Il DS a caccia di talenti per conto di Lotito

La scoperta di Biglia e Felipe Anderson, che affare

di RICCARDO GALLI

LOTITO, padre padrone della Lazio, lo considera la sua cassaforte sportiva. O, perché, no, la sua schedina vincente (ripetuta e ripetibile) del Superenalotto. Per i tifosi è l’uomo duro della società. Quello che sa dosare affari e motivazioni. Per la squadra, per tutti i giocatori, invece, Igli Tare è una sorta di (sempre, ovviamente, duro) fratello maggiore che ieri era ancora lì, al posto di ognuno di loro, in campo, e oggi è il dirigente con il quale parlare, confidarsi, affrontare problemi. Magari senza alzare troppo la voce perché non si sa mai. Nel rendimento e nei risulti di questa Lazio c’è dunque (e più che mai la firma) di Tare, albanese con l’istinto del mercato che da un paio di stagioni (parola alla critica sportiva e agli addetti ai lavori) è considerato il direttore sportivo più abile del campionato italiano. E la sua avventura da dirigente, iniziata ormai la bellezza di quasi 10 anni fa con la promozione a coordinatore dell’area tecnica (2008) e quindi ds del club (dal 2009 a oggi), ha consegnato alla storia degli affari di calcio una lista chilometrica di campioni presi a bassissimo costo, di scommesse su giovani ampiamente ripagate e su plusvalenze che il club biancoceleste ha scritto a carattere cubitali sul proprio bilancio.

A ROMA si racconta che fu l’affare Zarate (sì, proprio il giocatore transitato tempo dopo anche da Firenze) quello che mise in luce in modo definitivo le caratteristiche manageriali (per l’ingaggio) e quindi dirigenziali (pugno di ferro al momento di liberarsi di un attaccante troppo scomodo) di Tare. Ma Zarate, appunto, è solo un micro risultato rispetto a quanto il ds albanese è riuscito a fare per accontentare Lotito e le esigenze tecniche dell’allenatore di turno. Si passa da Hernanes (clamorosa la trattativa per la cessione all’Inter nel corso del mercato d’inverno) a Candreva, preso per un pugno di euro e rivenduto come un top player di caratura internazionale, così come fu di Tare l’intuizione di sfruttare lo svincolo di Klose che dalla Germania arrivò alla Lazio senza che si fosse investito un solo euro per acquistarne il cartellino. I rapporti con la Fiorentina? Buoni e di grande stima reciproca fra lui e Pantaleo Corvino, anche se nel recente passato (ma il Corvo non era ancora rientrato a Firenze) Tare fu sicuramente l’uomo-ombra che fece saltare l’affare Milinkovic Savic in modo grottesco. E a danno della società di Della Valle.

L’ESTATE scorsa la Lazio ha colpito in chiave mercato soprattutto con l’operazione Immobile (con blitz e accordo decisivo con il Siviglia, spiazzando il Torino), ma il vero blitz di mercato con probabilissime ripercussioni di maxi-plusvalenze in un futuro forse non troppo lontano arriva quando nella stessa estate Tare strappa il sì di Biglia all’Anderlecht e di Felipe Anderson al Santos: la doppia operazione costa in totale 16 milioni di euro. Impossibile fare di meglio.