PROTAGONISTI

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Viaggio intorno al mondo dei giovani creativi

Dalla Georgia al Giappone passando per la Scandinavia

Uno sguardo attento ai nuovi scenari della moda e della creatività contemporanea è uno dei punti di forza della strategia commerciale e promozionale di Pitti Immagine e della Fondazione Pitti Discovery. Il programma Guest Nation per esempio è ormai da quasi dieci anni che presenta a Pitti Uomo i nuovi talenti provenienti da paesi che stanno diventando protagonisti della moda globale, sia pure con caratteristiche molto diverse tra loro: nelle ultime stagioni abbiamo avuto Brasile, Corea del Sud, Nigeria, Turchia, Ucraina, Australia, Finlandia… e da oggi è la volta della Georgia. Complice l’attuale successo della cosiddetta moda dell’estEuropa (su tutti Demna Gvasalia e Gosha Rubchinskiy), c’è molta curiosità intorno ai giovani designer georgiani, che lavorano sui materiali della tradizione con orgoglio e spirito cosmopolita, come a testimoniare la spinta di un intero paese verso un recupero delle proprie radici in chiave aperta e moderna. Ecco perché li abbiamo invitati, grazie anche alla collaborazione dell’agenzia governativa georgiana incaricata di promuovere lo sviluppo economico. Ancora più a est, dal Giappone, viene uno degli ospiti speciali di questa edizione, Fumito Ganryu, che lancia da Firenze la sua etichetta indipendente e propone una collezione di streetwear molto concettuale, confermando una volta di più la capacità della moda giapponese di essere sempre all’avanguardia stilistica e di manifattura. E sempre dal paese del Sol Levante, in collaborazione con la Japan Fashion Week, arriva Bed JW Ford, impegnato a rivedere gli stilemi del sartoriale classico attraverso una forte impronta di design. Rientrati in Europa, atterriamo nelle regioni più a nord con Scandinavian Manifesto, un progetto speciale dedicato alle migliori espressioni della nuova moda in Danimarca,
Svezia e Norvegia. Insieme ai colleghi di Revolver, salone danese concentrato sulle nuove tendenze, abbiamo lavorato per valorizzare non solo le collezioni di abbigliamento e accessori, ma anche il lifestyle scandinavo, una cultura che predilige un rapporto più armonico tra città e natura, che si impegna concretamente sulla sostenibilità investendo su tessuti innovativi, che sembra meno ossessionata dai tempi e dai diktat stilistici e di logo più tipicamente modaioli… Infine dall’Inghilterra ecco Craig Green, il guest designer di Pitti Uomo 94, uno dei fenomeni di maggior successo delle ultime stagioni. Nelle collezioni di Craig Green emergono molti dei fattori critici di successo per chi fa moda oggi e in particolare la capacità di innovare in modo anche radicale i codici dell’abbigliamento maschile, senza perdere mai di vista le dinamiche del mercato contemporaneo. Abbiamo seguito le evoluzioni del suo stile – che combina influenze dell’abbigliamento da lavoro (provenienti dai quartieri operai di Londra) e volumi futuristici, silhouette scultoree e aspetti funzionali – e lo abbiamo invitato a Pitti Uomo, dove, con l’aiuto di un artista, metterà in scena al Giardino di Boboli la moderna eleganza della sua visione.


Dall’apparire all’essere: così cambia l’abito maschile

Chi si ama mi segua: questo l’invito dello stilista bresciano al quale Pitti Immagine Uomo ha riservato uno spazio di grande visibilità nel Piano Inferiore del Padiglione Centrale

