MANGIO BENE VIVO SANO

Cibo biologico

Ci piace il biologico
La spesa si fa buona

Sempre più prodotti attenti alla natura

Salute, ecologia, equità e cura riempiono il carrello. A sostegno della tesi c’è lo studio “The World of Organic Agriculture” che raccoglie i dati globali sull’agricoltura biologica (aggiornati alla fine del 2015) presentato a metà febbraio da Fibl (Istituto di Ricerca per l’agricoltura biologica) e Ifoam (Federazione internazionale dei movimenti per l’agricoltura biologica) al BioFach, il salone mondiale degli alimenti biologici che si tiene annualmente a Norimberga (Germania).
Secondo il report, nel 2015 quello dei prodotti biologici nel mondo è un mercato da 81.6 miliardi di dollari (circa 75 miliardi di euro), con 50,9 milioni di ettari di terre coltivate (con una crescita di 6,5 milioni di ettari nel corso del 2014, la maggiore mai registrata) e 2,4 milioni di operatori (+7,2% rispetto al 2014). Sono questi in numeri di un mercato in cui la domanda dei consumatori è in aumento e che negli Stati Uniti, il più grande mercato biologico al mondo, ha segnato il +11%. Un successo dovuto al fatto che nel biologico la produzione non riesce a tenere il passo con la domanda: basta fare il confronto tra la crescita dei produttori bio, +3% in Europa (+5% in UE), e il numero di importatori, +12% in Europa (+19% in UE). Per questo, sostengono da Fibl, servono strategie per sostenere filiere di produzione biologica più corte che forniscono benefici ambientali e sociali.
Perché piaccia tanto il “bio” è presto spiegato dai quattro principi che regolano l’agricoltura biologica dettati da Ifoam: il principio del benessere, per sostenere e migliorare la salute del suolo, delle piante, degli animali, dell’uomo e del pianeta come una e indivisibile; il principio dell’ecologia, per emulare e sostenere i sistemi ecologici viventi; il principio dell’equità, per costruire relazioni che assicurino equità rispetto all’ambiente comune e alle opportunità di vita; il principio della precauzione, per una gestione responsabile che protegga la salute e il benessere dell’ambiente e delle generazioni presenti e future. Si tratta di principi che non riguardano quindi solo il migliore impatto ambientale ma anche il commercio equo e solidale.

Dal campo alla tavola

I grani antichi di Montespertoli

Una filiera che unisce la creazione di lavoro con il rispetto dell’ambiente e la salvaguardia della biodiversità. È quella dei “Grani Antichi di Montespertoli”, progetto che è stato recentemente al centro di un incontro promosso da associazione Grani antichi di Montespertoli e Fondazione Romualdo Del Bianco – Life Beyond Tourism che proprio al tema “Patrimonio per il Pianeta Terra”, dedicherà la sua 19ª Assemblea Internazionale (Firenze, 11-13 marzo 2017). L’associazione “Grani antichi” ha riavviato la semina e la produzione di antiche varietà di grano per la realizzazione di pane, pasta e alimenti da forno: si tratta di varietà che, oltre ad avere un elevato contenuto di composti antiossidanti, capacità anti-infiammatoria e un glutine con una composizione qualitativamente migliore rispetto alle varietà moderne, necessitano di un’agricoltura a basso input ovvero sfruttano al meglio la fertilità del terreno adattandosi all’ambiente di coltivazione.

È vero “bio” solo se c’è il logo

Per essere sicuri che quello che si sta acquistando sia realmente un biologico, va verificata la presenza del logo europeo, rappresentato da una foglia stilizzata disegnata con le stelline dell’UE. Questo è proibito nei prodotti con una percentuale bio inferiore al 95%, e certifica che si ha davanti un prodotto conforme alle regole del piano ufficiale di controllo. Accanto al logo europeo sono riportate le indicazioni necessarie per identificare la nazione, il tipo di metodo di produzione, il codice dell’operatore, il codice dell’organismo di controllo, il luogo di coltivazione delle materie prime agricole di cui il prodotto è composto.

2017-02-28T18:13:23+00:00