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«Edilizia, bisogna far ripartire il settore»

Elisabetta Brunelli (Ape Bologna): «Il governo deve attuare la manovra e trovare una quadra con gli istituti bancari: è fondamentale»

di Francesco Moroni

Brunelli, il decreto Rilancio deve ancora approdare in aula: come ritenete le novità per il comparto edilizio?
«Le misure che riguardano l’edilizia spiccano tra le tante del decreto, quindi devono essere tradotte in fonte entro la metà di luglio ». Elisabetta Brunelli, presidente di Ape Bologna – Confedilizia, va dritta al punto: «Noi continuiamo ad andare avanti, lavorando in maniera indipendente. Ci auguriamo, quindi, che tra le varie improvvisazioni del governo non ci sia l’intenzione di bloccare l’unica manovra in grado di rilanciare il settore».
Quali sono le criticità principali che vedete all’orizzonte?
«Uno dei nodi da sciogliere è quello che riguarda la tenuta del sistema creditizio: è una priorità».
I proprietari degli immobili in che situazione versano?
«Sono in grande, estrema difficoltà, e necessitano anche di capire al meglio le misure in discussione. Una legislazione farraginosa complica ancora di più le cose».
Di cosa necessitano?
«Ovviamente, di cedere questo credito fiscale, che arriva al 110%, alle imprese o alle banche. Ma c’è un aspetto che conta più di ogni cosa».
Quale?
«In realtà, la maggior parte dei finanziamenti chiamerebbero in causagli istituti: è di fondamentale importanza riuscire a trovare una quadra con il governo, tra lo Stato e, appunto, gli istituti privati. Deve esserci la certezza che le promesse e gli impegni presi vengano mantenuti».
Voi, intanto, lavorate e andate avanti.
«Proprio la settimana scorsa abbiamo organizzato una diretta su Facebook, insieme a uno dei nostri esperti, per spiegare le misure e i contenuti del decreto. È importante che gli italiani si rendano conto, con qualcuno di competente pronto ad aiutarli, di cosa stiamo parlando».
Cosa temono?
«Il vero problema, a dirla tutta, è che ci si basa sempre sull’improvvisazione ».
In che senso?
«Tutti i lavori vanno conclusi entro la fine del 2021, ma sappiamo bene che molti di questi interventi richiedono almeno due anni. Tra documenti e dichiarazioni, i proprietari rischiano di rimanere con il classico cerino in mano».
Troppo poco tempo?
«Non tutte le imprese avranno il favore del sistema creditizio, significa che non tutte potranno avviare e concludere i lavori con rapidità. Questo la dice lunga sulla capacità di programmazione del governo. Quanto meno, si doveva estendere l’arco temporale arrivando a due anni ».
Infine, nel caso di abitazioni indipendenti, deve trattarsi di ‘prima casa’ per ricevere il bonus. Siete d’accordo?
«Confedilizia, in primis, ha chiesto che in sede di conversione la possibilità sia estesa anche alle seconde case unifamiliari, non solo di villeggiatura».


I BONUS

Credito fiscale fino al 110 percento

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Efficentamento energetico e miglioramento sismico delle abitazioni

1
Il testo

L’articolo 119 del decreto Rilancio (Incentivi per l’efficientamento energetico, sisma bonus, fotovoltaico e colonnine di ricarica di veicoli elettrici) ha definito in 16 commi tutto quel che servirà per fruire del ‘superbonus’ potenziato al 110%

2
Le tempistiche

Sia per l’ecobonus, che per il sisma bonus, il decreto parla di «spese documentate e rimaste a carico del contribuente, sostenute da primo luglio 2020 fino al 31 dicembre 2021». Possono già cominciare i lavori, perché non è la data di inizio che attiva le detrazioni fiscali, maquella del pagamento

3
Le detrazioni

Le detrazioni Si applica il criterio di cassa: i nuovi superbonus possano applicarsi anche ai lavori già cominciati. Stessa considerazione per i costi relativi a impresa di costruzione, materiali e progettazione


«Condomìni, i tempi sono troppo stretti»

Rizzo (Asppi): «Il termine concesso per lo sgravio fiscale dovrebbe essere posticipato al dicembre del 2023, o meglio al 2024»

