L’EDITORIALE

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L’EDITORIALE

Pitti Edizione numero 95
Non chiamatela fiera

Una kermesse profondamente culturale con numeri importanti e
una città che si trasforma in vero e proprio brand internazionale

di Francesco Carrassi
Direttore de La Nazione

Diamo il nostro benvenuto alla nuova edizione di Pitti Uomo, la numero 95, che concentra alla Fortezza da Basso di Firenze, il meglio del fashion & style nel mondo della moda maschile. Purtroppo anche alla vigilia di questo nuovo appuntamento globale, davvero senza frontiere anche mentali, dobbiamo registrare come il mondo imprenditoriale e il mondo della politica corrano paralleli senza trovare i necessari punti di contatto. Le imprese si rimboccano le maniche e fanno, innovano e interpretano, anticipandoli, i gusti del mercato. Investono e sudano guardando a mercati sempre più competitivi e cannibalizzati da chi opera senza regole e senza scrupoli. Insomma le aziende ci sono e vogliono contare. Lontano il mondo della politica che più del fare fa lievitare i dubbi. Decisionismo in naftalina, incertezze elevate alla massima potenza. E così ne soffre è il territorio e chi vuole investire. I numeri anche di questa edizione di Pitti che va ad aprirsi sono significativi con 1.230 marchi in vetrina di cui 542 esteri. Attesi tra buyer e visitatori 36.000 persone; oltre 25.000 i compratori all’ultima edizione invernale. Il mercato è prolifico: va dal Giappone alla Turchia, dalla Cina alla Francia, dalla Corea agli Stati Uniti, dalla Russia al Belgio. La Fortezza diventa poliedrica con 13 sezioni dedicate alla moda uomo. Insomma dinamismo e idee in circolo. La risposta dalla stanza dei bottoni politica? Stallo. Un limbo dannoso in cui le infrastrutture in primo luogo soffrono eccome. La Toscana, per come è considerata a Roma, rischia di non essere più una delle locomotive dell’economia italiana. E non facciamo solo riferimento alla novella dello stento dello sviluppo aeroportuale, ma anche alle tante opere sospese.

«Un territorio senza industria è un territorio destinato al declino e, oggi, in Toscana ci sono ancora, purtroppo, troppi nodi infrastrutturali da sciogliere: dall’aeroporto di Firenze, alla Tirrenica, alle infrastrutture portuali, alla grande tema dello smaltimento dei rifiuti» hanno detto all’indomani della recente ‘rivolta’ di Torino gli industriali toscani. Ebbene è proprio così. Senza decisioni, la Toscana si ripiega su se stessa nonostante il coraggio e la genialità dimostrati da tanti imprenditori, in primis quelli che espongono a Pitti Uomo, in nome del Made in Italy.

2019-01-09T11:28:45+00:0009 Gennaio 2019|Moda|