E dopo il fallimento nacque il Viola Club Ingegneria

QUANDO tutto intorno era niente, ecco nascere il Viola Club Ingegneria di Firenze. L’era Cecchi Gori si era chiusa nel modo peggiore, retrocessione sul campo e fallimento: a raccogliere le ceneri della Fiorentina erano stati Leonardo Domenici, allora sindaco della città, ed Eugenio Giani. Furono loro a cedere la Florentia Viola alla famiglia Della Valle, nell’agosto del 2002. Ed il club dell’Università di Firenze non si è tirato indietro.

«SIAMO partiti dai campi di periferia e siamo arrivati fino in Champions League – ricorda il Professor Pietro Zecca, presidente del club. Ricordo l’euforia per la conquista del primo posto nel girone di Champions al secondo anno di partecipazione, così come la rabbia provata dopo quella svista incredibile di Ovrebo».

Che cosa le è rimasto di questi 15 anni di vita del Viola Club Ingegneria?

«Tanti momenti belli, tranne il periodo grigio vissuto con Mihajlovic. Prima con Prandelli, poi con Montella siamo stati costantemente nelle prime posizioni della classifica e questo è stato motivo di orgoglio. Peccato solo per quanto accaduto prima della finale di coppa Italia a Roma contro il Napoli, perché quanto accaduto fuori dallo stadio con l’agguato a Ciro Esposito ha finito col pregiudicare tutta la serata».

Adesso, invece c’è la squadra ancora a caccia di punti preziosi in chiave sesto posto.

«Siamo tutti d’accordo che negli ultimi due anni sono stati commessi errori da parte del club, soprattutto di sottovalutazione di certi aspetti. Ma sono convinto che si può sempre ripartire. Onestamente fatico a capire la contestazione, perché al di là di poche occasioni la Fiorentina è sempre stata una squadra capace di lottare per le posizioni nobili del campionato».