Speciale Grosseto

Prevenzione

Meningite: ecco i vaccini obbligatori e quelli che sono solo raccomandati

Una piccola guida al vaccino giusto nelle diverse fasi d’età

Si chiama meningococco C ed è il batterio più aggressivo tra quelli che causano la meningite. Questo, insieme a quello del gruppo B, è il più frequente in Italia e in Europa. Come fare allora per vaccinarsi contro questo batterio? A spiegarlo è il documento stilato dal Ministero della Salute in collaborazione con l’Agenzia del farmaco e l’Istituto Superiore di Sanità, dove si sottolinea che sono tre i tipi di vaccino contro il meningococco. Il più utilizzato è quello contro il meningococco di sierogruppo C. A questo si aggiungono il vaccino coniugato tetravalente che protegge dai sierogruppi A, C, W e Y, e quello che protegge esclusivamente contro il meningococco di tipo B. La scheda vaccinale in vigore prevede la vaccinazione contro il meningococco B nei bambini nel corso del primo anno di vita, la vaccinazione anti-meningococco C nei bambini che abbiano compiuto un anno, la vaccinazione con vaccino coniugato tetravalente nell’adolescenza, sia come richiamo per chi è già stato vaccinato contro il meningococco C, sia per chi non è mai stato vaccinato. Fonte: www.salute.gov.it.

CHI DEVE FARLO

ALCUNE CATEGORIE DI PERSONE SONO MAGGIORMENTE A RISCHIO
Se soffri di alcune patologie devi essere più attento

IL VACCINO, si legge nel report, è fortemente raccomandato anche alle persone affette da alcune patologie come talassemia, diabete, malattie epatiche croniche gravi, immunodeficienze congenite o acquisite, asplenia. Inoltre è consigliato anche in presenza di particolari condizioni quali lattanti che frequentano gli asili nido, ragazzi che vivono in collegi o dormono in dormitori, reclute militari, e per chiunque debba recarsi in Regioni del mondo dove la malattia meningococcica è comune, come ad esempio alcune zone dell’Africa. Chi volesse vaccinarsi può farlo ma non gratuitamente, fatta eccezione per i residenti in Toscana. Per farlo è necessario rivolgersi alle asl di competenza o al proprio medico che prescriverà il vaccino. La durata dell’effetto vaccinale tutto dipende dal tipo di vaccino e dall’età in cui viene somministrato.

 

Donne e prevenzione
Gli screening da effettuare fra i venti e i quarant’anni

Come prendersi cura della propria femminilità

La prevenzione anche a vent’anni. Questo l’obiettivo delle campagne contro i tumori femminili che se diagnosticati precocemente possono essere efficacemente curati. Sottoporsi quindi agli esami per la prevenzione dei tumori è fondamentale a tutte le età, specie nella fascia tra i 20 e i 40 anni dove i tumori femminili, per fortuna, costituiscono una rarità. Ma quali controlli effettuare? Innanzitutto con una visita ginecologica annuale è possibile prevenire diversi disturbi, verificando, per esempio, la regolarità del ciclo mestruale o la presenza di infezioni batteriche o fungine, molto comuni tra le donne con una vita sessuale attiva. A questo si aggiunge la prevenzione senologica che ha lo scopo di individuare una lesione tumorale mammaria che, se diagnosticata in fase iniziale, porta alla guarigione in più del 97% dei casi. Dopo i 30 anni andrebbe fatta una visita senologica annuale (unita a un’ecografia mammaria), dopo i 40 anni è bene aggiungere una mammografia, la cui scadenza verrà consigliata dal radiologo.

Come migliorare la qualità della vita

Dieta mediterranea, regolare attività fisica, sane abitudini e screening periodici sono le colonne portanti della prevenzione oncologica. Si calcola che adottare uno stile di vita sano possa evitare la comparsa di un tumore su tre. A questo proposito è bene ricordare che il Ministero della Salute ha individuato tre programmi organizzati di screening: colon rettale, mammografico e cervicale. Gli ultimi due riguardano specificatamente la prevenzione femminile.

