SE LA LAZIO era un ostacolo ostico da superare, il Napoli lo è ancora di più, almeno per due motivi. Intanto saranno diverse le motivazioni. La squadra di Sarri ha l’obbligo di vincere nel disperato tentativo di acciuffare la Roma, a differenza di quella di Inzaghi che era tutta proiettata sulla finale di Coppa Italia con la Juve. Il Napoli, poi, ha un knowhow incredibile nella costruzione e nello sviluppo del gioco. Un lavoro costruito nel tempo dall’ex tecnico dell’Empoli. Rispetto alla Lazio, che usa l’arma del contropiede, i partenopei hanno grande facilità nel trovare corridoi utili anche in spazi stretti. La contrapposizione dovrà essere pianificata e condivisa, frutto di una precisa strategia collettiva. Se la Fiorentina si affiderà a soluzioni estemporanee sarà fagocitata dell’ingannevole possesso palla degli azzurri, bravi a depistare l’attenzione in una zona di campo con una fitta e rapid ragnatela di passaggi per poi colpire in un altro settore. La catena di sinistra costruisce gioco, la destra lo finalizza.

I FULCRI QUALITATIVI I FULCRI qualitativi del gioco sono Insigne e Hamsik, dai loro piedi passano oltre il 50% dei palloni che arrivano nella metà campo d’attacco. Entrambi sanno smarcarsi tra le linee e coordinarsi coi compagni. Ghoulam è il terzo incomodo che arriva sempre in sovrapposizione sia per dare ampiezza, sia per creare superiorità numerica. Dai suoi piedi nascono i cross più interessanti, sempre tagliati dietro la linea difensiva dell’avversario. Il must è «attaccare lo spazio«. I giocatori delegati a farlo sono, in primis, Mertens e Callejon. Il belga non deve intendersi come un «falso nueve». E’ un centravanti vero e proprio. Prima dello smarcamento sul lungo viene sempre incontro al portatore di palla. Un contro-movimento che spesso induce i difensori a seguirlo lasciando fatalmente libera la profondità che è sfruttata dal suo ritorno fulminante (vedi ad esempio il primo gol al Cagliari) o dai tagli di Callejon (impressionante la rete messa a segno a Torino).

LA FIORENTINA ha preso oltre 50 gol in questa stagione proprio perché spesso si è allungata troppo nella fase di possesso, con pochi giocatori «pessimistico orientati». Il gol di Keita dell’1-0 è emblematico. Con la squadra proiettata in avanti è stato sufficiente un anticipo di Bastos con immediata verticalizzazione per lanciare Keita solo davanti alla porta. Servirà quindi una gara più attenta e una squadra sempre corta, in avanti o indietro non importa. Se decide di pressare deve farlo con tutti e tre i reparti, altrimenti tutti sotto la linea della palla ma sempre in 30-35 metri facendo densità centrale con centrocampisti e attaccanti e pronti a scappare coi difensori. Tutto questo quasi a prescindere dagli interpreti. La strategia di squadra sarà più importante delle qualità individuali.

COME COLPIRE IL NAPOLI ha alcuni evidenti punti deboli che la Fiorentina dovrà essere in grado di sfruttare. Partiamo dal pressing. Il Napoli si alza nella metà avversaria per pressare prima possibile ma per farlo si sposta con tutta la sua nuvola di giocatori in zona palla. Sulla parte opposta lascia spazi invitanti che vanno saputi sfruttare usando in maniera scientifica i cambi di gioco. Con questa soluzione sarà possibile guadagnare il fondo campo sul «lato debole». Si potrà così sfruttare l’allergia degli azzurri sui cross all’indietro. La difesa tende a schiacciarsi sulla porta lasciando la zona del dischetto libera. Molti i gol presi così. Servirà rapidità di pensiero e di esecuzione per evitare di fare la fine del Torino, sempre ingabbiato e, nella migliore delle ipotesi, costretto a buttare via la palla, nella peggiore, derubato della stessa, come nel 2-0 di Insigne. Un’altra possibilità sono le seconde palle. Servono torri (Babacar al fianco di Kalinic?) e guastatori pronti ad andare a prendere i rimbalzi. Ma soprattutto serve arrivare al lancio dopo aver alzato la squadra nella metà campo avversaria per accorciare le distanze. Infine, il limite dei calci piazzati. Il Napoli ha preso quasi la metà dei gol su palla inattiva (17). Si sa che ha 5 giocatori di bassa statura e che la squadra difende a zona. Sia sul primo palo sia sul secondo sono vulnerabili.

LA LUNGA COSTRUZIONE

ANCOR più intrigante è la costruzione a monte, ben prima di arrivare in zona gol. L’azione del Napoli parte sempre con Reina e con i due centrali che si aprono. Inizia lì il dominio del gioco con la formazione di continui triangoli in tutte le zone del campo. Jorginho è sempre pronto allo scambio corto e funge spesso da vertice di queste figure geometriche che permettono di inanellare serie prolungatissime di passaggi, bassi, corti e spesso di prima. Le squadre che quest’anno hanno messo maggiormente in difficoltà il Napoli sono state Sassuolo e Atalanta. Due squadre diverse nel modo di giocare (integralmente a zona quella di Di Francesco, prevalentemente a uomo quella di Gasperini) ma accomunate dall’essere entrambe molto organizzate sia nel difendersi che nel ripartire. Gli allenatori hanno inculcato precise codifiche ai propri giocatori che si muovono in campo in modo coerente, senza perdere mai le giuste distanze. Puòessere questa la chiave di lettura giusta.