Sogno o concreta realtà? Se lo chiede Enrico Rizzo, presidente Asppi (piccoli proprietari immobiliari) dopo avere letto il Decreto Rilancio. «Così come scritto pare un bellissimo sogno», commenta. I proprietari immobiliari avrebbero infatti «l’opportunità straordinaria di rinnovare la qualità energetica e sismica dei propri immobili con beneficio per tutta la comunità». Senza entrare in particolarismi tecnici o giuridici, «rileviamo alcune debolezze del decreto che ci auspichiamo vengano superate nella conversione in legge». Il tempo. C’è «una forte sproporzione fra il tempo concesso per lo sgravio fiscale del 110% di lavori effettuati dal 1° luglio 2020 e il 31 dicembre 2021 e le finalità del decreto». Chi conosce le dinamiche condominiali, spiega Rizzo, «sa che i tempi per le decisioni sono lunghi». E le norme sul distanziamento li allungheranno ancora. È perciò «difficile pensare che in così poco tempo, circa un anno e mezzo – o meno, in caso di ritardo nella emissione dei decreti attuativi e della circolare dell’Ufficio delle Entrate – si possa ottenere l’obiettivo». Rizzo si augura che il termine sia posticipato «al 31 dicembre 2023, o meglio al 2024. Ciò permetterebbe di approntare interventi con gradualità e tranquillità». Il presidente Asppi segnala poi problemi concreti per chi vuole usufruire dell’ecobonus.
1) «Non esiste prodotto assicurativo che protegga Condominio o proprietario se l’impresa ritarda o sospende i lavori, facendo perdere l’agevolazione fiscale in caso di sforamento oltre il 31 dicembre».
2) Molte imprese o tecnici «sono diventati improvvisamente ‘esperti del settore’, con crescente difficoltà nella scelta».
3) Il «miraggio dei ‘lavori gratis’ potrebbe trarre in errore i proprietari, che invece di selezionare le imprese sulla base di lavori già eseguiti, consistenza organizzativa e patrimoniale e delle capacità finanziarie, potrebbero scegliere solo sulla base di considerazioni economiche non sempre felici. Stessa cosa per la scelta dei tecnici».
4) Molte imprese «non hanno la forza finanziaria per sopportare il peso di uno sconto pari al credito fiscale, e quelle che hanno queste capacità hanno un tetto massimo da non superare».
5) Le banche «non sono ancora in grado di approntare gli strumenti finanziari, che molto probabilmente avranno poi un tetto massimo oltre il quale non accetteranno più la cessione del credito di imposta. E solo banche di una certa dimensione potranno accettare il credito di imposta ».
6) Attenzione a preventivi e capitolati dei contratti di appalto: «Ci potrebbe essere chi è tentato di aumentare fittiziamente i preventivi per avere un maggior credito d’imposta e rendere l’offerta più appetibile».
7) «Indispensabile sarà nominare un Direttore lavori indipendente, evitando di incaricare quello suggerito dall’impresa».
8) La stesura del contratto di appalto «dovrà essere affidata a un professionista di fiducia. O si dovrà controllare con cura quello fornito dall’impresa, inserendo una penale in caso di mancato rispetto dei tempi di consegna dell’opera».


L’ITER

Mancano ancora i decreti attuativi

«Siamo arrivati al primo luglio e ancora mancano i decreti di attuazione e, di conseguenza, la circolare esplicativa dell’Ufficio delle Entrate in ordine ai meccanismi di trasferimento del credito di imposta», rileva Enrico Rizzo, presidente dell’Asppi. Giorni fa, commentando i ritardi nell’adottare i decreti attuativi previsti dai Decreti legge finora approvati, il sottosegretario all’Editoria e all’attuazione del programma di Governo, Andrea Martella, aveva affermato: «Per quel che riguarda ecobonus e sismabonus è vero, manca il decreto attuativo. Però vedo che attorno all`ecobonus già la nostra economia si sta muovendo: basta vedere la tv, la pubblicità delle imprese. Bisogna in questo caso aspettare la conversione del decreto e avere la parte attuativa, però diciamo che si sta creando già una certa situazione di fiducia e di attesa positiva».

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