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Bonus Condomini

Anche i condomini possono approfittare del Superbonus. La misura introdotta dal decreto Rilancio prevede uno sconto fiscale del 110% per interventi energetici (Ecobonus) e antisismici (Sisma Bonus) a patto che venga eettuato uno degli interventi trainanti indicati dalla norma: isolamento termico delle superfici, sostituzione della caldaia con impianti centralizzati a condensazione, installazione di impianti fotovoltaici, installazione di colonnine per la ricarica di veicoli elettrici. Per i condomini, che ospitano oltre il 70% degli italiani, la spesa massima coperta è di 60mila euro per l’isolamento termico (30mila per impianti di climatizzazione o riscaldamento) moltiplicati per il numero delle unità abitative. E possono usufruirne anche attività come uici e studi professionali.


CHE COS’È

Premia la riqualificazione ambientale
Interessati oltre 1,2 milioni di edifici

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Uno degli obiettivi del super Ecobonus e del sisma Bonus al 110% (dall’1 luglio 2020 al 31 dicembre 2021) è riqualificare, sia dal punto di vista della sicurezza sia da quello ambientale, il patrimonio edilizio rappresentato da oltre 1,2 milioni di condomini. Per avere diritto al maxi-sconto fiscale, i condomini devono realizzare almeno uno degli interventi trainanti del decreto Rilancio. Cioè l’isolamento termico di almeno il 25% della superficie lorda opaca orizzontale e verticale e/o l’installazione di nuovi impianti di climatizzazione.


A CHI È RIVOLTO

Disponibile per tutti i palazzi
Ok a proprietari di negozi e uffici
e via libera anche alle seconde case

Il super Ecobonus è rivolto a tutti i condomini italiani configurati come tali (con almeno due unità abitative e il codice fiscale). L’Ecobonus e il Sisma Bonus riguardano tutti i proprietari delle unità abitative di un condominio, senza limiti alle modalità d’uso. Quindi privati (single o famiglie), ma anche attività come uici, negozi, studi professionali. Diversamente dagli immobili unifamiliari (dove per ora il decreto non prevede l’applicazione degli sconti fiscali al 110% alle seconde case), per i condomini il bonus non ha limitazioni, quindi vale anche per un appartamento in condominio di un’abitazione al mare o in montagna, aittata o ereditata.


I REQUISITI ENERGETICI

Bisogna salire di due classi in pagella
Ma sono previste eccezioni

Fondamentale per poter accedere al super Ecobonus è l’eicientamento energetico dell’edificio. La norma prevede che gli interventi permettano di aumentare di almeno due classi la pagella energetica (che va dalla G alla A) a meno che l’immobile sia già in classe B o A. L’Ape, l’attestazione di prestazione energetica, potrebbe però dimostrare che gli interventi non possono garantire l’aumento delle due classi (per esempio nei palazzi storici o con vincoli della soprintendenza) e rientrare comunque nel bonus.


L’ITER AMMINISTRATIVO

Attestazioni per gli interventi necessari
Cappotto, spesa massima di 60mila euro

Il primo passo è aidare all’amministratore il compito di far preparare a un tecnico qualificato una prima attestazione di prestazione energetica per evidenziare gli interventi necessari richiesti o possibili per l’eicientamento energetico. Ma anche una perizia statica per evidenziare eventuali interventi anche sul fronte Sisma bonus. L’Ecobonus al 110% prevede una spesa massima di 60mila euro per l’isolamento termico, 30mila per impianti di climatizzazione o riscaldamento moltiplicati per il numero delle unità abitative.


CHI DECIDE GLI INTERVENTI

Parola all’assemblea straordinaria
Maggioranze in base agli interventi

L’approvazione dei lavori – per cui è richiesto un progetto-capitolato – spetta all’assemblea straordinaria del condominio. Per alcuni interventi (come gli impianti di climatizzazione) basta la maggioranza di un terzo dei presenti e dei millesimi, per altri (come il cappotto termico) la maggioranza relativa. Una volta ottenuto il via libera al progetto sarà compito dell’amministratore di condominio contattare le imprese, confrontare i preventivi e portare all’esame dell’assemblea la scelta finale.


