di SIMONE NOZZOLI

MAI UN GIOCATORE in prestito è stato più rimpianto di lui. Diego Fuser ha giocato un solo anno con la maglia della Fiorentina, concesso dal Milan per un favore di Berlusconi a Cecchi Gori, ma a Firenze ha lasciato il segno: 8 gol in 32 presenze più un altro nelle 6 gare disputate in Coppa Italia. «Abbiamo fatto di tutto per trattenerti con noi, ma non c’è stato verso», gli ripeteva dispiaciuto a fine campionato il presidente Mario Cecchi Gori, che alla sua prima stagione alla guida della Fiorentina si era trovato ad affrontare l’addio di Roberto Baggio. «Ricordo che all’inizio nessuno voleva la maglia numero dieci, allora dissi: Va bene, datela a me». E con quella maglia Diego Fuser segnò il suo primo gol fiorentino proprio al Milan, alla terza giornata del campionato 1990-91. «Non fu una vendetta, ero giovane e al Milan avevo poco spazio. Volevo giocare e la Fiorentina era una ottima opportunità. A Firenze ho vissuto un anno bellissimo, l’allenatore Lazaroni e il suo vice Amarildo mi volevano bene e sentivo la loro fiducia. Stefano Borgonovo mi fece da chioccia, vivevamo in casa insieme. Poi conobbi Giuseppe Virgili e i suoi figli, mi fecero sentire come se fossi parte della loro famiglia». Diego Fuser amava giocare con i polpacci scoperti ed era spesso fra i migliori, nonostante la Fiorentina non navigasse in buonissime acque e alla fine del campionato risultò il capocannoniere della squadra, insieme a Massimo Orlando che tirava i rigori.

UN BILANCIO considerevole per un centrocampista sfornato dalle giovanili del Torino che con il passare delle partite era stato trasformato da Lazaroni in tornante di destra con licenza di colpire da fuori area, soprattutto su calcio di punizione. Come accadde il 6 aprile 1991, giorno di Fiorentina-Juventus: la prima volta di Roberto Baggio da avversario a Firenze. «Tacconi aveva piazzato una barriera molto folta. Invece di provare a superarla, calciai forte dalla parte del portiere: palo interno e 1-0. Fu una giornata meravigliosa. La coreografia della Fiesole con tutti i monumenti di Firenze, il mio gol, il rigore parato da Mareggini, la vittoria con la gioia incontenibile dei tifosi. Fuori dallo stadio, continuavano a ringraziarmi per la rete che ci aveva dato la vittoria».

OLTRE A BORGONOVO, Fuser si era fatto molti amici in quell’anno di Fiorentina. «Con Nappi e Di Chiara mi trovavo molto bene, a volte andavamo a pescare insieme. Avevo legato anche con Iachini e Faccenda, che erano un po’ più grandi di me, poi con Borgonovo c’era un feeling particolare. Quante risate ci siamo fatti, eravamo una squadra di bravi ragazzi». E a proposito di risate, Fuser ricorda ancora lo scherzo organizzato da Borgonovo con la complicità di Aurelio Virgili, il figlio di «Pecos Bill», e del gestore di un ristorante fiorentino. «Mi dissero che c’era uno sceicco che voleva in tutti i modi farmi giocare negli Emirati Arabi e che era disposto a farmi un contratto miliardario. Allora fu organizzata una cena a casa Virgili dove si presentarono il finto sceicco, che in realtà era di origine georgiana, in compagnia di una ragazza che fungeva da interprete. Buttarono giù una sorta di contratto con tutte le condizioni a mio favore, compreso un aereo personale, e alla fine lessero la dedica: A Diego, che c’è cascato come un pesce. Fu una serata indimenticabile».

A FINE CAMPIONATO Fuser tornò al Milan nonostante tutti i tentativi di Cecchi Gori, ma trovò poco spazio nello squadrone di Capello così si trasferì alla Lazio, dove ha giocato per sei stagioni. «Sono stati anni fondamentali per la mia carriera, ho avuto allenatori come Zoff, Zeman ed Eriksson e ho raggiunto la Nazionale». Diego, che da capitano alzò la coppa Italia 1997-98, diventò presto uno dei giocatori più amati dai tifosi biancocelesti, che in suo onore rielaborarono la sigla del cartone animato Ufo Robot/Goldrake. «Ma chi è? Ma chi è? Diego Fuser Diego Fuser. Si trasforma in un razzo missile…». Un amore finito male, quando Fuser nel 2001 passò alla Roma dopo tre stagioni ricche di successi al Parma. «Alla Roma avevo la possibilità di giocare la Champions League e di lottare per lo scudetto. A fine carriera non si può rinunciare a una simile opportunità«. Nel 2004 Diego ha chiuso con il calcio professionistico a Torino, nella squadra che lo aveva lanciato in serie A appena diciottenne. Doveva seguire il figlio, che soffriva di epilessia ed è morto nel 2011, a soli 15 anni. Fuser ha continuato a giocare fra i dilettanti, nel Canelli in Eccellenza, insieme a Gigi Lentini e un altro amico dei tempi della Primavera del Torino. Il calcio lo ha aiutato ad affrontare e sopportare meglio questo grande dolore. Oggi vive a Costigliole d’Asti, un paesino di 1500 abitanti sulle colline astigiane, con la moglie e la figlia Vittoria, e ha tempo per dedicarsi alla sua grande passione.

«HO TRASFORMATO un campo di calcio in una pista da cross per macchinine radiocomandate. Mi sono sempre piaciute fin da quando ero un ragazzo e ho potuto realizzare il mio sogno. Alle gare partecipano concorrenti da tutta Europa, questi piccoli bolidi arrivano fino a 80 chilometri orari. Curo anche la pista, è un hobby che mi tiene impegnato. Sono fuori dal grande calcio, mi piace dare una mano alla prima squadra del Canelli perché è sempre bello stare in campo. E da poco ho scoperto il footgolf, una nuova disciplina che unisce calcio e golf e già molto diffusa qua in Piemonte».