Maurizio Miri debutta a Pitti Immagine Uomo 94 con una collezione che decide di sovvertire lo stile dell’abito per uomo senza snaturarne la tradizione sartoriale. Chi si ama mi segua è quindi l’invito del designer bresciano che, utilizzando strumenti ad alto valore intrinseco, quali la giacca intelata e una scelta di tessuti top di gamma, aggiunge precise scelte di stile. Così l’abito non è più qualcosa di esterno da sé, ma qualcosa che appartiene già e che aiuta l’uomo contemporaneo ad amarsi di più. Dall’Apparire all’Essere: la moda maschile cambia mission. Maurizio Miri esprime il superamento del concetto di sartorialità, che oggi non può più costituire un alibi per l’assenza di ricerca nella moda maschile, ma deve configurarsi quale mezzo dinamico con cui raggiungere lo stile. Le nuove giacche si appropriano quindi della struttura tridimensionale del sartoriale, ma la piegano e l’ammorbidiscono in un gioco di contaminazioni dove il tessuto è scelto in funzione emozionale, per conferire ad ogni modello un’anima diversa, in grado di evocare immagini forti. Così i particolari finissaggi delle lane di Botto Giuseppe esprimono una finezza contemporanea, mentre dall›archivio di Ferla torna a nuova vita un falso unito in lana e seta. Con le trame 3D dei cotoni giapponesi proposti dalla Tessitura Ubertino la giacca si appropria di un’inedita tridimensionalità
materica. Al prestigio delle lane mohair di Vitale Barberis Canonico si aggiungono le lane finissime dei Fratelli Tallia di Delfino e le 130’s di Carlo Barbera. Con Ethomas lana e seta piedde-poule offrono un contributo alla sensibilità tattile più estrema. La proposta più “rock” della stagione, dove il tessuto si anima di motivi floreali damascati su cotone e lino, si configura nell’abbinamento della proposta del Lanificio Tessilstrona di Biella che, eccezionalmente, si abbina ad un esclusivo finissaggio che Maurizio Miri ha studiato con Intex. La giacca così figura estenuata e logora, come se avesse vissuto mille vite. Alla ricerca sfrenata dei tessuti e delle speciali lavorazioni, fa eco un’accurata costruzione degli accessori. Partendo dalla materia pura. I nuovi bottoni nascono da lava, pirite ed eosite, lavorati a mano con flessibile diamantato. All’opacità della serie minerale, si contrappone poi la leggerezza del bottone in filigrana d’ottone tinto con speciali galvaniche e già cifra distintiva delle collezioni di Maurizio Miri. Si aggiunge infine la nuova proposta in corno naturale con laserazione passante, per conferire luce e finezza al bottone-gioiello. La palette dei colori privilegia i toni insaturi, ma li mantiene intensi e netti. Tortora, vinaccia,  terra si alternano alla gamma dei verdi, giocati su tonalità scure, ai blu e alla proposta dei neri e dei grigi.


Da Hong Kong alla Toscana: Firenze diventa la capitale del lusso internazionale

Lo stilista conquista via Strozzi e veste le donne più belle del mondo

Dopo la recente apertura della boutique Ermanno Scervino ad Hong Kong nel prestigioso Ocean Centre Harbour City, e appenam poco prima nel Principato di Monaco analoga operazione di retail d’alta classe al Métropole Shopping Center in avenue des Spélungues, al centro del lusso mondiale, ecco scoccare l’ora dell’inaugurazione della nuova boutique del marchio fiorentino nella città dove è sbocciato e si è consolidato, in via Strozzi al 32 rosso, una posizione bella e invidiata, a metà di una delle strade più rappresentative per il fashion. Cocktail il 13 giugno dalle 18 e 30 in poi con tanti invitati, buyers, stampa e amici di città per brindare ai restauri e al nuovo volto della location che si trova in un negozio storico e vincolato (l’ex Neuber, tempi del classico e del lusso cittadino per tanti anni). Si brinda alla positività e all’energia del brand indipendente e in continua espansione che ha in Ermanno Scervino il direttore creativo e in Toni Scervino l’amministratore unico di un’impresa fondata da entrambi nel 2000 e trasformatasi in anni di lavorio serio e ambizioso da fiorentina a globale, con un fatturato che supera i 100 milioni di euro e un primato nell’export del 70%. Quarantanove boutique tra Italia, Far East, Russia, Europa, Middle East e America, e ora l’avverarsi di un sogno con questa terza boutique in meno di due mesi. Dopo aver organizzato il 16 aprile scorso la sfilata benefica a Palazzo Antinori per Corri la Vita Onlus, ecco che la Ermanno Scervino torna ad illuminare Firenze con questa inaugurazione nei giorni di Pitti Uomo. Forte del fatto di vestire le donne più belle del mondo. Delicate e sensuali come Nicole Kidman e Amal Clooney, donne di potere e di bellezza assoluta. Nicole in giacca di pelle rossa sulla copertina di uno degli ultimi numeri di “Time Magazine”, Amal con un tenero soprabito celeste per le strade di New York. Esempi perfetti di quanto il Made in Italy sinonimo di qualità, eccellenza e artigianalità pura, piaccia nel mondo. influencer famose! E per uno che ama il proprio lavoro come me – racconta Ermanno Scervino che all’ultimo Festival di Sanremo ha vestito in esclusiva Claudio Baglioni – questo è un grande riconoscimento, quello che ho sempre voluto. Queste donne tanto dive scelgono i miei abiti in totale libertà, eppure hanno a disposizione il meglio di tanti marchi. La cover di Time, poi, si è rivelata una magnifica sorpresa anche per me. La Kidman adora le mie giacche-bustier dall’anima couture, Amal sceglie spesso i miei abiti da sera”. Un successo che parte delle passerelle di Milano Moda Donna per le collezioni femminili, dalle presentazioni della moda uomo sempre a Milano nel luminoso ed elegante showroom di via Manzoni, dalle collezioni per bambine,
dal lancio del primo profumo atteso per settembre, e forse dal debutto presto di una linea Ermanno Scervino Home.
“In tre giorni dall’apertura a Montecarlo abbiamo fatto incassi pazzeschi e molto successo anche ad Hong Kong dove hanno imparato rapidamente a distinguere il vero made in Italy, fatto con l’arte delle nostre artigiane e dei nostri artigiani d’atelier – continua Ermanno Scervino – queste joint venture ci porteranno fortunae le posizioni pazzesche delle boutique ci premieranno. Le donne sono le stesse in tutto il mondo, il lunguaggio della moda è unico, Oggi la donna parigina o quella di New York, quella che abita a Tokyo o a Firenze,sono le stesse, un tacco e una giacca funzionano nel mondo. Anche perchè la voglia di bellezza non ha età, è un fatto di mentalità”. “Investiamo molto sulla formazione – racconta Toni Scervino, amministratore unico – e nella qualità delle mani che lavorano per noi. E siamo orgogliosi del nostro Made in Florence. Poi curiamo la promozione internazionale. Siamo premiati dalle nuove economie anche perchè quella clientela ha capito subito che certe cose le possiamo realizzare solo noi”. Così i computer lavorano insieme alle mani d’oro, l’istruzione delle giovani leve poggia sull’esperienza delle maestre d’atelier.


