«Viola week» saluta i lettori e va in vacanza

SI CHIUDE al ‘Franchi’ una stagione travagliata per la Fiorentina. Domani i saluti ufficiali in un clima difficile, che solo l’estate e un calciomercato si spera rivitalizzante, saranno in grado di rendere più piacevole. Chiuso il ciclo biennale con Sousa, la Fiorentina azzererà tutto. Rivoluzione totale in panchina, con Pioli che nella prossima settimana sarà chiamato a chiarire la sua posizione con l’Inter per poter accettare ufficialmente il biennale proposto dalla Fiorentina. Rivoluzione totale nell’organico, con tantissimi protagonisti degli ultimi anni pronti al passo d’addio. Sarà l’ultima a Firenze del capitano Gonzalo Rodriguez, un simbolo degli ultimi quattro anni. Ma potrebbe essere l’ultima anche per la coppia Kalinic-Bernardeschi, chiacchieratissimi e corteggiatissimi da squadre italiane ed europee. Da queste due possibili operazioni in uscita, Corvino potrebbe trovare i fondi necessari per creare la nuova Fiorentina. Due rinunce ‘pesanti’ per creare un nuovo corso. Scenari e possibilità: il mercato entra ora nel vivo.

A PROPOSITO di nuovo corso, anche noi nel nostro piccolo, un nuovo percorso lo abbiamo creato. Lo abbiamo fatto con ‘Viola week’, che con il numero in uscita oggi si prende un periodo di vacanza. Sono state 41 uscite interessanti, cariche di interviste, approfondimenti, numeri e curiosità sulla Fiorentina che come sempre appassiona e fa discutre non soltanto il suo cuore pulsante (Firenze), ma tutta la Toscana. La speranza è che la Fiorentina che nascerà riesca a far parlare di sè con più entusiasmo, grazie a qualche risultato in più. Noi ci saremo.

«Fiorentina, torna in zona Champions Lì è la tua casa»

DALLE NOTTI trionfali in Champions alla delusione della retrocessione e al dramma del fallimento, dall’euforia della ripartenza in C2 al ritorno in serie A con la salvezza all’ultima giornata nel campionato inquinato da Calciopoli e l’amarezza di essere accantonato dopo essere diventato un simbolo della rinascita di una città. Per Angelo Di Livio la Fiorentina non potrà mai essere solo l’ultima squadra della sua gloriosa carriera. E, da opinionista televisivo di Premium Sport, continua a seguire i viola. «Quest’anno non ho avuto occasione di vedere la Fiorentina dal vivo, ma in studio ho visto tutte le sue partite contro le squadre più forti del campionato».

Sulla panchina viola sta per terminare l’avventura di Sousa, suo compagno alla Juventus.

«Abbiamo vinto insieme uno scudetto e la Champions League a Roma, ai rigori contro l’Ajax. A inizio ripresa entrai proprio al suo posto. Paulo è un ragazzo di un’educazione straordinaria e dalla forte personalità, va dritto per la sua strada se è convinto di avere ragione. Già da calciatore dava l’impressione di poter diventare allenatore».

Quella squadra era piena di futuri allenatori: oltre a lui, Ferrara, Vierchowod, Carrera, Conte, Deschamps, Vialli. Le piace Sousa allenatore?

«Mi piace molto la sua idea calcistica fatta di posseso palla e di improvvise verticalizzazioni. Certo, bisogna vedere anche il materiale che hai a disposizione. A livello difensivo qualcosa non ha funzionato come doveva e l’esperimento di Sanchez trasformato da centrocampista a difensore non mi ha fatto impazzire. La Fiorentina è una buona squadra, le manca poco per fare il salto di qualità. Ritengo che Sousa abbia fatto un ottimo lavoro, lanciare un giovane come Chiesa è un grande servizio reso anche alla società viola, è un patrimonio prezioso. Lo ha fatto debuttare alla prima di campionato in casa della Juventus e lo ha fatto crescere nel corso del campionato».

Eppure Sousa e la Fiorentina hanno vissuto per mesi da separati in casa: mai successo da queste parti.

«In effetti è una sensazione antipatica per tutti. Non ho avuto occasione di parlare con Sousa, a Roma si fa molto il suo nome in caso di addio di Spalletti. Dal punto di vista tattico Paulo è l’allenatore che si avvicina di più a Spalletti».

