Sogno Nerazzurro

Andrea Abodi

Pisa, esempio virtuoso «Riscrivere le regole»

‘Nuove proprietà’, l’ex presidente della Lega invoca la stesura di un regolamento

di GABRIELE MASIERO

«QUELLO delle nuove proprietà è a mio avviso un tema ormai ineludibile per il calcio italiano. Occorre scrivere un nuovo quadro di norme per scongiurare il rischio che i nuovi ingressi arrivino solo in fase di curatela con conseguenti danni per la collettività perché così si salvaguardano solo i debiti sportivi». L’ex presidente della Lega di B, Andrea Abodi, sceglie La Nazione, per rivendicare la battaglia che ha condotto, anche dentro il calcio italiano, nelle operazioni di salvataggio di Pisa e Latina. «Ma il tema è generale – precisa – e riguarda tutto il sistema, non i singoli casi. Altrimenti si perderebbe la prospettiva. E invece in gioco c’è la credibilità del calcio italiano. E una nuova piattaforma di regole è necessaria».

Non a caso questa era sostanzialmente la sua piattaforma nella corsa alla presidenza della Figc. «Il nostro Paese, e quindi anche il nostro sport, deve cambiare la sua impostazione culturale. Limitare gli effetti delle logiche di breve periodo e ragionare con una prospettiva più ampia, che favorisca un rinnovamento generale, privilegi la prioritaria tutela degli interessi generali e garantisca la sostenibilità del sistema».

Faccia qualche esempio. «Bisogna mettere mano ai regolamenti per incentivare gli imprenditori seri a entrare per portare in bonis una società in prefallimento, senza aspettare che il club entri nella fase della curatela. Evitare insomma quelle che, per usare termini un po’ pratici, suonano come speculazioni più che veri e propri investimenti. Chi subentra mostrando adeguata reputazione personale e solidità finanziaria capace di azzerare tutti i debiti e ripartire nel giro di poche ore, come è avvenuto ad esempio al Pisa, deve essere percepito come un’opportunità virtuosa per il sistema, contribuendo anche ad assicurare la regolarità dei campionati. Stesso discorso vale per il Cesena che, in condizioni diverse, sta tentando questa operazione di ‘messa in sicurezza’, con un significativo piano di rateizzazione dell’ingente debito prodotto dalla precedente proprietà nei confronti dell’erario, impegno che merita rispetto. Allo stesso tempo occorrono regole sempre più stringenti al momento delle iscrizioni ai campionati e qui la prospettiva deve allargarsi, perché spesso esse sono determinate dai successi di un campionato, invece il risultato sportivo può essere negativo, ma non sarà un dramma se alle spalle c’è un club solido che sa programmare il suo futuro».

In questo quadro, il calcio italiano rischia di vivere un’altra estate di incertezze. «Per questo dico che è necessario riscrivere le norme, assicurando il giusto equilibrio tra chi rispetta le regole e chi è pronto a investire nel calcio garantendo solidità finanziaria non solo nella situazione contingente, ma anche in prospettiva. E’ su questo aspetto che il calcio italiano si gioca la sua credibilità e il rilancio futuro di tutto il sistema».

Il Pisa, da questo punto di vista, rischia il paradosso di perdere sul campo una categoria, anche e soprattutto per la gestione dissennata della precedente proprietà, e di non poter concorrere a eventuali ripescaggi nonostante la solidità finanziaria del nuovo club. «E’ il quadro normativo cui facevo riferimento in apertura. In questo modo non si incentiva l’ingresso di chi preferisce investire e ragionare su base industriale, ma si rischia di lasciare spazio a chi invece scommette solo sull’esito di una stagione sportiva per capire se può o meno andare avanti».

 

2017-04-27T12:19:27+00:00