Proverbio monito Vedi Napoli e poi… Fiorentina provaci

ULTIMI 180 minuti di una stagione estenuante, ma ancora pronta a regalare una bella sorpresa finale. La Fiorentina gioca stasera il penultimo impegno ufficiale sul campo in questo momento più difficile della Serie A: il «San Paolo» di Napoli. La squadra di Sarri è reduce da cinque vittorie nelle ultime sei partite. Diciassette gol segnati, tre quelli subiti. Ritmo devastante quello della squadra di Sarri, che interpreta il calcio più bello d’Italia, forse di tutta Europa. L’affannosa rincorsa verso il sesto posto che porta ai preliminari di Europa League è arrivata alla svolta. O dentro o fuori: questo weekend è quello della verità. La Fiorentina ha bisogno di un’impresa clamorosa. Vincere a Napoli consentirebbe di guardare alla partita del Milan di domani contro il Bologna, con una certa fiducia. In caso di pareggio o di sconfitta, la Fiorentina sarebbe legata al risultato dei rossoneri. Vedi Napoli e poi muori, dice il proverbio. Speriamo che questa volta il detto popolare si sbagli.

LE ASSENZE di Astori e Borja Valero (e quella probabile per infortunio di Badelj) sono pesanti, ma il ricordo della partita di andata può essere di ispirazione. La Fiorentina fu raggiunta all’ultimo da un rigore di Gabbiadini, ma giocò una partita tosta, trascinata da Bernardeschi. Proprio il numero 10 viola è l’uomo del momento. Il tema è quello del suo rinnovo di contratto. La Fiorentina vuole farne il punto di ripartenza con Pioli in panchina, ma il giocatore vuole delle garanzie tecniche, vuole capire in che contesto giocherà e con quali compagni. Dubbi legittimi, specie quando dietro si hanno Juventus e Inter che un giorno sì e l’altro pure esprimono apprezzamenti.

 

«Fiorentina che rimpianti Perchè Sousa ha sbagliato»

«A Firenze esiste solo la maglia viola Fossi Bernardeschi firmerei il rinnovo e resterei in viola per due anni»

UOMO positivo, buon difensore di qualche anno fa, di quelli che marcavano a uomo e si facevano rispettare dagli attaccanti. Celeste Pin sorride spesso forse perché è nato il 25 aprile. A 21 anni arrivò a Firenze in una calda estate. Pin era partito giovane da San Martino Colle Umberto in provincia di Treviso e il suo accento, zona prosecco, era marcatissimo. Oggi è più fiorentino di tanti altri: ogni tanto gli scappa pure un «c» aspirata e i suo battiti sono viola. «Ricordiamoci che Firenze non ha tre maglie, ma solo una ed è viola». Un richiamo a stare assieme in un frangente così delicato. Anche se Pin, a dispetto dei toni educati, non risparmia qualche zampata dopo un’annata all’insegna della discontinuità.

A poche ore dalla sfida del San Paolo… Celeste, che tempi quando dall’altra parte c’era Maradona.

«Ricordo perfettamente il primo anno in cui lo affrontammo: stagione ’84/’85, freddo duro, neve alta a bordo campo e erba ghiacciata, ma per noi… Diego pareva avesse i pattini al posto degli scarpini… Scappò a Contratto che lo marcava anche negli spogliatoi, prese in contropiede Giovanni Galli e il Napoli vinse all’allora Comunale».

Oggi invece che partita vedremo?

«La Fiorentina va a casa della squadra più in forma d’Europa. Loro si divertono pure, per noi missione quasi impossibile…».

– Sarri le piace molto vero?

«Certo, un tecnico al passo coi tempi. In estate ha perso Higuain, poco dopo il suo sostituto Milik e lui che ha fatto? Anziché arrampicarsi sugli specchi come avrebbe fatto volentieri qualche suo collega, si è adattato e ha varato un tridente spettacolo. Io dopo Montella lo avrei voluto a Firenze».

La stagione della Fiorentina come si definisce?

«Altalenante nelle prestazioni e nei risultati. Tanto rammarico, credetemi. Troppi punti lasciati per strada, che rabbia… La prima cosa su cui lavorare per la prossima stagione riguarda proprio i cali di tensione».

C’entra anche Sousa?

«Certo, pure lui è chiamato in causa. Il suo errore più grande è stato insistere sui calciatori fuori ruolo. Su tutti Sanchez. Mi resta poi un grande dubbio…».

Quale?

«Salcedo visto poco, De Maio addirittura meno, quindi delle due l’una: o questi difensori non sono all’altezza della Fiorentina o Sousa si è intestardito troppo…».

Che direbbe adesso alla società?

«A bocce ferme vorrei tantissima chiarezza e un rapporto ottimo con la città rispetto alla condivisione degli obiettivi. Non ci possono essere tre maglie, ma solo una e viola».

Il ritorno di Antognoni?

«E’ la garanzia assoluta per la Fiorentina. Conosce tutto, Antognoni è l’icona. Spero tanto che dirigenti e proprietà si affidino ai suoi consigli».

Su Bernardeschi è calato il pessimismo.

«Ho idee molto chiare al riguardo: credo che il suo estimatore più famoso sia Conte. Bene: se il Chelsea vuole davvero Bernardeschi, ciò desidera puntare su Federico titolare, ragazzi, facciamocene un ragione e ottimizziamo al meglio la sua cessione. Se invece lo cercasse un altro club, giusto per fare un investimento, a Bernardeschi suggerirei vivamente di firmare il rinnovo e restare con noi quantomeno un altro paio di anni».

Eppure sembra che dietro al numero 10 viola ci sia la Juve.

«Non sono convinto che resterà Allegri perché dipenderà molto dal numero di trofei che conquisterà quest’anno: di solito quando si vince molto, l’anno dopo conviene andarsene…».

E Chiesa?

«Deve restare assolutamente, ma non sento nemmeno voci di mercato su di lui, per fortuna. Io lo utilizzerei come punto di riferimento per i giovani che sbarcheranno a Firenze».

Il compito di Corvino quale sarà?

«Stare in linea coi programmi della società. Ora il bilancio è a posto, quindi Pantaleo avrà il proprio per spazio per investire in modo mirato e non forzato dalle esigenze dei conti da ripianare».

Celeste, con grande sincerità, quante possibilità restano alla Fiorentina di andare in Europa…?

«Minime, inutile star qui a raccontare storie, ma siccome nel calcio, in vita mia, ho visto cose che voi umani… Attenzione, mai dire mai…».

LA SCHEDA

CELESTE PIN è nato a San Martino di Colle Umberto (Treviso) il 25 aprile 1961. E’ un dirigente sportivo ed ex difensore. E’ stato titolare della Fiorentina dopo aver esordito da professionista nel Perugia: con i viola ha giocato la finale di coppa UEFA 1989-1990 persa contro la Juventus. Ha militato anche con Verona e Siena, dove ha chiuso la carriera agonistica. Ottenuta l’abilitazione a ds, ha avuto incarichi a Montemurlo e all’Affrico. Nel settembre del 2011 ha assunto l’incarico di responsabile del settore giovanile della Fortis Juventus. Dal 2014 è direttore generale del Club Sportivo Firenze.