Speciale Formula 1

Made in Italy

Leo Turrini

L’ULTIMO ITALIANO campione del mondo di Formula Uno si chiamava Alberto Ascari. Correva l’anno 1953 e la sua macchina era una Ferrari. L’ultimo italiano primo sul traguardo di un Gran Premio è stato Giancarlo Fisichella, vincitore con la Renault in Malesia nel 2006. L’ultimo italiano a disputare una gara di Formula Uno è stato Jarno Trulli, con la Caterham nel 2011. Da allora, buio totale. Zero assoluto. L’estinzione dei dinosauri: la dinastia di Ascari e Farina, di Musso e di Castellotti, di De Angelis e di Cesaris, di Patrese e di Alboreto, di Nannini e di Larini è stata spazzata via. Tante le cause. Dalla crisi economica, che ha tolto linfa ai potenziali sponsor tricolori, indispensabili per accedere al mondo dei Gran Premi. Al tramonto della Minardi, per anni e anni grande nave scuola per i nostri talenti: la scuderia romagnola è finita in mani straniere, si chiama Toro Rosso e ha al volante uno spagnolo e un russo.

INFINE, storicamente la Ferrari non ha mai avuto interesse ad investire sui “prodotti” nostrani: ma ora proprio da Maranello, su spinta di Maurizio Arrivabene, giunge un primo segnale di svolta. La casa del Cavallino ha designato come pilota di riserva Antonio Giovinazzi. Pugliese di origine, “Jo”, come lo chiamano gli amici, ha acquisito esperienze importanti nelle categorie minori. Ha sfiorato la conquista del titolo nel campionato di Gp2, conteso fino alla fine al francese Gasly. E ha mostrato una formidabile capacità di apprendere.

PER FARLO crescere, la Ferrari ha convinto la Sauber a utilizzare Giovinazzi nelle prove libere dei venerdì da Gran Premio, opportunità riservata dal regolamento ai team di seconda fascia. Ciò permetterà all’italiano di accumulare chilometri, migliorando il bagaglio di conoscenze. Il resto è un’ipotesi. A Marchionne non dispiacciono i colpi di teatro: in una prospettiva ancora indefinita e forse lontana, Giovinazzi potrebbe raccogliere a Maranello l’eredità di Michele Alboreto, che nel 1984 fu l’ultimo pilota italiano scelto da Enzo Ferrari. Sognare non costa niente.


Le New Entry

AAA, nuovi Verstappen cercansi.Magari anche al femminile. Svaporata la nuvola bionda di Carmen Jorda, per un po’ collaudatrice di Lotus e Renault, adesso spera di farsi largo un’altra donna al volante. Tatiana Calderon, ventitreenne colombiana, ha sottoscritto un contratto con la Sauber. Al massimo sosterrà qualche test: l’ora di una rivoluzione al femminile in Formula Uno ancora deve scoccare.

AAA nuovi Verstappen cercansi. La caccia ad un baby Fenomeno paragonabile al ragazzino olandese della Red Bull ha spinto la Williams sulle tracce di Lance Stroll. Canadese, diciottenne, figlio di uno degli uomini più ricchi del Nord America, questo Stroll sin da bambino era stato inserito nei ranghi della scuola Ferrari per aspiranti piloti. Poi il padre, sempre pronto ad aprire il portafoglio, ha acquistato azioni della Williams e ha aperto al rampollo le porte della Formula Uno. Non solo: Stroll viene seguito da un “tutor” d’eccezione, l’ex ingegnere di pista di Michael Schumacher, l’emiliano Luca Baldisserri. Ha meno soldi a disposizione ma forse più talento Pascal Wehrlein. Tedesco, scuola Mercedes, fino all’ultimo era candidato alla eredità di Rosberg. Alla fine a Stoccarda hanno preferito il più esperto Bottas maWehrlein ha trovato posto in Sauber, dove promette di trascinare il team svizzero fuori dall’anonimato.

DALLA FRANCIA invece arriva Estrnan Ocon. Anche lui è figlio della scuolaMercedes. È stato parcheggiato in Force India, nell’abitacolo in precedenza occupato da Hulkenberg, trasferitosi nel frattempo alla Renault, grande marchio ancora alle prese con un programma di rilancio che adesso coinvolge, in veste di consulente, anche il mitico Alain Prost, quattro volte iridato a cavallo tra anni Ottanta e anni Novanta. Ha cambiato squadra anche un altro figlio d’arte: Kevin Magnussen si è accasato alla Haas, il team americano che ha un solido rapporto di collaborazione con la Ferrari. Magnussen farà coppia con il collaudato transalpino Grosjean. Non fosse per la McLaren Honda, che si annuncia il solito disastro, ci sarebbe da tenere d’occhio anche Vandoorne . Grande protagonista nelle categorie minori, non sembra spaventato dal confronto con un campione come Fernando Alonso. Ma, come sempre, in F1 la macchina vale almeno il novanta per cento della prestazione. E questo vale per un fuoriclasse già affermato come per un esordiente.

 

 

2017-03-24T15:49:00+00:00