1998, la sicura assegnazione di questo progetto a Bramante è ostacolata ad esempio dalla soluzione dell’angolo interno dei piloni privo di smussi diagonali, segno invece distintivo dopo il 1505 nelle chiese bramantesche. Una sottolineatura che lo studioso fa citando Cola di Caprarola (1518), architetto contemporaneo di Leonardo che fu incaricato dei lavori di costruzione del Tempio tuderte. È certo tra l’altro che Leonardo conosceva Giuliano da Sangallo (Firenze, 1445-1516), architetto che di Cola fu maestro».

Insomma, a ideare la Consolazione è stato proprio Leonardo?

«È più che un’ipotesi. Todi tra l’altro è inclusa nell’unica mappa di Leonardo squisitamente geografica che risale al 1502-3. (collezione Windsor, RL 12277)».

Lei ha anche scritto nel suo libro che la Cupola ricorda gli studi del Maestro sulla prospettiva tridimensionale e lo spazio sferico.

«Vero. Quel disegno è una pianta con veduta prospettica. Per capire basta guardare il suo Trattato della Pittura. Ma Leonardo pensa anche all’idealizzazione del corpo umano e, quando si occupa di anatomia, di fronte al cuore umano, disegna l’interno di una Chiesa, simile proprio alla Consolazione». Per l’anniversario, il Cda dell’Etab, proprietaria del tempio, presieduto da Claudia Orsini, ha approvato un programma per favorire, in particolare presso il mondo accademico, attività di studio sul tema.

Lei non è l’unico ad aver collegato il passaggio in Umbria di Leonardo a opere straordinarie.

«Sarebbe interessante poter incontrare questi studiosi ed elaborare magari un itinerario Leonardesco umbro».