Che danze col pallone, genio e colpi a effetto

di ANDREA GIANNATTASIO

CHISSÀ dove sarebbe oggi Gaetano Castrovilli se da bambino non avesse scelto di diventare un calciatore, quando ad appena nove anni giurò al nonno poco prima della sua scomparsa che un giorno avrebbe fatto impazzire il «San Nicola» e tutta la Puglia. Probabilmente a quest’ora il baby talento di Minervino Murge (paese di 30.000 anime in provincia di Barletta) sarebbe un famoso ballerino di danza classica, visto che la musica e la pista hanno sempre rappresentato, dopo il rettangolo verde, la sua seconda grande passione. Eppure, per quanto il ballo ed il calcio siano discipline totalmente diverse, c’è chi è pronto a scommettere che il trequartista della Fiorentina (arrivato a gennaio dal Bari a titolo definitivo per 1,5 milioni di euro) sia in grado di conciliare questi due mondi così lontani, accarezzando con la suola e quasi danzando sul pallone ogni volta che mette piede in campo.

NON C’È da stupirsi dunque se Castrovilli, fin dal suo secondo approdo in viola dopo l’esperienza al Viareggio di un anno fa, sia diventato in poco tempo uno dei punti fermi della Primavera di Federico Guidi, riuscendo a deliziare i tifosi con le sue giocate e a realizzare alcuni gol di rara bellezza (l’ultimo appena una settimana fa al Bozzi contro il Perugia). Piedi d’oro, ma anche e soprattutto piedi per terra. È questa la raccomandazione che ripetono a Gaetano ogni settimana mamma Michelina e papà Mario, coloro che più di tutti (assieme all’inseparabile zio Nimbo, che ogni giorno con lui percorreva i 180 km, andata e ritorno, tra Minervino e Bari ai tempi delle giovanili biancorosse) hanno avuto un ruolo fondamentale nella vita di Castrovilli, cresciuto col pallone tra i piedi per le vie della sua città ed i miti di Kakà e Ronaldinho ben stampati nella testa: «Lui non tremerebbe neppure se giocasse al Maracanà o a San Siro davanti a centomila spettatori» racconta Gigi Nicassio, il primo allenatore di Castrovilli nel vivaio dei Galletti. «Il suo chiodo fisso è saltare gli avversari a ritmo di danza, proprio per il suo passato da ballerino: quando venne a fare il provino al Bari, ci bastò vedergli toccare il pallone per farlo restare con noi. Tra centinaia di bambini era il migliore».

QUALITÀ, dunque, ma anche tanta, tantissima personalità: quel mix letale di genio e follia tipico di tutti i numeri 10 che aveva col tempo attirato l’attenzione di Juventus, Roma e perfino del Chelsea, bruciate però da Corvino a gennaio nell’ambito del doppio colpo che ha portato in viola anche il terzino Giuseppe Scalera (un altro di cui si sentirà presto parlare). Intanto, tra pochi mesi, per Castrovilli si apriranno le porte della prima squadra, un traguardo per il quale è arrivata la benedizione di Giancarlo Antognoni: «Sono rimasto impressionato da questo ragazzo» ha confessato l’Unico 10 a proposito del baby viola.