Lo «zio»: «Chiesa, che grande personalità»

di GIULIO INCAGLI

BEPPE BERGOMI è la storia del calcio, leggenda dell’Inter, lo Zio di tutti gli amanti del pallone. Prima con la fascia al braccio in Nazionale, poi apprezzato opinionista in tv. «Un ragazzo di 17 anni così, di quella specie, io non l’ho mai più allenato», disse di lui Eugenio Bersellini. Negli anni Ottanta i suoi baffi hanno fatto scuola, quasi a voler mostrare a tutti i costi una maturità conquistata con sudore dopo la morte del padre a 16 anni. Col tempo il look è cambiato, come se lo Zio fosse salito sulla DeLorean e non avesse intenzione di scendere. 756 presenze con l’Inter, giocatore italiano più giovane di sempre a vincere un Mondiale (2° in assoluto dietro solo a Pelè). Fiorentina-Inter, a tu per tu con Beppe Bergomi.

L’ultima giornata ha tolto fascino alla sfida di stasera. Chi si gioca di più? «L’Inter. La Fiorentina con la sconfitta contro l’Empoli si è complicata la vita. Avesse vinto per me sarebbe rientrata prepotentemente nella corsa europea, adesso mi sembra difficile. L’Inter invece deve crederci ancora, anche se la batosta presa nel derby e la situazione intorno al tecnico non la favoriranno». Crede che la classifica attuale rispecchi i valori della serie A? «Fino alla quarta posizione sì. Juve, Roma e Napoli sono le tre squadre più forti e sulla Lazio sono stato chiaro fin dall’estate. Inzaghi sta facendo un lavoro straordinario ma la rosa è di alto livello. Il centrocampo biancoceleste non ce l’hanno molte squadre in Europa. La sorpresa è l’Atalanta, poi per me Milan ma soprattutto Inter dovevano essere più avanti». E la Fiorentina? «Mi risulta difficile giudicarla. Non mi so dare una spiegazione logica all’involuzione. Lo scorso anno l’ho seguita con attenzione nella prima parte, anche in Europa League. Era un piacere commentarla, proprio come il Napoli. Erano le due squadre che giocavano il miglior calcio, poi si deve essere rotto qualcosa. Sousa sul lato tecnico ha portato qualcosa di nuovo al calcio italiano ma nella gestione globale credo sia mancato qualcosa». Dopo Sousa, Pioli o Di Francesco? «Stefano è un tecnico che mi piace. Lo conosco meglio perché abbiamo fatto il corso allenatori insieme. È in crescita, ha dato una fisionomia alla squadra e l’Inter deve ringraziarlo per l’equilibrio che ha portato in un momento difficilissimo. Io non mi faccio abbagliare dalle ultime tre partite. Su Di Francesco ho qualche dubbio in più. So che è molto preparato, come lo sono tutti i tecnici italiani. Ma so anche che a Firenze ci vuole un allenatore con grande personalità, che regga le pressioni e sia in grado di imporsi con la società. La Fiorentina negli ultimi anni ha sempre avuto ottime intuizioni, prima con Montella poi con Sousa. I Della Valle hanno sempre dimostrato grande lungimiranza». Come giudica da interista il comportamento della società nei confronti di Pioli? «Non è normale. Poi è ovvio che si incappi in un momento complicato. Io ho sempre lavorato meglio quando ho sentito la fiducia dell’ambiente. Dopo 9-10 vittorie in fila non puoi essere messo in discussione». Ai prossimi Mondiali commenterà l’Italia con Bernardeschi e Chiesa titolari? «Mi piacerebbe tantissimo. Chiesa l’ho commentato anche all’esordio contro la Juve. Poi qualche giorno dopo l’ho visto in Primavera dal vivo sempre contro i bianconeri. Mamma mia! Mi impressionò e dopo averlo conosciuto dal vivo, ho capito che questo ha tutto per diventare un giocatore. A Bernardeschi c’è soltanto da trovargli il ruolo giusto. Lo scorso anno ha fatto anche bene da esterno ma è un talento e come tale deve stare vicino alla porta. Mino Favini mi ha sempre detto che il talento puro va aspettato, lui è già esploso ma aspettiamo di capire qual è il suo ruolo perfetto. Io lo vedrei benissimo all’Inter in un 4-2-3-1 con lui e Candreva a piedi invertiti».