Prima ha citato Chiesa. Qual è il consiglio più importante che dà a un giovane?

«Ho un unico consiglio: onorare e difendere la maglia che si indossa. Se un giocatore si lega alla maglia rende di più. Dare il massimo per la propria squadra e i propri tifosi è stato il filo conduttore della mia carriera».

Da ex juventino perché scelse Firenze?

«La Fiorentina era andata vicina a vincere lo scudetto, doveva fare i preliminari di Champions e in panchina c’era Trapattoni. Avevo voglia di percorrere un’altra strada e di fare una nuova esperienza. Con Torricelli ci sentivamo spesso e mi consigliò di raggiungerlo a Firenze».

Con Batistuta ci fu qualche problema all’inizio.

«Invece fu tutto molto facile. Litigammo solo una volta durante una partita di Champions perché entrambi eravamo due perfezionisti e non ci stavamo a perdere. Ma negli spogliatoi ci spiegammo e ci abbracciammo. Io sono un tipo allegro, fui accolto molto bene in una squadra di grandi campioni».

Il 2002 è stato il suo anno terribile: la retrocessione con la Fiorentina, il Mondiale in Giappone e Corea con lo scandalo dell’arbitro Byron Moreno e poi il fallimento della società viola. E’ vero che in aeroporto stava per aggredire l’arbitro che causò l’eliminazione dell’Italia ad opera della Corea del Sud?

«Sì, io e Panucci fummo fermati dai dirigenti federali, ci bloccarono e ci dissero che avremmo subito una lunga squalifica. Avevo 36 anni, me lo sarei potuto anche permettere. Ma se avessi picchiato Byron Moreno non avrei potuto vivere la rinascita della Fiorentina».

Dalla maglia azzurra alla scelta di rimanere in C2. Come fu quell’agosto del 2002?

«Furono giorni terribili, dopo il fallimento non sapevamo come, dove e con chi avremmo ricominciato. Nessuno mi forzò, mi bastò parlare due minuti con Giovanni Galli. Ci dicemmo: proviamo a fare qualcosa per questa città. Fra mille difficoltà ripartimmo dalla C2, l’entusiasmo travolgente dei tifosi che ci seguivano ovunque ci spinse oltre ogni aspettativa. Paragono la rinascita della Fiorentina alla vittoria della Champions con la Juve a Roma, la mia città».

Da «Soldatino« (il soprannome datogli da Baggio per il suo modo di correre, ndr) a «Capitano». Sulla sua scelta di ripartire con la Fiorentina scrisse perfino il libro «Io resto qui». Invece anche i grandi amori finiscono.

«Il libro fu un’iniziativa a scopo benefico. Quello che ho vissuto nei miei sei anni in viola è stato qualcosa di travolgente, mi sentivo dentro ogni angolo della città, in ogni strada. Vivere in mezzo alla bellezza di Firenze è straordinario e giocare al Franchi è entusiasmante. Mi ero messo a disposizione dei Della Valle e il mio ruolo era di capitano, giocatore e uomo spogliatoio. Avrei voluto dare il mio contributo alla Fiorentina anche dopo aver smesso di giocare, un incarico di collegamento fra società e squadra sarebbe stato il più indicato per me. Invece calò il silenzio. Finito il campionato 2004-05 con la vittoria per 3-0 sul Brescia e la salvezza, non ricevetti nemmeno una telefonata per dirmi che i programmi erano cambiati e non servivo più. Quel silenzio mi ha umiliato».

Scelga il momento più bello dei suoi sei anni alla Fiorentina.

«La vittoria a Wembley contro l’Arsenal con il gol fantastico di Batistuta. E’ stata una delle serate più belle della mia carriera, auguro ai tifosi viola e alla Fiorentina di rivivere momenti come quello. Fu una partita storica, la Fiorentina lì deve stare: in Champions League».

In viola 169 gare e otto gol

ANGELO DI LIVIO è nato a Roma il 26 luglio 1966. E’ un allenatore di calcio ed ex calciatore, centrocampista. Vice campione d’Europa nel 2000 con la nazionale italiana. Vincitore di numerosi trofei con la maglia della Juventus, conta 40 presenze in nazionale, per la quale ha ricoperto il ruolo di osservatore durante la gestione tecnica di Marcello Lippi. In carriera ha giocato con Roma, Reggiana, Nocerina, Perugia, Padova, Juventus e Fiorentina. In viola 169 gare e otto gol.