CHI DÀ I PERMESSI

L’amministratore deve informarsi
sulle autorizzazioni nei Comuni
e curare il piano dei pagamenti

È fondamentale, e questo sarà compito dell’amministratore di condominio, informarsi sulle autorizzazioni richieste nei singoli Comuni per i lavori (Cia, Scia, Soprintendenza) e calcolare i tempi necessari per le autorizzazioni senza le quali – se vengono richieste – può essere messo a rischio il risparmio fiscale. L’amministratore di condominio deve anche provvedere al piano dei pagamenti (con bonifici parlanti) e alla rendicontazione della fatturazione, oltre che all’invio della documentazione all’Enea.


LE AGEVOLAZIONI

Il credito d’imposta è cedibile
Detrazione in cinque anni

Le spese sostenute possono essere detratte al 110% se rientrano in quanto previsto dall’Ecobonus. Altrimenti, per singolo intervento, possono essere applicate le agevolazioni già in corso. Gli importi vanno suddivisi tra i proprietari in base ai millesimi o per specifico lavoro (per esempio per numero nel caso di finestre e infissi). I condomini potranno decidere di cedere il credito d’imposta all’impresa o a una banca, richiedere lo sconto in fattura o recuperare il credito in 5 anni dal Fisco.


Bonus Colf

Per i collaboratori domestici, il decreto Cura Italia prima e il decreto Rilancio poi hanno messo in campo diverse misure. Si parte da un’indennità di 500 euro, per due mensilità, per chi aveva un contratto in essere al 23 febbraio 2020: l’indennità però esclude colf e badanti che risiedono, con vitto e alloggio, nelle famiglie per cui lavorano. Il bonus baby sitting sale a 1.200 euro: lo si può utilizzare per pagare la baby sitter dei figli sotto i 12 anni ed è fruibile in alternativa al congedo parentale fino al 31 luglio. Infine i collaboratori domestici rientrano nelle categorie per cui l’articolo 103 del decreto Rilancio prevede l’emersione dei rapporti di lavoro. Si stima che il provvedimento possa riguardare circa 1,2 milioni tra colf, badanti e baby sitter a fronte di 860mila regolari.


LE MISURE

Cinquecento euro per due mesi
ed emersione del lavoro nero

Un’indennità di 500 euro per due mensilità, il bonus baby sitting aumentato a 1.200 euro per maggio e l’emersione dal lavoro nero. Sono i provvedimenti che il governo, con i decreti Cura Italia prima e Rilancio poi, ha deciso per sostenere i collaboratori domestici come colf, baby sitter o badanti. Il sussidio viene erogato a chi ha un regolare contratto di lavoro con il versamento dei contributi all’Inps. Il Bonus baby sitting è un’alternativa ai 15 giorni di congedo parentale per genitore che il dl Rilancio ha raddoppiato.


CHE COS’È L’INDENNITÀ

Sussidio in un’unica soluzione
Si può già chiedere sul portale Inps
Serve Spid o la carta elettronica

Si tratta di un sussidio di 500 euro per aprile e di altri 500 per maggio previsto come indennità per la mancanza di lavoro causata dall’emergenza Covid-19, che verrà erogato in un’unica soluzione dall’Inps. Sul portale (www.inps.it) è già attivo il servizio per presentare la domanda di indennità. Per inviare la richiesta telematica, quindi accedere ai servizi online dell’Istituto di previdenza, è necessario avere un Pin rilasciato dall’Istituto, una identità Spid, una carta d’identità elettronica o la Carta nazionale dei servizi. È possibile contattare l’Inps al contact center (numero verde 803164) o rivolgersi a un patronato.


