LA STANCHEZZA

Squadra stanca o depressa? Demotivata o confusa? Rabbiosa o isterica? Ci sono un po’ tutte queste componenti dentro lo strano finale di stagione della Fiorentina. L’altalena di risultati e di up e down è il frutto di tante contraddizioni tecniche e gestionali stratificate nel corso dei mesi.

EFFETTI COLLATERALI DI UN GIOCO PROPOSITIVO

La squadra vuole giocare un calcio propositivo, quasi arrogante, in casa e in trasferta, contro le grandi e contro le pari grado, con i titolari o senza. Un atteggiamento che rispecchia la mentalità di Sousa ma non il reale status della squadra. Così al predominio territoriale spesso non corrisponde pari incisività offensiva e, quel che è peggio, il baricentro alto determina squilibri ingestibili da una difesa che ha sempre fatto acqua da tutte le parti. A queste difficoltà croniche se ne sono aggiunte, in queste ultime partite, altre contingenti come il calo calo atletico e alcune assenze pesanti.

L’ASSENZA DI GONZALO Contro la Lazio mancherà di nuovo Gonzalo Rodriguez che era appena rientrato. L’argentino pur senza dare grande certezze sul piano del contrasto quantomeno sa guidare il reparto e costruire da dietro. La sua assenza obbligherà Sousa a rimettere al centro del pacchetto arretrato Sanchez che ha ampiamente dimostrato di poter fare tutto con grande generosità ma senza altrettanta competenza. All’assenza di Gonzalo si sommerà quella di Badelj uscito al Mapei Stadium quasi subito per una contrattura all’adduttore sinistro. La condizione fisica della Fiorentina Anche questo può essere un segnale di logoramento fisico.

NUOVE TECNOLOGIE Ci sono oggi degli strumenti sofisticati che permettono di misurare in maniera obiettiva la prestazione atletica dei giocatori e anche la loro probabilità di infortunarsi. Si tratta di un sistema di video riprese computerizzato, denominato tracking, che riesce a distinguere la sagoma dei giocatori nello schermo e a seguirne gli spostamenti sul campo calcolandone distanza percorsa e velocità istantanea, alla stregua del GPS del nostro cellulare o dell’auto ma senza essere invasivo, cioè senza costringere i calciatori ad indossare chip o sensori.

LA LAZIO STA BENE A fronte di una squadra in riserva scende in campo questo pomeriggio al «Franchi» quella più in forma del campionato. La Lazio ha asfaltato nelle ultime due partite Roma e Samp grazie anche all’esuberanza fisica dei suoi giocatori. I laziali hanno corso 6 chilometri in più dei giallorossi e 7 in più dei blucerchiati. Inzaghi ha modellato una squadra che sa adattarsi all’avversario con umiltà sfruttandone le debolezze. Ha creato un puzzle quasi perfetto soprattutto a centrocampo e in attacco mixando profili esperti (come Biglia e Immobile) e giovani esuberanti (come Milinkovic Savic e Lukaku). Ha nel 4-3-3 il suo concetto di base ma, un po’ come fa anche la Juventus di Allegri, sa giocare anche con la difesa a tre. Nel derby Inzaghi ha proposto un modulo solo apparentemente difensivo con un’unica punta, Keita, supportata da Milinkovic Savic e una cintura di cinque centrocampisti. In realtà la squadra si è mossa compatta e con grande dinamismo. Il gol decisivo di Basta è frutto di questa superiore aggressività. Il cross di Lulic, deviato da De Rossi, trova pronti al limite, come avvoltoi, solo giocatori biancoazzurri.

FELIPE ANDERSON Contro la Samp Inzaghi ha tenuto il 3-5-2 come impalcatura generale ma con degli accorgimenti spiccatamente offensivi. E’ riuscito a disciplinare a destra Felipe Anderson, anarchico di natura, e ha rimesso Immobile al fianco di Keita in attacco. Quest’ultimo è diventato l’attore protagonista dopo essere stato messo in discussione tutto l’anno. I suoi gol hanno tutti la stessa matrice: lo spazio libero. La Fiorentina non dovrà mai lasciargli corsie preferenziali scappando per tempo coi difensori centrali e chiudendo le linee di passaggio con i mediani. Più facile a dirsi che a farsi.

I DATI SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI I dati principali di tutte le partite di serie A sono disponibili sul sito della Lega Calcio (www.legaseriea.it) per chi ha voglia di vedere coi propri occhi. Sono andato a vedermi i report statistici della Fiorentina e della sua prossima avversaria delle ultime due partite. I numeri confermano quanto percepito vedendo giocare le due squadre. I viola hanno corso tre chilometri e mezzo meno del Palermo in una gara giocata da entrambe sotto ritmo. I centrocampisti rosanero (Gazzi, Chochev, Jajalo) hanno corso più di 11 chilometri a testa. Nessuno dei viola ha superato questa soglia. Domenica a Reggio Emilia la partita ha avuto un ritmo molto più alto (complessivamente le due squadre hanno corso dieci chilometri di più) ma la Fiorentina ha comunque avuto lo stesso gap negativo rispetto all’avversario (3,5 chilometri in meno del Sassuolo). Rimane come fattore positivo la tenuta mentale della squadra che, seppur sotto di un gol e in inferiorità numerica, ha saputo rimanere in partita per poi assestare il colpo giusto proprio all’ultimo respiro. Merito del suo uomo più controverso e qualitativo. Bernardeschi, partito dalla panchina, ha segnato a modo suo. Ricevuta la palla sul vertice destro dell’area di rigore, si è spostato la palla sul sinistro e ha freddato Consigli sul secondo palo. Una punizione in movimento, i suoi gol.