L’eredità di Faliero: quando il Made in Italy incontra la creatività

Le sciarpe di Monica Sarti racchiudono i segreti di famiglia e reinterpretano la tradizione

«Sono entrata nel posto giusto al momento giusto. Avevo voglia di sperimentare, di fare qualcosa di nuovo, che mi appartenesse. A 25 anni la giovinezza aiuta e coinvolge”. Eccola qui Monica Sarti, la regina delle sciarpe, l’imprenditrice che da un “ramo secco”dell’azienda del nonno Faliero Sarti ha creato un impero di eleganza, freschezza, diversità ed eccellenza. I suoi accessori sono diventati l’oggetto del desiderio di molte donne, sono l’esempio di come la creatività possa coniugarsi alla professionalità e a quel mondo artigiano che oggi è la carta vincente nel comparto moda.«Sono stata fortunata. Quando ho iniziato – racconta – non avevo l’ossessione dei prezzi, del mercato, della competitività. Avevo studiato all’estero, tornavo a casa dopo aver vissuto esperienze culturalmente diverse e mi sono divertita a giocare con quello che avevo: il mio gusto e le macchine  dell’azienda».Sono nate così le sue sciarpe innovative, fatte di tessuti reinterpretati, alleggeriti, svuotati di quelle fantasie e volumi che fino ad allora avevano caratterizzato questo accessorio. Monica Sarti si sente in qualche  modo l’erede del nonno Faliero. O quantomeno è consapevole di averne ereditato la genialità. «Quando lui creò l’azienda di tessuti nel 1948, in pieno Dopoguerra – ricorda –, ebbe la grande intuizione di proporre sul mercato qualcosa di diverso. Allora Prato era un polo di riciclaggio, di produzione di filati tratti da materie prime, ma appunto riciclate. Il nonno intuì che per lavorare meglio bisognava utilizzare fibre nuove, nobili, non cardate. E soprattutto colorate composte da materiali diversi. Erano gli anni quelli di Dior e Chanel a Parigi, della Sala Bianca di Pitti, dei Saloni di moda, delle sartorie. E lui, per risorgere dalle ceneri della guerra, si inventò i tessuti di tweed, i bouclé, gli spruzzati che venivano realizzati con le bombolette con cui si dà il rame alle viti…». Anni di ricerca, di passione, di sogni realizzabili. «Mi ricordo che avevo 14 anni e mio nonno stava ad ascoltarci: da grande voglio fare l’architetto, dicevamo. E lui: io l’ho fatto. Io invece voglio fare, che so? La ricercatrice. E lui: io l’ho fatto. E via di seguito. Voleva dirci che si può sognare, che si possono realizzare i nostri desideri se solo li inseguiamo. È questo ciò che mi ha lasciato: la consapevolezza che le passioni possono diventare realtà». E per Monica è stato così. Oggi le sue sciarpe di lino, seta, cachemire sono ricercatissime proprio perché mixano alla classicità e alla ricercatezza dei tessuti, ereditate nell’azienda del nonno, quel qualcosa di innovativo e giovane che solo l’attenta osservazione del mondo può ispirare. «La strada, l’arte, la cultura, internet e perfino la politica aiutano a creare» spiega la signora Sarti. «Un quadro rimane un punto costante nella vita delle persone, internet è la globalizzazione, la strada sono i giovani. E se riesci a interpretare i loro desideri, il loro modo di porsi e confrontarsi, il “gioco” è fatto. Perché saranno loro i nuovi consumatori e fruitori della moda». Giusto, un imprenditore deve sempre guardare al futuro. E proporre qualità. Non è un caso che le aziende italiane siano le più ricercate e qualificate del mondo. Ma accanto a questo ci vogliono bravura e radici. «Quando guardo i tessuti prodotti dal nonno, quelli conservati nell’archivio – dice – capisco quanta passione, calore, umanità traspirino e comunichino. Quando Prada o Chanel visitano la sala dove sono esposte quelle meraviglie conservate con una luce adatta per non alterare il tessuto, mi rendo conto del valore professionale e umano che mi hanno trasmesso». È questa la chiave del successo delle sciarpe Monica Sarti, di quel suo “oggetto intimo che avvolge il collo” e che restituisce un senso di “confortevole sensualità”. La nuova collezione punta sulla riscoperta del classico: tweed, lana, ciniglia, materiali reinterpretati per l’inverno; seta, cotone e colori sorbetto per l’estate. I giapponesi ne andranno pazzi.


