Nel giardino incantato di Gucci

Due nuove sale per la Garden Gall

Torna a fiorire il Gucci Garden e in particolare la sua fantastica Gucci Garden Galleria, molto più di un museo aziendale perchè proprio il cuore pulsante del brand nel portafoglio del Gruppo Kering che poggia come nessun altro marchio del lusso sul tandem tradizione ed heritage con contemporaneo e visione del futuro. Come nella moda di Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci dal gennaio 2015 artefice del prepotente rilancio insieme al presidente e ceo Marco Bizzarri, anche nella cultura del proprio passato la maison fiorentina riesce a dare il meglio di sé. Così sempre sotto la direzione di Maria Luisa Frisa, critico d’arte e curatore della Guccia Garden Galleria, verranno inaugurate nel primo giorno di Pitti Uomo, il 12 giugno prossimo, due nuove sale, ancora completamente top secret ma che si annunciano rivoluzionarie e stimolanti per la rappresentazione visiva ed emozionale della Moda. Un modo intelligente per raccontare una storia aziendale che data dal 1921 e per stare vicino ai clienti di ieri, di oggi e di domani, un modo per tramandare valori di bellezza ed altissimo artigianato che hanno trovato recentemente impulso e straordianario scenario nel Guccu Art-Lab di Scandicci dove lavorano, ai solo prototipi, 800 persone. Il luogo di per sé è già meraviglioso ed unico: il Palazzo della Mercanzia costruito nel 1337 su Piazza della Signoria, sede del Tribunale delle Arti medievali come testimoniano gli stemmi originali all’interno del Gucci Garden. Qui nel 2011 fu ideato il Gucci Museo che ora Alessandro Michele ha completamente rifondato, reinventandolo come spazio vivente, collaborativo e creativo nel quale si esprime il carattere in perenne evoluzione e la filosofia della Maison. Che più vincente di così, per l’eccezionalità delle vendite e l’immensità dell’appeal, non potrebbe essere. Bastano i 6 miliardi e 200.000 euro del fatturato 2017 per capire di cosa stiamo parlando. Basta ricordare lo strepitoso evento di Arles, recentissimo, dove nella necropoli romana di Alyscamps ha sfilato la collezione Gucci Cruise davanti agli occhi di 400 privilegiati ospiti, tra cui Christian Lacroix e Elton Johm. Quest’ultimo alla fine del defilè ha dedicato “all’amico Alessandro” un memorabile concerto privato. “Questo è un omaggio a Firenze – ha detto per l’inaugurazione a gennaio scorso Alesandro Michele – il Gucci Garden esprime la passione per il lavoro manuale e l’artigianato che rievoca le origini  mercantili del palazzo e la storia di eccellenza artigiana della Maison”. Spettacolari il primo e secondo piano dedicati alla Gucci Garden Galleria, non una semplice e piatta esposizione dell’Archivio ma un incontro/scontro tra passato e presente, sotto i lavori di artisti contemporanei come Jayde Fish, Trevor Andrew e Coco Capitan: vetrine immaginifiche con abiti vintage e quelli di oggi a confronto, le creazioni di Tom Ford, Frida Giannini e Alessandro Michele, tra abiti da sera e pellicce insuperabili, che “parlano” coi foulard Gucci Flora del 1966. Per questa inedita e sorprendente operazione culturale Alessandro Michele ha chiamato Maria Luisa Frisa, curatrice di questi spazi, critico e fashion curator, direttore del Corso di Laurea in Design della Moda e Arti multimediali all’università IUA V di Venezia.
“Ho cominciato ad interessarmi alla storia di Gucci da quando Alessandro Michele è diventato direttore creativo – racconta Maria Luisa Frisa – e mi interessa molto il lavoro della sua testa”. Ora alle sei stanze, quasi un laboratorio in continuo divenire, dai nomi sognanti come Guccification (e qui spicca l’abito ispirato al fascino della donna più bella del Rinascimento, Simonetta Vespucci, omaggiata da Michele nella sfilata Gucci Cruise alla Galleria Palatina nel maggio 2017), Paraphernalia, Cosmorama, Cinena da Camera (per 30 posti), e al secondo piano De Rerum Natura, Ephemera, si aggiungono due nuove sale.


