«Fiorentina vivace
Ma solo in attacco»

di MARIO TENERANI

C’ERA UNA VOLTA una squadra di matti guidata da uno straordinario allenatore toscano, la Lazio di Tommaso Maestrelli. Un gruppo diviso in bande che si fronteggiavano il giovedì nella partitella. Botte da orbi in campo e spari negli spogliatoi. Pistole e palloni. Quella squadra però, sfidando ogni regola del calcio, vinse uno scudetto. Il capitano di quei pazzi era Giuseppe Wilson, detto Pino: un inglese cresciuto a Napoli, da padre ufficiale dell’esercito britannico e madre napoletana. Uno dei liberi più forti di quel tempo: combattente in area e aristocratico fuori. L’aria da gentleman non è cambiata. Cortese e disponibile a presentarci Fiorentina-Lazio, lui che tra l’altro adora Firenze, dove viene spesso. Una passeggiata in centro e un ricordo di quegli anni folgoranti.

Pino, la memoria vintage che suggerisce?

«Mi viene in mente una vittoria al Comunale, l’anno prima del nostro scudetto. Era il 1 ottobre ’72, gol di Garlaschelli. Fu un trionfo importantissimo per noi».

Perchè? «Vincere a Firenze, in uno stadio così, non è una cosa normale. Quel successo ci regalò una nuova consapevolezza nei nostri mezzi. Forse proprio da lì cominciò un cammino che ci condusse nel ’74 a cucirci lo scudetto sulla maglia».

Chi la faceva lavorare di più tra i viola?

«Chiarugi, non ho dubbi. Senza falsa modestia lo marcavo abbastanza bene, ma dovevo prepararmi al massimo, Luciano era sgusciante, andava preso davvero con le molle. Un mancino puro che però poteva scapparti da tutte le parti. In quel periodo era tra i più forti attaccanti in circolazione».

Firenze le dava emozione?

«Mi è sempre piaciuta: così tanto che ancora oggi ci vengo spesso. Non rinuncio alla passeggiata in centro. In mezzo all’arte e a tutto al patrimonio che avete».

Un pensierino al viola lo ha mai fatto?

«Eccome: proprio nell’estate ’71 andai vicino al trasferimento a Firenze. Si parlava di uno scambio, forse con Brizi. Ma erano tempi in cui i calciatori erano proprietà completa delle società e non c’erano i procuratori. Alla fine non se ne fece di nulla».

Wilson, oggi che Lazio è?

«Io la chiamo Lazio delle meraviglie. Abbiamo una rosa già con 7-8 elementi di spessore, ottima cifra tecnica: penso a Biglia, Keita, Immobile e gli altri. Su questo gruppo, poi, si è posata la mano magica di Inzaghi. Simone ha il grande merito di aver amalgamato a dovere questo insieme di qualità. Ha uno staff di grande sostanza, per me è una delle prime realtà del campionato».

Vista da lontano la situazione generale è strana: il presidente Lotito contestato a vita, mentre la squadra ogni anno raccoglie grande soddisfazioni. Dove sta la verità?

«Io, ad esempio, sono tra coloro che non l’ ha mai criticato per il suo ruolo, bensì per il mancato rapporto tra società e tifosi. Dal punto di vista amministrativo credo non si possa muovergli nessun rilievo, c’è da poco da fare. In cima c’è la Juve, ma dietro la Lazio è tra le migliori».

Ora però qualcosa sembra cambiato o no?

«Sì è vero: si è riavvicinata la nostra Curva Nord e con la Samp c’erano 40 mila persone all’Olimpico. Pensando a come erano andate le cose in precedenza, trattasi di numero davvero considerevole».

E la Fiorentina come le sembra?

«Da centrocampo in su gioca un bel calcio davvero, ma lascia troppo spazio dietro. Il possesso palla, grazie ad un gran giocatore come Borja Valero, rende bene: tanto da innervosire gli avversari. Poi però arrivano gli errori, troppi. Insomma, i viola all’interno della gara, ad un certo punto, danno la sensazione di prendere sottogamba la partita».

Sousa ha sbagliato qualcosa?

