IL DESTINO CALCISTICO, e non solo, di Renato Buso è legato a Firenze e alla Fiorentina. A Campo di Marte ha esordito in serie A da centravanti con la maglia della Juventus, con la squadra viola si è imposto nel calcio che conta e ha giocato la finale di coppa Uefa segnando proprio alla sua ex squadra. Alla Fiorentina è tornato da allenatore e ha conquistato gli ultimi titoli giovanili della storia viola: lo scudetto Allievi Nazionali nel 2009 e la Coppa Italia Primavera 2011. Renato Buso a Firenze ha messo su famiglia: vive a Rifredi, ha ancora l’accento veneto, ma i tifosi e la gente del rione gli vogliono bene come se fosse nato da queste parti.

«VADO sempre allo stadio, peccato aver buttato via tanti punti. Sono orgoglioso di vivere qui, ho sempre sentito l’affetto della città nei miei confronti. Ho giocato solo due anni nella Fiorentina, ho dato il massimo e i tifosi viola lo hanno capito e mi hanno riconosciuto come uno di loro». Ma ripartiamo dalla prima volta di Renato Buso a Firenze, da avversario, il 12 ottobre 1986. «Dovevo ancora compiere 17 anni, l’allenatore della Juve era Marchesi. Con mia grande sorpresa la domenica mattina mi disse che avrei giocato dall’inizio. Fiorentina-Juventus già allora non era una partita come le altre, a Firenze c’era sempre da soffrire. Mi marcò Gentile, dopo pochi minuti mi fece una brutta entrata proprio davanti alla panchina. Tanto per farmi capire che aria tirava…Finì 1-1 con vantaggio viola di Diaz e pareggio di Vignola. Era stato Trapattoni l’anno prima ad aggregarmi alla prima squadra. Appena arrivato dal Montebelluna, mi ritrovai ad allenarmi con Platini e Scirea. Non tenevo per la Juve, ero un grande tifoso di Zoff perché ne ammiravo l’umiltà e la grande serenità. Ho avuto la fortuna di averlo come allenatore sia alla Juve che alla Lazio». Dopo tre campionati in bianconero con un crescendo costante di presenze e gol, Buso nel 1989 passò alla Fiorentina. Solo l’anno dopo avrebbe capito che era stato un acconto per l’acquisto di Baggio. «Giorgi in ritiro ci faveva fare anche tre allenamenti al giorno, ci dovevamo svegliare alle 6,30. Io ero in camera con Baggio e lui si svegliava un’ora prima per fare le sue preghiere buddiste. Tranquillo Conte Cavour, mi chiamava così per soprannome, puoi dormire un’altra ora. A Firenze si trasferirono anche i miei genitori, vivevamo in un appartamento in via Frusa, a due passi dallo stadio. Fu una stagione strepitosa in coppa Uefa, mentre in campionato soffrimmo».

BUSO era un centravanti che non segnava molti gol, ma che aiutava la squadra. «Ero un po’ in anticipo sui tempi, diciamo che come tipo di gioco mi rivedo in Mandzukic. Ma in Europa mi trasformavo, veniva fuori lo spirito italiano che mi aveva trasmesso mio padre». Quella carica nel 1992 avrebbe permesso a Buso di vincere l’Europeo Under 21 da capocannoniere del torneo. «Con la Fiorentina segnai a Sochaux e nella finale di andata a Torino contro la Juventus: di testa in tuffo su cross di Di Chiara per l’1-1 momentaneo. Avevo un grande spirito di rivincita, non mi piace chi non esulta contro le sue ex squadre perché con quella maglia tu rappresenti una città e i tifosi e devi dare tutto per loro. Si è parlato molto di quella partita e delle decisioni prese dall’arbitro Aladren, il nome era già tutto un programma, a nostro sfavore. Ma nel primo tempo Baggio, Nappi ed io avemmo le occasioni per chiudere la partita e non le sfruttammo. Certo, ci fu la sensazione che l’arbitro non ci considerasse minimamente, ma se avessimo fatto quei gol avremmo vinto. A proposito di gol, con le regole attuali sarebbe stato mio anche quello segnato contro l’AtleticoMadrid al primo turno: invece è stata considerata un’autorete».

A FIRENZE Buso aveva stretto amicizia con Iachini, Landucci, Malusci e Stefano Pioli, il futuro allenatore della Fiorentina. «L’avevo già avuto come compagno di squadra alla Juventus. Stefano è un ragazzo stupendo, serio e umile. Un grande professionista al quale auguro di dimostrare tutte le sue grandi qualità anche da allenatore. La Fiorentina non ha sbagliato in questa scelta». Il secondo anno a Firenze fu più difficile per Buso, che era stato ceduto a titolo definitivo dalla Juventus come parziale contropartita di Baggio. «Un po’ ci rimasi male perché capii che l’affare era stato avviato da tempo senza che ne fossi informato. A Firenze c’era però grande attesa per il passaggio della società da Pontello a Cecchi Gori e anche io speravo molto in questa nuova fase. Invece l’allenatore Lazaroni proprio non mi vedeva e così me ne andai».

DUE ANNI a Genova nella Samp di Mancini e Vialli poi tre anni a Napoli, dove avvenne la trasformazione tattica di Buso: da centravanti o seconda punta ad ala destra tornante. E ancora nel 2008 Firenze diventa di nuovo una tappa importante nella vita di Buso. «Niccolini e Vergine mi chiamarono dopo il fallimento dello Spezia e Corvino mi affidò gli Allievi Nazionali. Vincemmo lo scudetto in finale con l’Inter, ricordo il giro per la città con il pullman scoperto. La società ci fece sentire importanti. Con quella squadra due anni dopo vincemmo la coppa Italia Primavera, perdemmo in finale al Viareggio e arrivammo in semifinale in campionato. C’erano ragazzi che poi hanno fatto strada. Avrei scommesso su Carraro, mentre Iemmello aveva meno qualità ma più temperamento. Piccini era cresciuto tantissimo in un anno e aveva perso coordinazione. Pensammo di darlo in prestito, ma mi convinse con la sua grande determinazione. Non saltò mai un allenamento». Nel 2011 la Fiorentina decise di cambiare gli allenatori delle giovanili e Buso iniziò la sua esperienza fra i professionisti in Lega Pro con il Gavorrano. Ma il ricordo più bello resta la festa in campo dopo la vittoria della coppa Italia Primavera allo stadio Olimpico di Roma. «A fine premiazione spararono i coriandoli viola. Ecco, vedere tutto il campo verde ricoperto di viola è stata la più bella emozione provata con la Fiorentina».