I REQUISITI

Spetta ai lavoratori non conviventi
Orario minimo: 10 ore a settimana

L’indennità è destinata ai lavoratori domestici, non conviventi (escluse quindi colf o badanti che risiedono nelle famiglie datrici di lavoro, con vitto e alloggio) che al 23 febbraio 2020 avessero almeno un contratto di lavoro domestico. La durata dell’orario di lavoro deve essere superiore a 10 ore settimanali. Esclusi i titolari di pensione, eccetto i titolari di assegno di invalidità e chi ha un altro rapporto di lavoro a tempo indeterminato. L’indennità colf può essere aggiunta al reddito o alla pensione di cittadinanza per un cumulo massimo di 1000 euro.


LA DOMANDA

Serve il codice Iban intestato al richiedente
o si sceglie la riscossione presso gli uffici postali

Per compilare la domanda serve il codice Iban, intestato al richiedente, sul quale avverrà l’accredito dell’importo dovuto in caso di esito positivo dell’istruttoria. Oppure si può selezionare la modalità di pagamento tramite bonifico domiciliato con riscossione diretta del sussidio presso gli uici postali. Alla presentazione della domanda l’Inps rilascia una ricevuta con il numero identificativo. Più avanti invierà l’avviso per scaricare la ricevuta completa e protocollata dal sito nella sezione ’Consultazione pratica e pagamenti’.


IL BONUS BABY SITTING

Esteso il congedo parentale
e raddoppiata la cifra per la ’tata’

Il decreto Rilancio ha esteso la fruizione del congedo parentale extra da Coronavirus introdotto con il ’Cura Italia’ e raddoppiato (da 600 a 1.200 euro, da 1.000 a 2.000 per personale sanitario, sicurezza, difesa e soccorso pubblico) il bonus per pagare la baby sitter dei figli sotto i 12 anni (salvo eccezioni), fruibile in alternativa al congedo parentale fino al 31 luglio. Ne possono usufruire lavoratori dipendenti, iscritti alla gestione separata Inps e alle gestioni dei lavoratori autonomi, i professionisti iscritti alle loro Casse di previdenza.


DOMANDA E UTILIZZO

Accreditato direttamente
dall’istituto di previdenza
senza obbligo del Libretto famiglia

A ieri sul portale dell’Inps non era ancora attivo il servizio telematico per inoltrare la domanda, fermo a quello del primo bonus da 600 euro previsto dal 5 marzo e usufruibile fino al 31 dicembre 2020 attraverso l’iscrizione al Libretto di Famiglia Inps. La novità del nuovo e maggiorato bonus baby sitting è che verrà accreditato direttamente dall’Inps ai richiedenti che ne hanno diritto senza più l’obbligo di aprire il Libretto di famiglia. Il bonus potrà essere speso anche per pagare le rette dei centri estivi, servizi integrati per l’infanzia, servizi socio-educativi territoriali, centri servizi per la prima infanzia.


L’EMERSIONE DEL LAVORO NERO

Collaboratori regolarizzabili
Ok a nuove assunzioni

Il mondo del lavoro dei collaboratori domestici rientra anche nelle categorie per cui l’articolo 103 del decreto Rilancio prevede l’emersione dei rapporti di lavoro. Dal 1° giugno al 15 luglio si può presentare domanda, a seconda dei casi, agli sportelli immigrazione o all’Inps, pagando l’importo forfettario di 500 euro con il modello F24 dell’Agenzia delle Entrate per regolarizzare rapporti in nero o stipulare nuovi contratti di assunzione per personale domestico di nazionalità estera che ottiene il permesso di soggiorno.