IL PAP-TEST

Contro il tumore del collo dell’utero

Il rischio di tumore alla cervice uterina aumenta con l’aumentare dell’età, raggiungendo i massimi livelli nella fascia compresa tra i 40 e i 50 anni. Per prevenire è importante effettuare un Pap-test almeno ogni due anni. Grazie a questo esame, veloce e poco invasivo, si possono individuare le cellule che precedono l’insorgenza di un tumore o di identificarne la presenza in fase precoce. In caso di risultati anomali il ginecologo consiglierà di intensificare i controlli o di effettuare altri esami come HPV test, capace di individuare la presenza del virus da papilloma, una delle principali cause di lesione dell’utero che può trasformarsi in tumore.

 

Parliamo di obesità infantile
Un problema in aumento anche nel nostro Paese

Un bambino su tre avrebbe problemi di peso

Sovrappeso e obesità infantile sono in continuo aumento. Si calcola che negli ultimi vent’anni i bambini con problemi di peso si siano letteralmente duplicati, complici una eccessiva o cattiva alimentazione e una ridotta attività fisica. Rari i casi da attribuire ad alterazione ormonale come ipotiroidismo o disfunzioni surrenali. I dati stimati dal progetto Okkio alla Salute, indagine condotta nelle scuole italiane dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali e coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, su 18 regioni italiane, delineano un quadro allarmante: per ogni 100 bambini della terza elementare se ne contano ben 24 in sovrappeso e 12 obesi. Ciò vuol dire che il peso dei 12 supera del 20% il peso ideale, mentre quello dei 24 supera una percentuale che oscilla tra il 10 e il 20%. A questo si aggiunge poi, un’ulteriore fascia che arriva a superare il peso del 40%. Per calcolare le percentuali i nutrizionisti fanno riferimento alle tabelle dei percentili, grafici che riuniscono i valori percentuali di peso e altezza dei bambini, distinti per sesso ed età. La crescita è nella norma se si pone intorno al 50° percentile, più lo supera più ci si avvicina all’obesità. Fonte: www.salute.gov.it

PREVENZIONE

La correzione delle abitudini alimentari

I dati sull’obesità infantile rafforzano ancor di più il concetto di prevenzione che deve partire dalla correzione delle abitudini di vita, fin dai primissimi anni. Un’iperalimentazione nei primi 24 mesi oltre a causare un aumento di volume delle cellule adipose, determina anche un aumento del loro numero. Ciò causerà nel soggetto adulto una predisposizione all’obesità ed una difficoltà a scendere di peso o a mantenerlo nei limiti, perché sarà possibile ridurre le dimensioni delle cellule, ma non sarà possibile eliminarle. Intervenire durante l’età evolutiva è di fondamentale importanza, perché ci dà la garanzia di risultati migliori e duraturi. A questo si deve aggiungere poi uno stile di vita sano. Praticare attività sportiva, limitando il tempo trascorso davanti alla tv e al computer è la prima regola per crescere ragazzi sani e consapevoli. Per quanto riguarda, invece, le abitudini alimentari i nutrizionisti consigliano di variare la dieta, limitare le sostanze zuccherine e di abituarli ad una buona e sana prima colazione.

CONSIGLI

Le conseguenze psicologiche dell’obesità

Il disagio psicologico nell’obesità infantile diviene rilevante quando si affianca al rischio di emarginazione, alle prese in giro, alla derisione da parte di coetanei e amici, a volte sottovalutate dai genitori. Ciò influisce in maniera determinante sullo sviluppo della sua psicologia inducendolo ad adottare un atteggiamento rinunciatario che lo porta a preferire occupazioni solitarie e sedentarie come tv e videogiochi. Compito dell’adulto è quindi seguire il bambino in ogni fase della sua vita: dall’alimentazione allo svago, influenzandolo positivamente verso un rapporto equilibrato con il cibo, oltre al rispetto per il proprio corpo e la salute.

 

2017-03-30T13:11:19+00:00