di GAIA SIMONETTI

PALLONE o bicicletta? Il cuore tifava per la seconda, ma l’esordio fu col primo. Scarpini e ruolo definito: ala destra. «Avevo 15 anni, giocavo nel Solarolo, in provincia di Ravenna – racconta Davide Cassani, ct azzurro del ciclismo -. Non ero male, ma il pensiero era per la bici. Volevo fare il corridore. Era il sogno nel cassetto. La decisione fu presa dopo del tempo. In particolare, quando fui ceduto al Castel Bolognese, salendo di categoria con la squadra. Giocavo poco. Panchina fissa e allora capii che non potevo più aspettare e scelsi il ciclismo». Il calcio lo segue da tifoso del Bologna: « Quando posso, una scappata al ‘Dall’Ara’ la faccio. Non sono un assiduo spettatore, complici anche gli impegni legati al mio sport. Quando posso mi guardo tutta la serie A». Una domanda scappa sulla Fiorentina e il ct confessa: « E’ un club prestigioso ed ha una buona squadra, che mi piace. Il derby dell’Appennino, in particolare, è una partita che sento molto e mi appassiona». Se il calcio è un passatempo, la vita è la bicicletta. Apri il suo sito e ti imbatti in una frase, che descrive un amore evergreen: «La mia vita è stata, è tutt’ora e sarà per sempre il ciclismo. Ho iniziato sognando, poi pedalando». «Perché andare in bici – dichiara- è abbattere le barriere sociali come diceva un grande uomo e maestro come Alfredo Martini. Un chilometro, siamo perfetti sconosciuti e poco dopo ci diamo del tu». E’ già iniziato il Giro numero 100, con la tappa Firenze- Bagno di Romagna il 17 maggio: partenza da Ponte ad Ema per una giornata nel segno di Bartali. Ci sarà, però, un grande assente: «Michele Scarponi, il capitano, ci manca – continua Cassani- ci restano la sua generosità, i suoi valori, la simpatia e la sua determinazione». Davide chiude con i suoi ricordi da ciclista: «Il mio primo Giro fu nel 1982, la prima tappa vinta a Prato nel 1991. Oggi riaffiora come 26 anni fa».