Sogno Nerazzurro

Il 108° compleanno

Buon compleanno e buona festa a tutti!

Siamo entrati nei segreti dello stadio, fra spogliatoi, lavanderia, coppe, cimeli e bei ricordi

IL BANDIERONE «ultras liberi» e le coreografie storiche. Alternati alle foto degli eroi che, in pantaloncini e maglietta nerazzurra, hanno scritto le pagine più belle del calcio pisano. All’inizio e poi laggiù in fondo, poco prima di salire gli scalini che portano sul rettangolo verde, il logo del club nerazzurro. Non è retorica, parlano davvero i muri dell’Arena Garibaldi, lo stadio che da quasi un secolo (98 anni) ospita ininterrottamente le partite dei nerazzurri. Il tunnel che conduce al rettangolo verde soprattutto, un budello stretto e lungo dove è inevitabile soffermarsi qualche secondo per attendere che si sposti la porta scorrevole che dà accesso al campo. E l’occhio, di chi veste la maglia nerazzurra come di chi lo attraversa da avversario, inevitabilmente cade su quelle immagini. La passione di una città attacca alle pareti della parte più nascosta e segreta dello stadio. Quella accessibile solo a tesserati e addetti ai lavori. Eccezion fatta per domani.

PERCHÉ il Pisa compie 108 anni e la società ha deciso di celebrare la ricorrenza, non solo scendendo in campo con una copia identica delle magliette indossate nel 1959 nella partita dei cinquantenario questo pomeriggio nella delicatissima sfida con il Cesena, ma anche aprendo le porte dell’Arena Garibaldi a tutti i tifosi e appassionati. Per un giorno – domani – lo stadio, intitolato al «Presidentissimo» Anconetani, non avrà segreti, grazie anche alla collaborazione dei ragazzi dell’associazione «Cento» che faranno da Cicerone durante le visite. Si comincia alle 15 e si andrà avanti quasi ad oltranza, fino ad esaurimento, con trenta persone al massimo per ogni turno di visita. Si parte dalla sala stampa, intitolata a Renzo Passaponti, penna storica de La Nazione che ha seguito i nerazzurri per oltre quarant’anni. E si prosegue prima nello spogliatoio ospiti «dove collocheremo una selezione di magliette storiche del Pisa che vanno dall’inizio degli anni ’60 ad oggi» racconta Fabio Vasarelli dell’associazione Cento. E poi nello spogliatoio del Pisa, già allestito con le magliette dei calciatori appese al guardaroba, come se Mannini e compagni dovessero giocare di lì a mezzora. In un angolo ci sarà anche una selezione di scarpini storici utilizzati da alcuni grandi nerazzurri del passato.

LA STORIA, comunque, fa capolino anche dalle pareti del lungo corridoio sotto la tribuna coperta: guardandole capiterà d’imbattersi in un giovanissimo Simeone che duella con Maradona o nell’olandese Kieft che salta in dribbling Franco Baresi. E poi Bergreen che alza la Mitropa, primo trofeo europeo vinto dal Pisa. «Ci sarà anche la sua maglia – ricorda Vasarelli –, la «numero sette» strappata al centrocampista danese durante un Pisa-Juventus, e che è diventata icona del calcio pisano». In giro anche una selezione di palloni di calcio di varie epoche, tutti legati al Pisa, ognuno con una storia da raccontare. «Chi vorrà conoscerle – conclude Vasarelli – basterà che venga domenica pomeriggio all’Arena».

LE CANDELINE

IL PISA FESTEGGIA IL SUO 108° COMPLEANNO CON UNA SERIE DI INIZIATIVE PER I TIFOSI E CON UNA MAGLIA CELEBRATIVA

APRILE 1909

Canti, Giovannini & C. Nasce il Pisa Sporting Club

E’ UN MOMENTO calcistico molto difficile, eppure il Pisa, insieme all’Associazione Cento, trovalo spirito giusto per festeggiare il 108° compleanno della società nerazzurra. Giusto così, perché al di là dell’esito di un campionato, resta la storia di una società di calcio che si è avviluppata è sviluppata insieme alla vita della città della quale costituisce un preciso punto di riferimento. Le vicende di questa estate hanno ancor più rafforzato questo legame viscerale e pressoché indistruttibile tra due realtà che vivono vite parallele senza ignorarsi. La storia del Pisa appartiene in gran parte al mito come avviene per tutte le squadre che hanno superato i 100 anni di vita. Di sicuro il gruppetto di ragazzi che nell’aprile 1909 dette origine a una piccola squadra denominata Pisa Sporting Club con a capo Enrico Canti e Ferruccio Giovannini non avrebbe mai pensato chelaloro creatura si sarebbe sviluppata fino al punto in cui è arrivata oggi. Dal velodromo Stampace, costruito nel 1803 davanti alla chiesa di San Paolo a Ripa d’Arno e inaugurato dal principe Vittorio Emanuele, allo spiazzo erboso prospiciente il VII Reggimento Artiglieria (in pratica di fronte alla Cittadella) fino al campo ‘Abetone’, il Pisa visse i suoi primi anni di vita con pochi mezzi economici e tanti sacrifici. Il trasferimento all’Arena Federighi a Porta a Lucca (dopo la morte dell’eroe dei due mondi venne chiamata Arena Garibaldi) rappresentò una prima svolta, è quando lo Sporting Club rimase di fattol’unica società dilivello a rappresentare la città. L’amarezza più grande, avvertita ancora oggi dagli innamorati di cose nerazzurre, fu la sconfitta nella finale scudetto del ‘21 con la Pro Vercelli, avvenuta in maniera rocambolesca per l’organizzazione (si giocò sul neutro di Torino) e un arbitraggio decisamente ostile che tollerò gli interventi fallosi degli avversari in maglia bianca. Da quel giorno in poi, trionfi e sconfitte, gioie e amarezze si sono accavallate nella vita della società. Il ritorno in serie A, dopo quarant’anni, nel ’68 sotto la gestione del commendator Giuseppe Donati e la guida tecnica di Renato Lucchi, fu una prima perla da incastonare nel dopoguerra. Così come l’avvento di Romeo Anconetani segnò un capitolo d’eccellenza nella storia della società, con tanti risultati di prestigio, la conquista della serie A e di due edizioni della Mitropa Cup,la scoperta e illancio di parecchi talenti. Dopo dilui un declino quasi inarrestabile, con qualche lampo, il primo ritorno in B con Braglia e il sogno della serie A con Ventura, seguito da un altro fallimento. Uno sprazzo di sole con Gattuso, artefice dell’ultima promozione. Ora la speranza per Pisa si chiama Giuseppe Corrado che in questo momento è l’unica, solida risorsa per garantire un futuro ai colori nerazzurri.

NEL DOPOGUERRA

Nel 1968 il ritorno in serie A sotto la gestione di Donati e la guida tecnica di Lucchi

2017-04-10T12:35:49+00:00