ARRIVÒ da Pescara all’ombra di Rebonato, che aveva vinto il titolo di capocannoniere in serie B, eppure Roberto Bosco trovò subito posto nella Fiorentina di Eriksson e, a differenza dell’amico bomber, diventò uno dei giocatori più impiegati dall’allenatore svedese. «Con il Pescara di Galeone avevamo appena conquistato la promozione in serie A e Stefano era il pezzo pregiato di quella squadra. Anch’io comunque ero reduce da un’ottima stagione, da mediano avevo segnato anche cinque gol e avevo ricevuto richieste da diverse società. Moggi mi voleva al Napoli per fare la riserva di Bagni, ma la Fiorentina aveva già trovato l’accordo con il Pescara e prese sia Rebonato che me».

ALL’INIZIO della stagione 1987-88 Roberto Bosco entrava allo stadio quasi in punta di piedi e se un giornalista lo avvicinava per fargli qualche domanda lui lo guardava con aria interrogativa, come per dire: sei sicuro che vuoi intervistare proprio me? «Sono sempre stato un timido e giocare nella Fiorentina, in mezzo a campioni come Baggio, Diaz e Dunga (arrivato l’anno successivo, ndr) per me era il massimo da un punto di vista professionale. Avevo 25 anni e arrivare a giocare in serie A era molto più difficile di adesso. Sono sempre stato un giocatore pronto ad adattarsi a ruoli diversi, a seconda delle esigenze della squadra, e così è stato anche alla Fiorentina». Agli occhi di Eriksson Bosco aveva un vantaggio importante: sapeva giocare a zona.

«CATUZZI prima e Galeone, sempre a Pescara, sono stati due maestri in questo tipo di gioco e io mi trovai avvantagiato con Eriksson. Con l’esplosione di Berti nel ruolo di mediano trovai posto a destra, nel ruolo di tornante, poi nel campionato successivo giocai quasi sempre terzino destro. Ma ricordo che una volta ad Ascoli, Eriksson mi fece giocare con la maglia numero dieci al posto di Baggio. Non c’entravo niente con quel numero e quel ruolo e infatti perdemmo 3-0».

BOSCO giocava, magari fuori ruolo, mentre Rebonato si intristiva e si spegneva alle spalle di Ramon Diaz. «Stefano a Pescara era un idolo, a Firenze aveva davanti un campione come Diaz e non poteva giocare in un altro ruolo: lui era una prima punta, a Pescara tutta la squadra giocava per fare segnare lui, mentre alla Fiorentina con Baggio e Diaz non aveva spazio». Nemmeno un gol segnato alla Juve proprio su assist di Diaz sbloccò Rebonato. «Mi ricordo che il giorno della presentazione un tifoso ci disse: non importa come arriviamo a fine campionato, l’importante è battere la Juventus. Quella frase e la rivalità con i bianconeri mi sono rimaste sempre in mente». Carobbi e Davide Pellegrini, insieme al portiere Landucci, sono stati i giocatori più frequentati anche fuori dal campo nei due anni fiorentini di Roberto Bosco, che abitava a Coverciano. «Andavo d’accordo con tutti, ma con loro avevo legato di più. Landucci per prendermi in giro mi chiamava Chendo, come il terzino destro del Real Madrid».

ERA una Fiorentina giovane e spensierata, che giocava divertendosi. Anche negli spogliatoi. «Gli scherzi erano continui, Hysen era il più bersagliato. Creme nelle mutande, calzini tagliati erano all’ordine del giorno. Baggio e poi Borgonovo erano i più scatenati, ne avevano sempre una nuova in mente». Bosco ha seguito da vicino la terribile malattia di Borgonovo e ricorda il suo vecchio compagno nel modo che Stefano avrebbe preferito: da giocatore. «La vittoria sull’Inter per 4-3 con gol di Borgonovo proprio nel finale fu straordinaria, i nerazzurri erano ancora imbattuti e avrebbero vinto lo scudetto subendo solo 19 reti. La Fiorentina giocava con la B2 (Baggio-Borgonovo), era un piacere essere in campo con quella squadra. Battemmo anche la Juventus 2-1 con reti di Baggio e Borgonovo, quasi allo scadere, come ci aveva chiesto quel tifoso. La qualificazione in coppa Uefa fu un grande risultato. Eriksson? Era timidissimo, quando parlava arrossiva. Per questo ci siamo tutti meravigliati nel leggere le sue avventure amorose da commissario tecnico dell’Inghilterra».

DOPO i due anni con Eriksson, Bosco iniziò la terza stagione in viola con Giorgi allenatore, ma l’arrivo di Dell’Oglio gli tolse spazio e al mercato di ottobre, nonostante quattro presenze nelle prime quattro giornate di campionato, fu ingaggiato dal Pisa, appena retrocesso e ambizioso di ritornare subito nell’Olimpo del calcio. In nerazzurro Bosco ha giocato cinque stagioni conquistando subito un’altra promozione dalla B alla A, dopo quella ottenuta con il Pescara. Il 1990-91 è stato il suo terzo e ultimo campionato nella massima serie.

DOPO L’esperienza di allenatore-giocatore alla Massese, Bosco è tornato sotto l’ala del vecchio maestro Galeone a Pescara, dove è avvenuto l’incontro che ha segnato l’inizio della nuova carriera dell’ex jolly viola. «Ero il vice di Galeone e Allegri era il capitano. Siamo diventati amici e quando Max è diventato allenatore del Milan sono entrato nel suo staff tecnico. Dopo i tre anni in rossonero l’ho seguito alla Juventus. Da sei anni faccio l’osservatore per lui, vado a vedere le partite delle future avversarie. L’ultima relazione è stata sul Real Madrid, finalista in Champions League contro la Juventus, vittorioso per 4-1 sul Celta Vigo. Ci siamo ritrovati con un vecchio compagno della Fiorentina come Landucci, vice di Max. Allegri è un grande allenatore, riesce sempre a mantenere la calma e la lucidità nei momenti più difficili. Ha già conquistato il suo terzo scudetto consecutivo con la Juventus e aver vinto la finale di coppa Italia con la Lazio dopo la sconfitta di tre giorni prima con la Roma è stato un passaggio importante in vista della attesissima sfida con il Real Madrid. Loro sono fortissimi, ma anche noi non scherziamo».

ROBERTO BOSCO è nato a Monza il 14 febbraio 1962. Dopo alcune stagioni in C con Seregno, Reggiana e Carrarese, nel 1985 è passato al Pescara in serie B e ha conquistato la promozione in A nel 1986-87. Alla Fiorentina ha giocato 55 partite senza neanche un gol: 25 nel campionato 1987-88 e 26 nella stagione successiva, sempre con Eriksson allenatore; 4 nel 1989-90 prima di essere ceduto al Pisa nel mercato di ottobre. In nerazzurro Bosco ha giocato fino al 1994 conquistando subito una promozione dalla B alla A. Ha poi giocato nel Modena e nella Massese dove ha chiuso la carriera nel 1998. Da allenatore è stato vice di Galeone al Pescara, di Cuoghi al Crotone e allo Spezia e di Cadregari e Sala alla Reggiana. Dal 2007 al 2009 ha fatto parte dello staff tecnico del Siena, nel 2010 è diventato osservatore del settore giovanile del Milan e a partire dall’anno successivo è collaboratore tecnico di Allegri, prima al Milan e poi alla Juventus.