A Firenze inaugura il primo monomarca

In occasioni di Pitti, il brand aprirà la sua boutique presentando la nuova collezione dedicata all’elegante universo maschile

L’azienda toscana Bianchi e Nardi durante la manifestazione del 94esimo Pitti Uomo, inaugurerà il primo monomarca a Firenze presentando la nuova collezione dedicata all’elegante universo maschile. Forme rigorose, dal design essenziale, pratiche e funzionali per un perfetto businessman che ama i pellami pregiati e la cura dei dettagli.
L’immancabile coccodrillo, nella versione opaco morbido, veste una preziosa doctor-bag da portare a mano o con tracolla regolabile, staccabile; la chiusura lampo a doppio scorrimento, nascosta dall’elmetta sagomata, permette un’agevole apertura verso l’interno che svela uno scomparto porta pc ed altre tasche. Le minuterie metalliche invece sono realizzate ad hoc e richiamano la forma del logo. A questo nobile materiale si affiancano in una vasta gamma lo struzzo ed un morbidissimo cervo. Una menzione speciale va alla “concia vegetale” in linea con la tematica dell’eco-sostenibilità, dedicata in collezione al pitone e al coccodrillo, in 3 colori naturali. Oltre a questo modello in collezione sono presenti una briefcase, una messenger e articoli di piccola pelletteria tutti dedicati all’uomo. L’estrema cura per i dettagli è il vero segreto della maison. Le tecniche con cui vengono trattati i pellami pregiati, coccodrilli struzzi e pitoni, sono esclusive e volte alla ricerca della perfezione in ogni dettaglio. Da sempre, infatti, la lavorazione della pelle rappresenta una delle pietre miliari della maison e, in particolare, uno dei segreti tramandati da ben tre generazioni riguarda la “lucentezza” che viene donata alla pelle di coccodrillo, grazie a un procedimento detto “agatatura”. L’azione della pietra d’agata, abilmente controllata da un maestro artigiano, conferisce lucentezza. L’azienda è sempre stata famosa per questa tecnica di lavorazione del coccodrillo unica nel suo genere. Il risultato è una pelle splendente, capace di conquistare il pubblico al primo sguardo.


Il meglio del Made in Italy in un unico negozio

Aprirà il 13 giugno, in Via delle Belledonne, il primo multi-brand store nato da un’idea di Eduardo Wongvalle e Stefano Valori

La moda, come l’arte, racconta momenti storici e descrive il periodo in cui viviamo. Negli anni ‘60 è accaduto che, mentre la Pop Art influenzava la nascita di nuove idee sperimentali, allo stesso modo l’Optical Art contaminava la moda. L’architettura gotica molto tempo prima aveva avuto la sua Pop Art in meravigliose creazioni come la Basilica di Santa Maria Novella o il Duomo di Siena con giochi cromatici che lasciano lo spettatore senza fiato. Questo il concept dello studio fiorentino Matteo Baroni Architetto + Sara Casati che ha interpretato idee e concetti dello stilista Eduardo Wongvalle per realizzare, a Firenze, il primo multi-brand Store. Via delle Belledonne la location voluta fortemente dai due soci, Eduardo Wongvalle e Stefano Valori, la strada che collega il salotto della moda fiorentina alla Basilica di Santa Maria Novella in una linea ideale tra moda e arte.

Stefano Valori, qual è la filosofia che anima questo super store?

La filosofia di questo multibrand è quella di riportare in una città internazionale come Firenze, ormai dedicata solo ai monomarca, la voglia di entrare in uno spazio dove puoi trovare un mix di prodotti, nuovi designer, in particolare
Made in Italy, per un pubblico internazionale e fiorentino.

Da dove nasce il progetto?

Il progetto nasce con Eduardo Wongvalle che è stato, ed è, designer di borse per gruppi noti come Bottega Veneta, Dior, Loro Piana e Bulgari e con me, Product Manager per Versatile, Borbonese, Daks London perché volevamo creare un negozio dove si potesse respirare libertà di scelta. La location è stata corteggiata a lungo perché ci siamo innamorati di questa location, le scuderie Antinori proprio dietro il salotto buono di Via Tornabuoni, da anni lasciata a se stesso.

Che brand ci saranno?

Abbiamo pensato, prima di tutto, di rappresentare il Made in Italy in modo che gli stranieri possano trovare qualcosa di veramente italiano. Le collezioni uomo e donna contempleranno anche agli accessori. Qualche nome: Massimo Alba, Ermanno Scervino Leisure, nuova linea del gruppo, Duvet, le sciarpe di Dianora Salviati, il loden rivisto Lodental e i Bijou di Bernard Delletrez; e, ancora, i profumi Eau D’Italie della famiglia dell’Hotel Sirenuse, Giamba (la seconda linea di Giambattista Valli), l’impermeabile Empolese Landi, il profumo Soul Couture, le borse di Tissa Fontaneda oltre, naturalmente, alle borse Eduardo Wongvalle, gli abiti in maglia di Antonino Valenti e molto altro ancora.

Sappiamo che ci sarà anche uno spazio floreale…

Dopo aver fatto visionare la location ai nostri amici Sebastian e Frank di Sebastian Flowers che avevano uno spazio all’hotel Savoy, abbiamo deciso che sarebbero diventati il nostro corner di fiori all’interno dello store, in quanto grandi estimatori di ciò che è stato realizzato al Savoy e all’Hotel de Russie a Roma. Riteniamo molto interessante il fatto di avere un spazio dove le donna possono acquistare anche un mazzo di fiori per la casa. Inoltre, abbiamo fatto realizzare anche il nostro profumo e candela Wongavalle.