A NAPOLI la Fiorentina chiude il cerchio con una prestazione che sintetizza tutti le problematiche della sua stagione. E’ l’unica squadra che è riuscita a frenare il dominio del possesso palla ai partenopei. Ma è un merito molto relativo. Infatti nei suoi 33’ di palleggio la squadra di Sarri ha comunque imbastito le sue trame veloci e finalizzate all’attacco verticale, tanto da arrivare 11 volte alla conclusione da dentro l’area di rigore.
AL CONTRARIO i viola hanno ruminato un calcio orizzontale coi suoi tanti giocatori ibridi o fuori ruolo, facendo una grande fatica a guadagnare campo. Così il 67% dei suoi tiri sono partiti da distanza siderale, innocui anche per un portiere non sempre attento come Reina.

ENNESIMA FORMAZIONE SBAGLIATA Le scelte di Sousa sono sembrate un ritorno alle origini. Babacar ignorato. Tello e Chiesa in panchina, gli unici in grado di mettere qualità e velocità sulle fasce. Bernardeschi lontano dall’area avversaria. Cristoforo piazzato nella terra di nessuno, se proprio doveva giocare lui sulla trequarti sarebbe stato più utile piazzarlo direttamente su Jorginho per bloccare la sinapsi dei flussi di gioco avversaria. Per non parlare della fase difensiva. Mai un pressing efficace, mai la giusta compattezza tra i reparti. Al di là dei due mediani, Badelj e Vecino, che hanno fatto il loro compitino la difesa a «tre e mezzo», vista tante volte quest’anno, è sembrata spesso impotente davanti alle accelerazioni di Insigne e Mertens, leggermente più focalizzato il solo Olivera. Incredibili gli errori di Gonzalo Rodriguez, un giocatore che personalmente mi è sempre piaciuto, ma che sembra ormai demotivato e completamente fuori condizione. Nell’ultimo gol è stato letteralmente umiliato dal centravanti belga.

ARRIVA ZEMAN Al ballo di fine anno arriva il boemo. La Fiorentina dovrebbe provare a congedarsi dal proprio pubblico con una gara dignitosa condita da una vittoria. Non che arrivare settimi invece che ottavi cambi il senso della classifica ma quanto meno permetterebbe un saluto senza troppe polemiche. Zeman in questi mesi ha cercato soprattutto di capire l’adattabilità dei giocatori agli schemi del suo gioco offensivo che ha imposto dal primo giorno (5-0 al Genoa). Il suo obiettivo non è mai stato la salvezza della squadra ma la costruzione di un progetto tecnico che porti nuovamente la squadra nella massima serie la prossima stagione. Per cui ha spesso criticato i suoi quando hanno cercato il risultato senza applicare le sue idee di gioco. Visto che non c’erano necessità di classifica il tecnico boemo ha potuto essere ancor più esigente e integralista. Il risultato è che oggi si vedono le sue idee nel modo di stare in campo della squadra (4-3-3, baricentro alto, pressing) e negli automatismi offensivi. Contro il Palermo i gol sono frutto di questi meccanismi automatici, ormai scattati nella testa dei giocatori. Il primo di Muric è un taglio dentro dall’out destro favorito dall’attacco al primo palo di Cerri. Il secondo di Mitrita è un taglio in profondità alle spalle del terzino a dettare il passaggio lungo dietro la linea difensiva avversaria. Gol visti tante volte con le squadre di Zeman. I RICORDI DI SOUSA La Fiorentina non potrà farsi sorprendere da questi movimenti. Sousa giocava nella Juve quando Zeman allenava la Lazio di suoi pupilli Rambaudi e Signori. Nulla è cambiato, per cui se il tecnico portoghese ha buona memoria si ricorderà del 4-0 che gli impose la Lazio all’Olimpico nel ’95, gol congegnati sempre con azioni veloci e verticali. Quella Lazio e questo Pescara non sono neanche lontanamente comparabili dal punto di vista della qualità degli interpreti, ma i movimenti sono i stessi. Sousa chiederà, quindi, di coprire preventivamente la profondità. Importante in questa chiave il rientro di Astori. Domani si chiuderà il ciclo Sousa che dopo aver fatto bene nella prima stagione viola non ha saputo dare continuità quest’anno.

DUE GOL SU CALCIO D’ANGOLO La fase difensiva si è dimostrata fallimentare non solo sul gioco manovrato ma anche sui calci piazzati. Il primo gol grida vendetta. Lo schieramento a zona è crollato alla prima spallata. Con due giocatori inutili in barriera per contrastare un eventuale scambio corto che il Napoli non fa quasi mai (il secondo giocatore in caso di necessità sarebbe potuto uscire successivamente), due a presidiare il primo palo (male, visto la dormita che hanno fatto nel secondo tempo con Insigne) e solo quattro elementi a contrapporsi «a zona» ai 5 saltatori del Napoli. Totale 8 giocatori, dove erano gli altri 2? Probabilmente in attacco, ad aspettare un’eventuale respinta della difesa che non è mai arrivata. Infatti al momento della battuta Gonzalo è andato subito fuori posizione, attratto da Mertens. Nel buco ha colpito indisturbato Hamsik. Parimenti solo, ha poi appoggiato in rete Koulibaly sulla respinta di Tatarusanu. Sousa, evidentemente soddisfatto di questo dispositivo difensivo, non ha dato istruzioni nuove nell’intervallo. Così nella ripresa ha subito un altro gol sempre su angolo da sinistra, sempre con lo stesso piazzamento. Roba da non credere…