MANGIO BENE VIVO SANO

Piatti tradizionali

Gusto sano, tradizione e salute

Le ricette toscane buone non solo per il palato

Sano fa rima con gusto in Toscana. Questa terra, piena di fascino anche a tavola, offre una cucina regionale con piatti poco elaborati, capaci di offrire ancora oggi sapori antichi, genuini e preparati con ingredienti semplici. Dalla ribollita (a base di verdure e pane) al cacciucco alla livornese, dalla pappa al pomodoro alle zuppe di verdure, passando per gli gnudi di ricotta e spinaci ai fagioli. Immancabili sulla tavola toscana i legumi (preparati all’uccelletto, all’olio oppure nel vino), mentre un altro piatto sano e molto estivo è la panzanella, specialità appartenente alla tradizione contadina e sempre in voga (a base di pane raffermo, pomodori, cetrioli, cipolla e basilico, conditi con olio, sale e aceto di vino bianco).
Troneggia caratteristico delle tavole, fiorentine in particolare, il pane sciapo, diventato tale durante una delle tante guerre tra fiorentini e pisani, i quali chiusero la via del sale dalla costa verso Firenze dando il via a una speciale produzione di pane. Da allora, i fornai fiorentini non hanno mai più cambiato rotta e questo pane è anzi diventato una tipicità locale, apprezzata anche fuori città. Una fetta di pane toscano con olio extravergine di oliva vale più di qualsiasi altra ricetta artificiosa.
E, dulcis in fundo, la Toscana vanta la ricetta di un dolce autunnale a bassissimo contenuto glicemico e facile da realizzare: il castagnaccio. Le castagne, si sa, sono piene di proprietà nutritive ottimali per il nostro benessere, grazie all’abbondare di carboidrati, vitamine, sali minerali e fibre. La specialità viene preparata senza aggiunta di zucchero, dato che la farina di castagne non necessita di ulteriori dolcificanti: alla farina di castagne, dunque, vanno aggiunti pinoli, rosmarino e, volendo fare uno strappo alla regola, uvetta sultanina.

EXTRAVERGINE L’OLIO DI OLIVA È UNA DELLE ECCELLENZE DELLA NOSTRA REGIONE

Oro verde garanzia toscana di alta qualità

L’olio è il filo conduttore di tutta la cucina toscana, oltre a un ottimo elisir per la salute e il benessere. L’olivo cominciò a essere coltivato metodicamente qui a partire dall’epoca romana, migliorando nella qualità già in epoca rinascimentale per poi registrare un boom nella produzione durante l’Ottocento. Oggi esiste un Consorzio dell’olio extravergine toscano Igp, nato nel 1997, che conta 11mila soci. Il Consorzio garantisce ogni bottiglia con la sua firma, verificando tutta la filiera di produzione, rigorosamente realizzata in Toscana, dalla pianta al confezionamento. I soci iscrivono i propri oliveti nell’apposito elenco tenuto dal Consorzio: tutte le piante registrate, appartenenti alle varietà previste dal Disciplinare di Produzione, devono essere obbligatoriamente coltivate dentro il territorio amministrativo della Regione Toscana.
Le operazioni di frangitura delle olive vengono comunicate giornalmente dai frantoi agli uffici abilitati nel territorio toscano, permettendone un controllo e un monitoraggio accurato.
Anche questa fase della filiera di produzione, così come la raccolta delle olive, avviene in Toscana. L’olio è inoltre sottoposto a esami chimici e sensoriali (assaggio da parte di commissioni riconosciute dal Ministero delle Politiche Agricole) per controllare la completa rispondenza al disciplinare. Il risultato è un prodotto 100% toscano, apprezzato in tutto il mondo.

ERBE OFFICINALI

Botteghe monastiche
Tradizione toscana
Tra liquori e dolci

Curare spirito e corpo con i prodotti della natura fa parte del modus vivendi di monaci e suore dediti alla produzione di dolci, confetture, liquori, elisir e infusi.
In Toscana sono molti gli esempi. A partire dalla comunità monastica di Siloe, di Poggi del Sasso (Grosseto), dove i religiosi si occupano anche delle colture di peperoncini, zafferano e olio. Al monastero di Camaldoli a Poppi (Arezzo) si producono anche storici liquori a base di erbe officinali e piante aromatiche di montagna (la Lacrima d’Abeto). Grazie alle suore di clausura a Santa Croce sull’Arno nacque quello che nel secolo scorso è diventato l’Amaretto Santacrocese. Nel monastero di Santa Maria degli Angeli di Pistoia, sin dal 1728, si tramanda la ricetta segreta di un eccellente rosolio. Infine, ricordiamo anche la Gemma d’Abeto, prodotta dal convento di Monte Senario dei Servi di Maria a Bivigliano (Vaglia, Fi).

2017-02-28T18:10:42+00:00