«Direi di sì… Ha dimostrato di avere un problema di carattere ambientale con la società. Scusate, ma quando ha detto che Bernardeschi non era da Firenze, il portoghese si è reso conto di ciò che stava affermando…?».

Un’uscita sbagliata…

«E’ come maltrattare la città stessa. Firenze non è un piazza normale, ma molto importante. Un calciatore qui ci viene sempre volentieri. Ecco perché ha sbagliato Sousa».

Chiesa è stata la rivelazione viola?

«Ha esordito in serie A alla grande e mi pare che abbia straordinari margini di miglioramento. Il ragazzo farà molta strada, ne sono certo».

Torniamo sulla difesa, reparto che lei conosce molto bene: è stato il punto debole della stagione?

«Sì, sono d’accordo: è risultata la parte negativa della squadra. Anche se spesso non è stata neppure supportata dal centrocampo. Del resto le fortune di un reparto arretrato nascono proprio dalla capacità difensiva della mediana».

Firenze è critica con i Della Valle, lei che pensa?

«Se facciamo un paragone con la mia Lazio è innegabile che sotto il profilo dei risultati il club di Lotito abbia fatto meglio. Nonostante che fatturati e budget siano poi abbastanza simili. Ma talvolta le pressioni sul carattere dei giocatori influiscono molto».

In che senso?

«Vanno presi calciatori migliori. La Fiorentina, nonostante tutto, in questo campionato avrebbe potuto approfittare delle lacune mostrate dalla milanesi. Ora per i viola la corsa all’Europa League mi sembra molto dura… Non è facile recuperare».

La Lazio arriva da favorita al Franchi…

«Dipenderà tutto dal turnover che Inzaghi vorrà fare in vista dell’imminente finale di coppa Italia. Se lo facesse massiccio la Fiorentina potrebbe coltivare molto più chance, in caso contrario vedrei davvero una Lazio avvantaggiata».

Pioli è giusto per Firenze?

«Il mio giudizio è assolutamente positivo. Il primo anno alla Lazio conquistò l’accesso al preliminare di Champions League e fece la finale di Coppa Italia. Nel secondo anno le cose sono peggiorate, ma Stefano ha pagato la preparazione anticipata e anche altre situazioni che aveva ereditato. E’ una persona seria, gran professionista e ottimo allenatore».


Fiorentina-Pioli, ecco il binomio della rivincita

CI SIAMO, stasera la Fiorentina di Sousa si gioca l’ultima possibilità di sperare nell’Europa League contro una Lazio lanciata sì dai gol di Immobile, ma preoccupata di dover disputare la finale di coppa Italia contro la Juventus, la settimana prossima. In verità le ultime giornate viola sono state caratterizzate da una notizia che supera di gran lunga l’attualità: parliamo dell’esonero di Pioli, che di fatto ha spalancato le porte di Firenze al tecnico di Parma per la prossima stagione.

LUI e la Fiorentina hanno già fissato l’obbiettivo della prossima stagione: rialzare la testa e prendersi una rivincita sulle amarezze recenti. In questo senso Pioli ci sembra la figura migliore che lo staff viola potesse scegliere (sempre nel limiti di allenatori con ingaggi «normali»), mentre non pare marginale il fatto di accogliere un allenatore che negli ultimi mesi è stato letteralmente triturato nel frullatore Inter. Un conto sarebbe stato prendere Pioli a novembre, quando Sousa sembrava con un piede e mezzo fuori dalla Fiorentina. Ora è un altro film: tutto diventa più difficile, soprattutto quando sarà l’ora di presentarlo alla gente viola. Pioli era e resta un ottimo allenatore – per carità – ma anche lui (come la Fiorentina) dovrà smaltire in fretta le scorie di una stagione difficile, esasperante e in definitiva mediocre come quella che sta finendo. Si incontrano due reduci, la Fiorentina e Pioli, e solo se uniranno la loro voglia di rivalsa sapranno creare le premesse per un campionato affascinante. Solo così sarà una stagione intensa, costruttiva, nella quale speriamo si parlerà solo di pallone, e non di rancori mal sopiti.