Tutte le rotte dell’America

Il brand rende tributo al mondo dello sport: un’evoluzione coerente con la tradizione del marchio, portatore di un forte heritage in tutte le attività outdoor, sailing compreso

Lanima esploratrice e legata al viaggio, caposaldo del DNA di Woolrich, si sposta dai monti Appalachi, attraversa i deserti del Selvaggio West, per arrivare all’oceano. Le basi di partenza sono le performance dei tessuti tecnici e il workwear, quest’ultimo realizzato da Woolrich sin dal 1830, anno della sua fondazione, e reinterpretato con un taglio contemporaneo. Colori e volumi che guardano agli anni ottanta, la tecnologia è iper-futurista: Pro Ocean Carbon Jacket, infatti, si costruisce su una tela di Paclite, consistenza water-proof pensata da Goretex. Pesi minimi e massima resa, ha gilet removibile e resiste al vento. Il bicolor blu Klein e giallo, così come quello arancio e nero, danno colore alla vita in barca. I bomber si decorano con stampe nautiche, mentre la Sailing Jacket in verde marino e ghiaccio, è perfetta per la terraferma. Un guardaroba, quello off shore, che si affila nei volumi, e sposa la funzionalità, adottando capi reversibili, sotto giacche e bomber tinti in capo. La tavolozza cromatica ad hoc paga il dovuto tributo al workwear: le cromie neutrali, khaki e blu indigo, così come le stampe camouflage, arrivano infatti direttamente dagli archivi dello storico Mill in Pennsylvania. Il tema del travel contemporaneo si esprime in stampe floreali e camou sviluppate su tessuti ultraleggeri, in equilibrio tra tradizione e sperimentazione, e nell’uso di tessuti naturali e materiali leggerissimi ma altamente tecnologici per l’outerwear estivo. La collezione che non può fare a meno della maglieria, sofisticata nelle lavorazioni e street nella realizzazione: blouson in canvas dall’attitudine dégagé, polo con zip e maglioni dal collo a scialle, così come felpe in jersey di cotone in color block e t-shirt con maxi logo si indossano con chino in tele di cotone ruvido e pantaloni in triacetato. Gli anni ottanta si fanno strada anche sullo chevron, onde che decorano le Sundance Hooded Jacket. Il sottotesto emerge negli accessori: dalle duffle bag perfette per il mare ai backpack e marsupi perfetti per la vita in città. Uno spirito sposato anche da Jeff Griffin, che per l’estate firma il suo secondo capitolo insieme a Woolrich. Il marchio, con sede operativa nell’eco retreat sulla costa Atlantica Loveland Farm, sublima così in questa collezione composta da capi unisex e reversibili l’anima di Woolrich, capace di superare stagioni e intemperie con pesi piuma e tecnologia distillata ad arte. Focus di collezione il Fish Tail Parka, giacca tre in uno, ispirata all’iconico US M51 parka, modello militare sviluppato nel 1951. Realizzato in un ripstop utilizzato dall’esercito inglese, dove la parte esterna ingigantisce i quadri del Buffalo Check o enfatizza colori intensi quali blu oltremare, mentre quella interna si decora con una stampa camouflage digitale. Completano la collezione la Light Weigh Down Jacket, capo ultraleggero con maniche removibili ed ispirato alla famiglia dei Teton di Woolrich, e laLoveland Reversible, moderno e tecnico mountain parka che presenta undici tasche e cappuccio nascosto nella zip, realizzata con tessuto impermeabile, traspirante, senza tempo e saldamente ancorata nella contemporaneità.

2018-06-08T08:14:21+00:0007 giugno 2018|Moda|