Gli intrecci del mercato

Quando Cecchi Gori mandò il Cucciolo in punizione

L’INCROCIO con il Pescara, obiettivamente, non regala spicchi di storia entusiasmanti. Qualche operazione di mercato – chi non ricorda l’arrivo (1987) a Firenze di Rebonato che aveva appena vinto la classifica cannonieri della serie B –, risultati sul campo puntualissimi nel rispettare il pronostico e infine, quello scontro (vinto dai viola) qualche anno fa in Abruzzo che però non coincise con la conquista della zona Champions, complici le ’marachelle’ del Milan a Siena. Ma sull’asse che collega la (poca) storia a braccetto di Fiorentina e Pescara, spicca un episodio lontano ormai 25 anni. Siamo nel 1992 e dopo stagioni di grande affetto, di stima e ambizioni condivise, Vittorio Cecchi Gori ’trasforma’ Carlos Dunga, ovvero quello che fino a poche settimane prima era il capitano della ’sua’ Fiorentina, in un nemico da annientare. Da cancellare. Senza pietà.

LA GUERRA inizia per ragioni di gerarchie all’interno della struttura viola, continua per problemi di mercato (dubbi legati alla volontà o meno di Cecchi Gori a rafforzare la rosa) e finisce su questioni personali. Dunga e la Fiorentina vanno allo scontro totale e la prima decisione del presidente è durissima: inizia il campionato, ma Carlos starà a guardare. E’ fuori rosa. La situazione è surreale ma è qui che entra in scena il Pescara.

LA FIORENTINA vuole cedere Dunga, vorrebbe monetizzare ma allo stesso tempo non ’aiutare’ il campione brasiliano a trovare spazio in una squadra importante. No, Dunga ha… sgarrato (è il ragionamento di Cecchi Gori) e la punizione deve andare oltre. Così l’unica trattativa che la Fiorentin fa per il giocatore è con il Pescara. Squadra di bassissima classifica, dove il brasiliano pur trovando posto fra i titolari non avrà certo l’opportunità di puntarsi addosso i riflettori del calcio che conta. Il Pescara accetta la proposta della Fiorentina ma i soldi sono comunque un problema. Gli abruzzesi arrivano a farsi ’consegnare’ gratis il cartellino di Dunga e accettano così di accollarsi l’intero ingaggio del giocatore, almeno fino al termine della stagione.

LO STRAPPO si consuma su questa base e a gennaio il capitano (ormai ex) della Fiorentina, nonchè punto di forza della Nazionale del Brasile che due anni più tardi vincerà con lui il Mondiale, corre a indossare la maglia del Pescara e si concentra nella delicatissima battaglia per evitare la retrocessione. La missione però fallisce e il Pescara (insieme a Dunga) rotola in serie B. Le gesta e le emozioni di appena qualche mese prima e di quelle stagioni in viola, sono solo un ricordo. Sbiadito, forse, per Cecchi Gori ma non per i tifosi viola che considerano (ancora oggi è così) Dunga un leader indimenticabile.