«Diego Della Valle? Gran motivatore. Pioli ha gli attributi»

di GIULIO INCAGLI

COME UNA FENICE, la Fiorentina rinacque dalle sue ceneri il 1° agosto di 15 anni fa dopo un fallimento straziante e un’umiliazione talmente grande da minacciarne la sua gloriosa storia. Gli eroi della rinascita sportiva e morale di una città intera stasera saranno sugli spalti del «Franchi». Da Ivan a Baronchelli, passando per Panarelli, Traversa e Bismark. Fino ad arrivare al simbolo, al bomber che ha cullato i sogni di migliaia di tifosi viola, Christian Riganò. «Ogni tanto ci troviamo con i ragazzi. Eravamo una grande famiglia e siamo fieri di aver contribuito alla rinascita della Fiorentina», racconta un altro pilastro di quella rosa come Raffaele Longo. «Provate a dirglielo voi a mia figlia che non vado alla sua gara di nuoto!”, non ci sarà Raffaele ma la pagina scritta a Firenze resta indelebile. I ruoli si invertono, è curioso, ci tempesta di domande sul momento della Fiorentina, sul perché Pioli non convinca la piazza e una in particolare ripete con stupore e un filo di delusione: «Ma cosa è successo ai Della Valle?».

Rigiriamo subito. Come è cambiato il loro rapporto con Firenze?

«Tanto, 15 anni fa non avrei mai pensato di sentire Andrea dire le frasi pronunciate dopo Reggio Emilia. Credo siano dichiarazioni dettate dall’amarezza, a mente fredda tornerà sui suoi passi ma i Della Valle che ho conosciuto io erano un’altra cosa. Entrambi erano molto vicini alla squadra, sentivamo la loro fiducia e ogni volta che parlava Diego ci dava una grande carica».

Ricorda un episodio in particolare?

«Dopo la sconfitta contro il Grosseto per 2-0 e l’esonero di Vierchowod nello spogliatoio c’era un po’ di preoccupazione. Il ritardo dalle prime cominciava a diventare significativo e a Firenze la pressione era altissima. Diego ci convocò tutti nel suo ufficio allo stadio. Tutta la squadra e lo staff tecnico. Una chiacchierata da uomini, ci guardò negli occhi e ci disse che era sicuro che ce l’avremmo fatta perché eravamo più forti e la proprietà si fidava di noi. Ci trasmise grande tranquillità in un momento complicato».

Come si spiega questo suo allontanamento da Firenze e dalla Fiorentina?

«Faccio fatica a spiegarmelo. Non lo avrei mai pensato. Aveva voglia di vincere, di salire subito fino alla A. La sua ossessione era la Juventus e ad ogni riunione ci ripeteva che dovevamo puntare a quel modello e arrivare lì prima possibile. Eravamo una grande famiglia, dal proprietario fin al magazziniere. Figure come Fagorzi o Romeo erano fondamentali e invece vedo che adesso vengono emarginate. Con questo non voglio giudicare o accusare nessuno, in Italia fare calcio è sempre più difficile e io devo dire grazie ai Della Valle per quello che mi hanno fatto provare quell’anno”.

Qual è il ricordo più bello?

«Non è la solita frase fatta. Non ne ho uno in particolare. Quando fai la C2 con 40mila persone ogni domenica a vederti tutto è magico. Fu una stagione stupenda, ricordo la prima trasferta con 10mila viola al seguito, sembrava di giocare la Champions. Ho Firenze nel cuore, mi dispiace tantissimo non essere presente stasera ma mia figlia viene prima di tutto».

Ha avuto Pioli alla Salernitana. Crede sia il tecnico giusto per la Fiorentina?

«Sì, Stefano è il profilo perfetto. Ce l’ho avuto all’inizio della sua carriera e già si vedeva che era uno con gli attributi. All’Inter lo hanno trattato come l’ultimo arrivato ma ha una preparazione incredibile e merita un’altra chance».