QUANTI RICORDI! Tracce di un tempo lontano ancora vive, uniche e indimenticabili. Lampi di una giovinezza ormai svanita ma ricca di storie incredibili. Come i due scudetti viola dei campionati 1955-‘56 e 1968-’69. Tempi in cui vigeva il servizio militare obbligatorio… Ma cosa c’entra, direte voi? C’entra perché quei 16-18 mesi di naia non erano tali per quegli atleti, diciamo pure di fascia superiore, dirottati sulle «Compagnie Atleti». Si trattava di caserme del Centro Sportivo Esercito che davano modo di far proseguire al meglio le attività agonistiche di ciascuno.

LA CECCHIGNOLA, periferia di Roma, era quella di maggior prestigio. E fu lì che fra il 1965 e il 1966 si ritrovò il sottoscritto per gli obblighi di leva, insieme ad Alberto Bruschini e al compianto Gianni Gross, quali atleti della Rari Nantes Florentia. Il Nuoto, insieme all’Atletica dove spiccava l’ostacolista Eddy Ottoz pluricampione europeo, faceva parte degli sport vari. Fra i ciclisti, in una camerata a parte, troneggiava Roncaglia col suo oro olimpico.

A BRILLARE erano però le stelle dei calciatori. Molti già professionisti. E se Rivera era stato precedentemente dirottato su Bologna, la Cecchignola poteva vantarsi di aver ospitato Gigi Riva seguito poi da Pierluigi Cera e Boninsegna, con quest’ultimo che non esitava un attimo a far pesare alle reclute il suo nonnismo. Calciatori trattati comunque coi guanti bianchi: niente turni di guardia, niente «campi», niente poligoni di tiro. Le loro licenze cominciavano il venerdì e duravano fino al martedì.

RIZZO, DE SISTI, FERRANTE Da fiorentini, e tfosi viola, la nostra fierezza ed euforia raggiunse però il massimo quando, dopo aver già trovato con sorpresa alla Cecchignola Francesco Rizzo e Calosi, quest’ultimo idolo di Tavarnelle Val di Pesa, arrivarono in sequenza Giancarlo De Sisti, Elvio Salvori e successivamente il buon Ugo Ferrante che, poveretto, ci ha lasciati nel 2004. Tutti ragazzi bravissimi a cominciare da «Picchio». Ricordiamo però la sua faccia quando nel giorno del suo arrivo alla Cecchignola per rendergli onore il plotone lo accolse schierandosi sotto la palazzina del comando non sapendo che di lì a poco sarebbe stato investito da un mega-gavettone. Classico episodio goliardico da caserma che del resto aveva contagiato anche i superiori. Il vicecomandante, tenente Ozzola, milanese e tifoso neroazzurro, con tanto di poster sulla porta dell’ufficio, imponeva a coloro che chiamava a colloquio di gridare:»Forza Inter!».