In viola solo tanti rimpianti

di GIAMPAOLO MARCHINI

FORSE non ha il dente avvelenato nei confronti della Fiorentina, ma c’è da scommettere che se domani dovesse segnare Alessandro Matri tornerà a fare il verso del ‘picchio’, esultando alla sua maniera. Come quella volta al ‘Cibali’, la prima volta con la maglia viola il 19 gennaio del 2014. Una doppietta per stendere il Catania e per consentire alla Fiorentina di continuare a inseguire la Champions. Due gol che avevano fatto sognare (e illudere) una tifoseria intera. Matri era arrivato a Firenze nel mercato di gennaio, chiamato da Pradè dopo il guaio capitato a Rossi.

LE PREMESSE, come detto, erano incoraggianti, perché ‘Mitra’ aveva voglia di riscatto dopo la parentesi complicata in rossonero. E lui sembrava il giocatore fatto su misura per la Fiorentina alla ricerca di un bomber affidabile per rincorrere l’Europa. Aveva promesso addirittura 10 gol, scherzando con l’allora direttore sportivo viola. «Sono pochi», disse in modo anche un po’ incauto, con fare guascone come si confà a un ‘bello del gol’.

L’OBIETTIVO era anche quello di rilanciarsi in chiave azzurra, considerato che c’erano ancora in ballo le convocazioni per il Mondiale. Ma l’epilogo fu completamente diverso dall’esordio. Invece di sbloccarsi, Matri sembrò essere diventato prigioniero della sua voglia di strafare, sbagliando anche gol che uno come lui non avrebbe certo sbagliato. In 21 presenze (15 in campionato, 3 in Coppa Italia e altrettante in Europa League) Matri collezionò solo quattro reti (una in Europa League). Un bottino magro per un attaccante comunque arrivato con grandi aspettative in un sistema di gioco che avrebbe dovuto aiutarlo. Ma come detto la stagione non fu brillante e alla fine della stagione Matri fu fatto tornare al Milan – era in prestito secco –, senza cercare di capire le reali intenzioni dei rossoneri. Rossoneri che decisero poi di girarlo sempre in prestito al Genoa l’anno dopo.

LUI e Anderson Luís de Abreu Oliveira, meglio conosciuto come Anderson, dovevano dare una mano alla Fiorentina che aspettava ancora in rientro di Gomez e doveva fare a meno, appunto di Pepito Rossi. I risultati furono modesti, per entrambi. I rimpianti enormi, soprattutto per la Fiorentina. Ma di questa avventura in viola a Matri è rimasto ben poco, come anche si può capire dalle parole rilasciate alla vigilia della partita dallo stesso attaccante neroverde: «Quella con la Fiorentina è una partita importante, loro avranno voglia di rifarsi dopo la sconfitta col Palermo, noi in casa vogliamo mostrare il nostro gioco e il nostro potenziale. Abbiamo ritrovato la forma, sono rientrati giocatori simbolo che servono al gruppo giovane, sono una guida. Ora abbiamo altre quattro partite per dimostrare ancora il nostro valore e, visto che non abbiamo niente da perdere, possiamo giocare anche con più serenità».

SERENITÀ e forse tranquillità forse smarrite proprio a Firenze che resta sicuramente una tappa della carriera di Matri carica di rimpianti per quello che poteva essere e che invece non è stato.