«Bonus colf utile, ma arrivato tardi
Ora sgravi fiscali per le famiglie»

Bernardini (Assindatcolf): «Nei primi due mesi di lockdown ha perso il posto il 30% dei dipendenti»
La proposta per fare emergere il ‘nero’: «Possibilità di detrarre il costo del lavoro dal reddito»

di Luca Orsi

Escluse dal bonus 600 euro previsto dal Decreto Cura Italia, a colf e badanti è stata riconosciuta un’indennità ad hoc dal Decreto Rilancio. Si tratta di un bonus – pari a 500 euro al mese per il periodo di aprile e maggio 2020 – destinato ai ai lavoratori domestici non conviventi che, al 23 febbraio 2020, abbiano in essere uno o più contratti di lavoro di durata complessiva superiore a 10 ore settimanali. «Il decreto è uscito a metà maggio, ben tardi rispetto al problema, iniziato con il lockdown di marzo», commenta Enrico Bernardini, delegato per Bologna di Assindatcolf, che già ai tempi del Decreto Cura Italia aveva chiesto al Governo la cassa integrazione per colf e badanti. «Invece, fino a maggio le famiglie si sono dovute arrangiare come hanno potuto». In molti casi, per evitare il licenziamento, si è ricorsi a ‘misure tampone, come ferie o permessi non retribuiti. Ma, secondo stime Assindatcolf, circa il 30% dei lavoratori domestici ha perso il lavoro. A questi, va aggiunta una quota rimasta senza retribuzione. Il bonus introdotto dal Decreto Rilancio («un’indennità, più che una Cassa integrazione », sottolinea Bernardini) rappresenta comunque una boccata di ossigeno. E ha una copertura economica che consentirà di arrivare a 460mila lavoratori. Resta qualche perplessità sulla platea dei destinatari. L’Inps precisa che l’indennità è destinata ai lavoratori domestici «non conviventi » con il datore di lavoro. E – a differenza di ciò che avviene per i lavoratori autonomi – non si fa riferimento alla ‘perdita di fatturato’ a seguito del lockdown. «Non si capisce l’esclusione dei collaboratori domestici conviventi », commenta Bernardini. In compenso, quello che dovrebbe essere «un sussidio per chi ha perso il lavoro o è rimasto senza retribuzione», viene erogato anche a chi non ha vista decurtata la propria retribuzione, purché non convivente con il datore di lavoro. Tirate le somme, Assindatcolf si dice soddisfatta a metà, «soprattutto per la tardività del provvedimento, che ha creato non pochi problemi alle famiglie», ribadisce Bernardini. A questo punto, Assindatcolf continua la battaglia per l’emersione del lavoro irregolare. A fronte di 860mila colf, badanti e baby sitter «conosciute all’Inps, cioè con regolare contratto di lavoro», si stima che i lavoratori in nero siano 1,2 milioni. Per fare emergere questa quota di irregolarità, «è necessario prevedere incentivi per chi ha necessità di assumere, prevedendo per esempio la possibilità di detrarre il costo del lavoro dal reddito familiare».


LA NORMA

Non cumulabili con indennità Covid

Le domande per ottenere il Bonus colf e badanti 2020 possono essere presentate direttamente dal sito dell’Inps, mediante il link proposto nell’home page. È sufficiente essere in possesso di un Pin ordinario o dispositivo rilasciato dall’Inps, Spid di livello 2 o superiore, Carta di identità elettronica 3.0 (CIE) e Carta nazionale dei servizi (CNS). I contratti di lavoro da considerare devono essere tutti quelli la cui instaurazione non è stata respinta dall’Inps, per mancanza dei requisiti previsti dalla normativa sui rapporti di lavoro domestico. Sono quindi esclusi, per espressa previsione di legge, i contratti di lavoro da emersione di cui all’articolo 103 del D.L. numero 34/2020. In base a quanto previsto dall’articolo 85, comma 3 del D.L. n. 34/2020, l’indennità in commento non è cumulabile con alcuna delle indennità COVID-19, introdotte per fronteggiare l’emergenza epidemiologica.

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